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A seguito di indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Potenza e condotte da personale della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, in data odierna è stata data esecuzione ad un'ordinanza applicativa di 16 misure cautelari personali (11 arresti, fra domiciliari e carcere; 5 obbligo quotidiano di presentazione alla p.a.) disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Potenza .

I reati rispettivamente contestati sono quelli previsti dagli artt. 73 e 74 D.P.R. n. 309/90 e sarebbero stati commessi tra il 2012 e il 2015.

L'ordinanza cautelare rappresenta l'epilogo di una complessa attività d 'indagine condotta dalla Squadra Mobile (Sezione Antidroga) della Questura di Potenza e dal GICO (Sezione GOA) della Guardia di Finanza di Potenza (intercettazioni telefoniche ed ambientali; tabulati telefonici; servizi di pedinamento ed osservazione; sequestri di stupefacente e denaro; analisi chimiche; dichiarazioni di testimoni); attività compendiata nella richiesta della D.D.A., che ha consentito di delineare un quadro indiziario che gli inquirenti ritengono di indubbia gravità, preoccupante ed allarmante allo stesso tempo, e che avrebbe disvelato l'operatività nella provincia di Potenza di un sodalizio criminoso che avrebbe mostrato una significativa capacità organizzativa, con un'attenta distribuzione di compiti ed un'apprezzabile efficienza.

L'avvio dell'indagine si deve ad alcune risultanze investigative evidenziatesi nel corso di altre e precedenti attività svolte sul fronte del contrasto agli stupefacenti, risalenti al 2012 e che hanno portato gli inquirenti a ritenere, in particolare, come alcuni soggetti allora indagati fossero “ad un livello delinquenziale superiore rispetto ad altri” e fossero associati nel commettere delitti della stessa specie, “sia per la frenetica attività di spaccio, sia per i personaggi a cui facevano capo”.

Si è aperto così un presunto scenario molto ampio, riferisce il Procuratore Gay in un comunicato stampa, che sarebbe costituito da ramificati traffici di sostanze stupefacenti riconducibili a due gruppi criminali operanti a Potenza e Cerignola (Fg), uniti da intrecciati meccanismi di fornitura e di approvvigionamento.

Gli indagati principali avrebbero dimostrato di essere pienamente consapevoli di operare nell'ambito di un'unica associazione, contribuendo in modo durevole e costante al suo mantenimento, ovvero al raggiungimento del fine comune: mantenere in vita la linea di smercio, attraverso la regolare cadenza degli acquisti di stupefacente da parte del gruppo di potentini, così traendone "tutti" il massimo del profitto.

Le numerose conversazioni captate avrebbero confermato le singole iniziative delittuose (le ipotesi di reato contestate risultano in totale 349, per altrettanti episodi di vendita/acquisto/cessione di droghe, cui si aggiungerebbero soltanto pochi episodi legati ad estorsioni finalizzate al recupero dei crediti ed armi) sarebbero state realizzate di volta in volta attraverso il coinvolgimento di una vasta platea di soggetti (in totale gli indagati risultano 54), con una ben precisa ripartizione di compiti e di ruoli.

La base operativa nella quale gli odierni destinatari di misura s'incontravano per discutere e preparare la commissione dei vari reati avrebbe avuto sede a Potenza, in particolare presso le abitazioni di due degli indagati agli arresti. . Ed è a questi ultimi che, secondo gli inquirenti, sarebbe da ricondursi la febbrile attività di acquisto e cessione a terzi degli stupefacenti, attraverso la trasmissione di ordini ed informazioni coperte e garantite dall'utilizzo di un comune linguaggio criptico (riferimenti in codice non solo alla tipologia e quantità della sostanza, ma anche al personale delle FF.OO.), e l'osservanza di precise regole di condotta, che i due suddetti presunti affiliati si sarebbero impegnati a far rispettare.

Così nella programmazione dei viaggi verso Cerignola, oltre che porre particolare attenzione e cautela nell'uso e scelta del mezzo di trasporto da impiegare, privilegiando autovetture di soggetti non associati per non destare l'attenzione delle Forze di Polizia, e ricorrendo pure ad un sistema di "staffetta" (attraverso una prima autovettura fatta seguire da una seconda utilizzata per il trasporto della droga), si sarebbe badato –secondo gli inquirenti- pure ad organizzare un adeguato servizio di "vedette" in occasione del rientro a Potenza, per segnalare subito l 'eventuale arrivo delle forze dell'ordine.

I presunti associati avrebbero pure la fase del taglio della droga, allo scopo di incrementare notevolmente il quantitativo di stupefacente da vendere (il più delle volte nei pressi delle loro abitazioni) ed i relativi guadagni.

Anche verso la regione Campania si sarebbero contati numerosi viaggi, effettuati principalmente dai presunti capi dell'associazione, che lì si sarebbero recati, e precisamente nel noto "Rione Traiano" di Napoli, quartiere Soccavo, per incontrarsi con alcuni membri di una nota famiglia locale.

E d'altra parte a gravare sul conto di uno dei principali indagati (ora agli arresti), vi sarebbero anche e le dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia.

Il gruppo di potentini, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto molto affidamento su una indagata, che avrebbe contato ottime referenze presso il presunto sodalizio criminoso di Cerignola (FG), dal quale sarebbero provenute nel tempo le più significative partite di stupefacente. Tali rapporti avrebbero garantito all'organizzazione potentina una sicura fonte di approvvigionamento di sostanza stupefacente, al punto da far assumere anche ai rifornitori pugliesi la veste di stabili associati della medesima compagine criminosa ipotizzata dalle indagini.

In alcune occasioni gli stessi pusher residenti a Cerignola (FG) si sarebbero recati nel capoluogo potentino per approvvigionare il gruppo di sostanza stupefacente o per recuperare il denaro.

A rendersi partecipi al presunto sodalizio criminoso, acquisendo man mano importanza, sarebbero stati pure altri indagati, anche potentini, che avrebberoassunto svariate mansioni, offrendo un valido contributo sia in occasione dei viaggi verso Cerignola che nelle successive fasi di vendita della sostanza, fino a fungere da "guardaspalle" di uno degli arrestati nella risoluzione di problematiche affrontate con terzi soggetti.

Ad emergere nel corso delle attività sono state però pure pusher di "piazza" di prima linea, che rifornendosi dal gruppo potentino avrebbe immesso la sostanza stupefacente in località Picerno (PZ), avvalendosi in ciò anche di altri soggetti, con i quali avrebbe instaurato un canale di smercio di eroina col capoluogo partenopeo; ancora una figura di spicco del panorama criminoso del melfese, che avrebbe a sua volta rifornito di sostanze stupefacenti uno degli arrestati –e che avrebbe consumato in danno di quest'ultimo pure condotte di estorsione finalizzate al recupero dei crediti;

Da evidenziare infine, secondo gli inquirenti, la circostanza della disponibilità di armi, anche clandestine; disponibilità resa manifesta anche da un sequestro operato nei confronti di uno degli arrestati.

Nel corso dell'attività sarebbero stati individuati più di centottanta acquirenti, una buona parte dei quali avrebbe riferito in ordine ad altri numerosi episodi di cessione che hanno così ulteriormente alimentato le ipotesi contestate. La restante parte avrebbe invece deciso di rendere dichiarazioni false e/o reticenti, rendendosi così responsabile di favoreggiamento personale.

Tanto si apprende da un comunicato stampa del procuratore Gay.

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