MATERAvoci

Torniamo a parlare di quartieri e dei loro problemi raccontati con l’occhio dell’esercente che li conosce perfettamente. Questa settimana abbiamo intervistato Antonio Isonzo, ristoratore, gestore della trattoria, pizzeria Break Paradise che si trova in uno snodo cittadino importante, tra via Dante e Via Lazzazzera, nei pressi del polo universitario e a ridosso del centro direzionale della città. Pur essendo una zona immediatamente ai confi ni del centro storico, il quartiere presenta diversi guasti. A cominciare dai marciapiedi dissestati o alle scale completamente divelte nel rivestimento. La zona è frequentata a tutte le ore del giorno per via di banche ed altre attività (caserma di Carabinieri e Finanza), ma purtroppo è in degrado, dimenticata dal Comune come tante zone cittadine.


Da quanto tempo è in questa zona?
Sono ormai 20 anni che esercito qui la mia attività di ristorante self service


Come si trova in questa zona dal punto di vista commerciale?
Pur essendo a ridosso del Centro siamo fuori dai fluissi turistici. L’approdo del turista qui è un po’ “a fortuna”. Se passa si ferma se no è difficile intercettarlo. Spesso si fermano perché abbiamo un menù invitante con un pasto completo a soli 10 euro. Piatti semplici, della tradizione, ma preparati con cura.


Lamenta il fatto che il turista si ferma solo al centro e non arriva qui nei quartieri storici che pure hanno una loro tradizione architettonica.
Esattamente. Occorre dare delle alternative ai turisti, delle attrattive che non insistano necessariamente sul centro storico e sui Sassi. Percorsi alternativi o eventi. Ricordo ad esempio il Giro d’Italia che ha fatto più volte tappa proprio qui in via Dante. Eventi che rappresentano occasioni di grande ritorno non solo per me, ma per tutti i commercianti della zona. Ecco, non dico che ci dovrebbe essere ogni anno il giro ciclistico a Matera, ma portare un po’ di movimento e di cultura nelle zone decentrate non guasterebbe.


Quali sono, a suo avviso, i problemi del quartiere?
La pulizia del quartiere lascia un po’ a desiderare. Puliscono ogni tanto, ma non siamo soddisfatti. La manutenzione è minima. Ogni tanto vengono a tagliare l’erba perché c’e il parco Macamarda qui sopra, tuttavia il parco è poco frequentato, poco animato. Al centro del parco avrebbero potuto organizzare giochi o iniziative, invece nulla. L’illuminazione pubblica nella zona è scarsa, andrebbe potenziata. E poi, in generale c’è poca attenzione al decoro urbano.


Come va l’attività nel 2019, da quando Matera è capitale della cultura?
Ho molti clienti locali e dalle zone limitrofe che vengono qui per il passaparola. Questi primi mesi del 2019 non sono andati molto bene. Sicuramente vedremo un incremento dopo Pasqua come solitamente accade. Concetti come destagionalizzazione sono lontani dall’essere attuati.


Dunque il turismo è tuttora un turismo stagionale?
E’ proprio così. Non abbiamo flussi spalmati lungo tutto l’anno. Certo bisogna dire che in questi primi due mesi il tempo non è stato clemente tra freddo, neve e tante giornate di pioggia. Per il momento è andata così, ma mi aspetto che con l’arrivo del caldo arriveranno anche le comitive in visita alla città. Ovviamente questa è una zona di passaggio e quindi i flussi turistici ci sfiorano.


Cosa apprezzano i suoi clienti?
L’autenticità dei miei piatti preparati secondo la tradizione. Ad esempio la “tagliarina” con i ceci che preparo con cipolla fritta e piccante. Nella pasta e rape ci devi mettere la mollica fritta e le acciughe. E ancora il “pane a taccone” che si fa con le rape, la cialledda calda e fredda per recuperare il pane raffermo. Insomma piatti tipici materani che io preparo da tempo, dall’alto dei miei 73 anni. In passato abbiamo portato la cucina materana a Roma, negli anni ’80. Abbiamo servito le nostre prelibatezze ad attori come Michele Placido, comici come Oreste Lionello o cantanti come Lucio Dalla.


Infine una curiosità: perche il ristorante si chiama Paradise?
E’ un omaggio a mia moglie, Maria Paradiso, che è l’intestataria dell’attività e che spesso ci da una mano insieme all’altro pilastro del ristorante, cioè lo chef in pianta stabile, mio figlio Marco.