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di Walter De Stradis

 

 

 

«Gae Aulenti era un tipo di persona talmente libera e indipendente, che avrebbe trovato divertente l’idea che qualcuno potesse protestare contro una piazza ideata da lei!».

E se lo dice l’autorevole scrittrice e giornalista Annarita Briganti, che l’illustre architetta (scomparsa a Milano nel 2012) l’ha studiata (e amata) a fondo, c’è da crederci.

Napoletana (ma il nonno era lucano), residente a Milano, collaboratrice di Repubblica e di Donna Moderna, opinionista tv nei programmi Mediaset, mercoledì scorso Briganti ha presentato il suo libro (“Gae Aulenti – Riflessioni e pensieri sull’Architetto Geniale”, Cairo Editore) qui a Potenza, nell’ambito della Notte Bianca del Libro Festival, in un incontro moderato da Rosa Santarsiero, con interventi di Carla Sabia e Marisa Santopietro.

L’occasione si è rivelata dunque ghiotta per discutere con l’autrice di quello che è stato uno degli ultimi lavori progettati (insieme a un più ampio team) da Gae Aulenti: proprio la nostra Piazza Prefettura. Com’è noto, il nuovo look, e soprattutto i “pali” metallici che lo caratterizzano, furono oggetto di critiche che definire aspre è un eufemismo, tant’è che in occasione del Concertone Rai di Capodanno di qualche anno fa, quando queste furono momentaneamente divelte, più di qualcuno in città sperò si trattasse di un “regalo di Natale” definitivo.

d - A Potenza tutti conoscono Gae Aulenti (anche in virtù delle feroci polemiche che ci sono state) esclusivamente come colei che ha “disegnato” il volto che Piazza Prefettura ha da una decina d’anni a questa parte. Tuttavia, questo importante personaggio rimane comunque un “oggetto misterioso” per gran parte dei cittadini.

r - La mia è la prima biografia in assoluto su di lei, ma mi preme subito risolvere il “referendum” sui “pali” della Piazza: io li amo. Mi è stato raccontato che in città c’è stata una sorta di divisione interna…

d - …a dir poco: fu allestito addirittura un comitato…

r - …appunto, perciò, vi prego, come ho già avuto modo di dire nel corso della presentazione del mio libro, qualora vi fosse una manifestazione contro i “pali”, chiamatemi subito, perché io verrò a manifestare a loro favore. La vostra è una piazza bellissima, speciale, unica, come non ce ne sono nel resto dell’Italia. D’altronde Gae Aulenti faceva esclusivamente interventi che a suo modo di vedere si armonizzavano con il territorio, pertanto vi invito a fidarvi della sua visione, perché non potrete più farne a meno.

d - Quindi lo stile della piazza, con tanto di pali, è tipico di Aulenti? Lo si può ritrovare in altre opere in giro per l’Italia?

 

 

 

 

annarita_briganti.jpgr - Bah, io ho la fortuna di girare l’Italia e di venire spesso qui a Potenza in occasione di questo Festival del libro (per il quale ringrazio Paolo e Simona). Ne approfitto per dire che l’Italia dei Libri è molto lunga (Milano, Tornino, Napoli…), ma quando vengo qui coi miei lavori, scopro sempre nuovi angoli della città. Ed è stato davvero bellissimo scoprire una piazza ideata da una donna, che oltretutto rappresenta un “unicum” tra le sue creazioni. Infatti l’Aulenti, pur avendo degli elementi ricorrenti (qual è sicuramente il “colonnato”), ha fatto un progetto specifico per QUESTO territorio; pertanto, come dicevo, io questa piazza me la terrei stretta, e presentare il mio libro solo a pochi metri (nel cortile della Provincia di Potenza – ndr) è stato davvero emozionante.

d - Tuttavia nel corso della presentazione lei stessa ha affermato che i lavori di Gae Aulenti erano spesso oggetto di polemiche.

r - Sempre. Qualsiasi cosa facesse. A riguardo, le do due risposte sintetiche. La prima (ed è anche una provocazione) è questa: Aulenti era una donna in un mondo che allora era ancora più maschile –se non proprio maschilista- di adesso; di conseguenza, il fatto che molti concorsi internazionali, molti prestigiosi lavori che tutti avrebbero voluto fare (penso al museo d’Orsay a Parigi, ad esempio) andassero a lei, era causa di critiche pretestuose e ingenerose. E questo, spiace dirlo, accade ancora oggi: se tu donna ti esprimi, vuoi fare carriera, non hai paura, e accetti il confronto, comunque spesso e volentieri sei oggetto di critiche pretestuose. E dell’odio sui social non ne parliamo proprio (né tantomeno dell’argomento violenza sulle donne, un campo ancora più atroce). Seconda risposta: quella di Aulenti era Avanguardia, pertanto lei vedeva le cose “prima”, per l’appunto. Prenda questa Piazza che ora noi chiamiamo “dei pali”: vista ora, è una performance della Biennale, è un’istallazione, un’opera d’arte. Se voi andate alla Biennale trovate QUESTO tipo di cose (che io amo). Ecco quindi che Aulenti guardava in avanti, di dieci, vent’anni, addirittura di generazioni, ma poi il tempo le ha SEMPRE dato ragione

d - Quindi Secondo lei verrà il tempo in cui la maggior parte dei potentini apprezzerà la bellezza di Piazza Prefettura (magari una volta definitivamente smaltita la delusione di non potervi più parcheggiare).

r - A me sembra incredibile non riconoscerne la bellezza. E guardi che è importante parlarne, perché il contesto in cui viviamo determina il nostro stile di vita: se viviamo nel bello siamo più felici, al contrario di ciò che accade creando “ghetti” (si veda ciò che succede in Francia) che a loro volta portano solamente drammi, violenza e distruzione. Ne consegue, che se Potenza ha l’opera di una grande artista -qual è Gae Aulenti- dev’essere per forza un elemento di bellezza, di amore. E se vuole anche di ripartenza, onde poter continuare ad amare questa città, anche attraverso altri, ulteriori registri. E’ un grande vantaggio poter essere a contatto –tutti i giorni e gratuitamente- con un’opera di un grande artista, motivo per cui io sono fiduciosa. Ma mi lasci dire comunque che l’idea che qualcuno abbia (o pensi di farlo) “manifestato” contro “i pali”, la trovo surrealista, pertanto non posso non adorarla, pur non trovandomi d’accordo.

d - Potenza da qualche tempo è diventata città “cinematografica”: c’è stato il film di Aleandri con Ambra Angiolini (“La notte più lunga dell’anno”) e qui è stata girata, ovviamente, anche la serie su Elisa Claps…

r - …sì, una storia terribile, che purtroppo non ci ha insegnato niente…

d - …il regista Aleandri disse che lo aveva colpito proprio l’aspetto un po’ “noir” della città. A lei cosa piace (o non piace) di Potenza (Piazza Prefettura a parte)?

r - A me piacciono molto i climi freddi, nord-europei, e in questo, Potenza –al di là della sua posizione geografica- può darmi molte soddisfazioni. E poi a me queste atmosfere un po’ da “camera chiusa” non dispiacciono. E non so se qui ho visto più il “noir” o la provincia, ma i meccanismi della provincia, il fatto che qui tutti -probabilmente- sapete tutto di tutti, mi intrigano moltissimo.

d - Sta dicendo che le piace il provincialismo?

r - No, non lo intendo nella sua accezione negativa (io stessa sono di Napoli, città che è comunque “ai confini dell’Impero”). Mi piace l’idea di una società che sa tutto di tutti, ma non sui social, bensì nella realtà vera. Io stessa vorrei sapere tutto di voi, e certamente lo metterei nei miei libri. Per questo sarebbe pericoloso se restassi qui! E comunque, se dovessi scegliere tra il modello un po’ basso è un po’ cafone dei social e il provincialismo, beh, sceglierei il provincialismo tutta la vita!

d - Da visitatrice, se potesse prendere il nostro sindaco sottobraccio, cosa gli direbbe?

r - Di fare attenzione soprattutto alle disuguaglianze sociali. Da uno studio di cui mi sono occupata, so che Potenza è una delle città in cui il costo della vita è aumentato di meno; e nell’ambito di questa grande crisi che c’è in Italia (siamo agli ultimi posti in Europa praticamente su tutto!), con tanta gente che non può andare in vacanza perché non ha soldi, tutto questo è senz’altro un bene. Ma sicuramente anche qui esistono le disuguaglianze sociali: una forbice che in Italia si sta sempre più allargando (io purtroppo a Milano godo di un osservatorio privilegiato). Pertanto, direi al vostro sindaco di occuparsi non tanto di chi ha già, ma soprattutto di coloro che hanno bisogno di tutto o che non ce la fanno ad arrivare a fine mese.