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La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza comunica che, nell'ambito di un' attività di indagine in materia di delitti perpetrati da pubblici dipendenti contro la pubblica Amministrazione, ha dato esecuzione, con la collaborazione della Sezione di P.G. - Aliquota Guardia di Finanza, ad un'ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali nei confronti di un funzionario dell'Agenzia delle Entrate, addetto al reparto di gestione Banche dati e Servizi Catastali dell'Ufficio Provinciale Territorio di Potenza, con mansioni di accettazione e registrazione di domande di voltura.

Il dipendente pubblico, tratto agli arresti domiciliari, si sarebbe illecitamente appropriato di denaro pubblico costituito dalle somme di denaro riscosse dagli utenti del servizio, quali tributi e bolli per la registrazione di volture catastali, in relazione a 95 domande, per una somma complessiva di circa 14.000,00 euro.

Dal compendio indiziario acquisito, secondo gli inquirenti sarebbe emerso un consolidato sistema che, nel corso di un anno e mezzo circa, avrebbe portato il funzionario a sottrarre sistematicamente, ogni giorno, piccole somme di denaro, che gli utenti versavano alle casse della P.A. in relazione alle pratiche burocratiche di voltura catastale. Il complesso ed articolato modus operandi dell'indagato, avrebbe permesso allo stesso di incassare una vera e propria "retribuzione mensile". Nella fattispecie, il dipendente dell'Agenzia delle Entrate, in qualità di operatore della Banca dati dei Servizi catastali, avrebbe attestato falsamente, nel sistema informatico dell'amministrazione finanziaria, che le richieste di voltura fossero state presentate presso un altro ufficio provinciale e le relative imposte ivi assolte, rilasciando poi, ai contribuenti false ricevute di versamento. L'anomala gestione delle pratiche non sarebbe, invero, passata inosservata ai vertici dell' Agenzia che, dopo aver rilevato l'assenza della relativa documentazione cartacea, che sarebbe stata soppressa dall'operatore per non lasciare alcun riscontro agli atti del proprio ufficio, avevano inviato l'idonea segnalazione alla Procura della Repubblica, da cui partivano le indagini.