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di Walter De Stradis

 

Ha scritto una “circolare” ai confratelli massoni di tutta Italia, invitandoli a restare moralmente uniti e a seguire le prescrizioni contenute nei decreti del Governo e della autorità locali. Ha annunciato, contestualmente, che fino al 3 aprile (per il momento) sono state sospese tutte le attività rituali nelle varie logge sparse sul territorio, compreso il grande meeting (la “Gran Loggia”), che da vent’anni si tiene annualmente a Rimini.

Stefano Bisi, 62enne giornalista originario di Siena, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, dal 2014 è il “Gran Maestro” del Grande Oriente d’Italia. In poche parole, è alla guida della più antica, importante e nutrita obbedienza massonica del Belpaese, o meglio, «un’istituzione massonica indipendente e sovrana nella giurisdizione italiana» (cioè legale, come si legge sul sito ufficiale), che consta di oltre 23mila iscritti distribuiti in più di 860 logge, sparse sul territorio nazionale (Potenza e Matera comprese). Sempre dal sito ufficiale si apprende che il GOI (come viene chiamato per brevità) ha un “trend positivo” di crescita ormai da anni con oltre 600 iscritti ogni 12 mesi. L’età media dei richiedenti è di circa 40 anni, mentre l’età di chi già aderisce si aggira intorno ai 45.

Ovviamente, considerate le opportune restrizioni dovute al dilagare del Coronavirus, anche questa settimana il “pranzo” raccontato in questa rubrica è stato del tutto virtuale, realizzato in collegamento telefonico.

D: Lei è giornalista professionista. Ho letto da qualche parte che quando fu assegnato alla sede Rai di Firenze, vi fu addirittura uno sciopero audio e video di due giorni. La motivazione fu che lei era “lottizzato”.

R: Nel comunicato dell’USIGRai (l’Unione Sindacale dei Giornalisti Rai – ndr) dell’epoca non scrissero che si scioperava perché ero massone, bensì perché avevo ottenuto un contratto a tempo determinato di sei mesi e non vi era stata selezione pubblica. All’epoca, 1993-94, non venivano fatte molte selezioni pubbliche, per la verità, ma lo stesso io e una collega (che però è ancora in Rai) venimmo accolti con questo sciopero di due giorni. Il contratto poi non mi venne rinnovato, ma non certo perché non avessi dimostrato di essere capace (venivo da una lunga esperienza, in radio, tv e quotidiani: fui direttore della Gazzetta di Siena).

D: La categoria professionale, dal canto suo, le ha mai sollevato questioni di natura disciplinare per via della sua affiliazione alla Massoneria?

R: No, e perché mai dovrebbe? Uno ha il diritto di essere massone, cattolico, protestante, ebreo, buddista, omosessuale, etero, comunista, socialista, democristiano, pentastellato… Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente il suo pensiero e la sera andare in Loggia, in moschea o nella sezione del partito (quelli che ce l’hanno ancora), o al circolo Arci o dell’Azione cattolica.

D: Ma lei cosa cercava iscrivendosi in Loggia? E cosa ha trovato?

R: Al Grande Oriente d’Italia non ci iscrive, ma si viene ammessi. Alla fine degli anni Settanta sul settimanale L’Espresso uscì una campagna stampa molto aggressiva nei confronti della Massoneria e io cercai di capire il perché di tanto accanimento. Conoscevo un massone molto in vista a Siena, dove sono nato e cresciuto, e cominciai a parlarci. Erano anni complicati, quelli, perché stava per esplodere la vicenda P2, ma io continuai ad approfondire e dopo quattro anni, il 24 settembre 1982, fui iniziato nella Loggia “Montaperti” del Grande Oriente d’Italia. Ciò che trovai, subito, fu un luogo ove potermi esprimere in libertà, in cui le persone ti prendevano per quello che eri, al di là del ruolo sociale. In Loggia uno può essere un semplice netturbino, quanto un professionista affermato: viene rispettata la dignità di ognuno, e si parla uno alla volta, cosa ormai diventata abbastanza inusuale. La Massoneria è una palestra, un luogo dove potersi esprimere liberamente.

D: Mi scusi, ma anche un dopo-lavoro dei ferrotranvieri lo è.

R: Intanto è difficile trovare un luogo, come il nostro, ove sei “obbligato” ad ascoltare l’altro, e lo fai con piacere, tra l’altro, perché capisci che da tutti si può imparare una qualche lezione. Noi arriviamo a questo attraverso lo studio dei simboli, presenti nei nostri templi, e quelli ci fanno crescere.

D: Ma, realisticamente, si può fare un minimo di stima delle persone che entrano nella Massoneria nella speranza di ricevere favori, fare carriera o “salire” a livello sociale? Non mi dica che non ne ha mai incontrato uno.

R: Chi entra con questo scopo capisce subito che ha bussato alla porta sbagliata. Prima le ho fatto il mio esempio, citando un episodio in cui non fui certo “favorito”… e di sicuro, per capirci, non tutti quelli che trovai a lavorare in quella sede Rai avevano vinto un concorso, né vi riconobbi fratelli: evidentemente, erano altre le “porte” a cui si era bussato. Come se non bastasse, mi successe un’altra cosa. In quegli anni uscì un quotidiano, La Voce, diretto da Indro Montanelli, e io, disoccupato com’ero, mi proposi come corrispondente da Siena. Sembrava cosa fatta, ma a pochi giorni dall’inizio delle pubblicazioni, un giornale della mia città fece uscire un elenco di “presunti” massoni locali: alcuni non lo erano affatto, ma fra i pochi “veri” c’ero io. Dal giornale di Montanelli –dopo alcune mie chiamate, visto che non si erano fatti più sentire- mi fecero cortesemente sapere che “ai piani alti” avevano deciso che “non era più il caso” che io scrivessi per loro.

D: Ma il famoso “obbligo di aiutarsi” fra Massoni esiste o no?

R: Nei limiti del lecito e del consentito. Se per strada trovo una persona che cade, io l’aiuto a rialzarsi, a prescindere che sia un fratello che appartiene alla mia comunione o meno.

D: La circoscrizione lucana del Grande Oriente è abbinata a quella di un’altra regione, la Campania. Come mai? Ci sono pochi “iscritti” da noi?

R: Direi che è per quello. A cavallo fra l’800 e il 900 in Basilicata c’erano molte logge, in tutti i paesi, anche nei più piccoli, e con una bella storia. Poi questa presenza è un po’ scemata, e oggi ci sono solo due logge, una a Potenza e l’altra a Matera.

D: Quindi la Loggia “Mario Pagano” di Potenza è ancora attiva?

R: Sì, certo.

D: Lei parla di presenza “scemata”…

R: … sì, ma dall’Ottocento in poi…

D: … ma qui a Potenza si è spesso detto e scritto che la Massoneria locale, che prima magari organizzava eventi “coram populo” anche negli alberghi, si è un po’ “ritirata” nell’ombra, dopo i fatti di Elisa Claps, in cui è stata spesso tirata in ballo, anche in tv.

R: No. Il Grande Oriente ha sempre fatto incontri nei grandi alberghi, di ogni città, in occasione però di dibattiti o convegni pubblici: i “lavori” invece si fanno all’interno del Tempio. E poi, occorre precisare una cosa: la nostra, è vero, è la componente massonica “storica” (in tutte le province italiane dal 1805), ma ci sono anche altre organizzazioni massoniche, e non posso rispondere a nome loro.

D: Veniamo al #Coronavirus. Fra i cosiddetti “complottisti” (come vengono etichettati da alcuni), non è mancato chi ha denunciato un presunto ruolo della massoneria internazionale e dei poteri forti nel dilagare del contagio.

R: Mah, questo cose mi fanno sorridere. Credo che adesso l’attenzione debba essere riservata a tutti coloro che, eroici, sono impegnati nel contenimento di questa epidemia. E ci sono anche medici, infermieri, volontari che sono fratelli massoni, che come tutti gli altri non si sottraggono ai loro doveri e lo fanno con passione, pazienza e spirito di abnegazione.

D: Il messaggio che si sente di inviare ai fratelli …e ai non fratelli?

R: “Tutto questo passerà”. C’è una bella storia, una leggenda, che alcuni attribuiscono a Re Salomone. Un re un giorno chiese ai suoi saggi di realizzargli un anello con incisa sopra una breve frase, di due o tre parole al massimo, atta a dargli conforto nei momenti di disperazione. Quei saggi, abituati a comporre lunghi discorsi, non ci riuscirono. Fu invece un vecchio servo a scrivere quel brevissimo messaggio su un fogliettino, che poi diede al re, dicendogli di leggerlo al momento opportuno. Qualche tempo dopo, il regno fu invaso dai nemici, e lo stesso re si ritrovò inseguito a cavallo; si ricordò allora di quel minuscolo foglietto che aveva riposto nell’anello, e lo lesse: “Tutto questo passerà”, diceva. Fu così che i nemici si dispersero nel bosco e il re poté riconquistare il suo regno. Il monarca diede allora una grande e sontuosa festa, ma il vecchio servo lo invitò a rileggere bene il messaggio, spiegando che “tutto questo passerà” non si riferiva soltanto ai momenti bui, ma anche a quelli in cui ci si sente vittoriosi. Ecco il messaggio che mi sento di riprendere da questa leggenda popolare: tutto questo passerà, è vero, ma bisognerà ricordarsene anche quando ritorneremo a vivere in un clima di ritrovata libertà: sarà allora che dovremo attrezzarci per quando ci sarà un nuovo periodo buio come questo.

D: Insomma, dobbiamo crearci degli anticorpi, non solamente dal punto di vista clinico.

R: E’ proprio quello, il messaggio.