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Proprio come il “Club dei Vedovi Neri” di Isaac Asimov (fra le fonti d’ispirazione per questa rubrica), si riuniscono una volta a settimana (il giovedì), presso un ristorante (il “MainStreet” in via del Gallitello), e hanno “facoltà di ospite”, ovvero di aggregare “un esterno” alla tavolata: in questo caso, lo scrivente.

Si riuniscono sotto il nome di “Laboratorio Politico e Gastronomico” e sono un gruppo composto da politici, amministratori, funzionari (“ex” o ancora in attività), nonché da imprenditori lucani. Lo spirito dei loro incontri politico-culinari? Dipende a chi lo chiedi. Ma la velata impressione è che si voglia sminuire. “Un ritrovo goliardico”, dice uno. «Aiutiamo i giovani» risponde un altro. «E’ un’aggregazione spontanea di buontemponi» chiosa un altro ancora. Alla faccia dei buontemponi, però. Oltre ai presenti (il “fondatore” del gruppo, Enzo Basentini, noto imprenditore sanitario e titolare di due centri dialisi; Giuseppe De Bellis, ex sindaco di Montemurro; il dott. Ennio Galella, ex responsabile dell’Uffi cio Provveditorato e Patrimonio della Regione Basilicata, zio del consigliere comunale Alessandro ed ex giocatore di Basket; nonché il “presidente”, ovvero l’ex assessore regionale, già direttore dell’Arbea, Gabriele Di Mauro, sopraggiunto per un veloce aperitivo), sono spesso componenti o ospiti della tavolata anche persone come Franco Simone, Michele Cannizzaro, Gaetano Fierro, Carmine Nigro, Rocco Vita, Gerardo Mariani, Domenico Tripaldi, Nicola Benedetto, Antonio Bochicchio, Franco Mollica (che al tavolo confermavano candidato sindaco a Venosa) e alcuni altri. Tutta gente che ha voce, e in più di qualche capitolo. Ma come, ancora la politica abbinata alle mangiate? Non sarà un autogol? chiediamo. E’ proprio Gabriele Di Mauro, prima di lasciare il gruppo per impegni precedenti, a rispondere (dopo aver pronosticato, azzeccandolo, l’esito del ricorso al Tar sulle elezioni regionali): «Ma no, la politica è solo uno dei tanti argomenti dei nostri incontri. Più che altro, siamo quattro amici che si siedono a un tavolo». Sarà. Salutato il “presidente”, è tempo di “intavolare” qualche argomento.


Di questo 2018, cosa buttiamo giù dalla torre?
Galella: Faremmo prima a chiederci cosa ci rimane, su quella torre.

Basentini: Buttiamo dalla torre il sistema sanitario regionale. C’è mancanza di idee e malfunzionamento in tutti i settori. Rispetto alla legislazione nazionale, la sopravvivenza di certi ospedali, all’insegna della confusione, sta facendo registrare effetti devastanti. I criteri dettati dal governo facevano espresso riferimento alla “chiusura” dei piccoli ospedali, e quelle indicazioni portavano all’individuazione di una sola e unica struttura che doveva essere al servizio della regione. Invece, qui si è cercato di accontentare tutti, hanno promesso a tutti gli ospedali che non avrebbero chiuso, pur in assenza delle condizioni necessarie. Hanno creato un bordello infernale. Al San Carlo, poi, negli ultimi anni abbiamo visto malfunzionamenti e primari che fuggono a gambe levate. A distanza di diversi anni, ormai, ci ritroviamo ancora a rimpiangere la gestione Cannizzaro. Tutto il resto è noia. Mah, io mi domando ancora quali e dove fossero queste speciali competenze di Maglietta, che, alla fi ne, lo hanno portato pure alla guida del più importante nosocomio regionale. Stessa cosa dicasi per Pierino Quinto all’Asm. Di Barresi, il nuovo dg del San Carlo, ho invece subito apprezzato il suo primo gesto: ha sospeso (nonostante le sollecitazioni esterne che immagino abbia avuto) gli atti che erano stati emessi nell’ultima settimana prima del suo arrivo. Evidentemente, quegli atti erano, se tanto mi dà tanto, del tutto “irricevibili”.


Lei lavora nella sanità privata...

Basentini: Già, e caliamo un velo pietoso. ... vogliamo parlare della clinica Luccioni? Io mi sono visto costretto a fare una manifestazione d’interesse, mossa da parte di un gruppo di imprenditori lucani, per rilevare la convenzione che -alla chetichella, come diverse altre cose- sembrava stesse andando in mano a imprenditori di fuori regione. La palla ora passa a dirigenti e funzionari regionali, e quindi preferisco non fare pronostici.


Visto che l’avete definito un ritrovo “goliardico”, mi viene da riflettere sul fatto che proprio ieri è morto l’attore (Paolo Paoloni – ndr) che nei film di Fantozzi impersonava “Il Mega Direttore Galattico” ... In Basilicata sembrano avere la pelle dura, invece.
Basentini: Per forza, qui parliamo di gente che è in pensione, cioè che prende la pensione, ma che è rimasta al suo posto da direttorone e detta pure legge, percependo anche i trattamenti economici precedenti! Con tanti disoccupati che ci sono in Basilicata, è assurdo! Questi credono di essere Eterni. Ma non è così.

De Bellis: Per me è inconcepibile che si sia “bloccata” un’intera regione, nelle mani, poi, di una (la Franconi) che potrebbe e dovrebbe dedicarsi a tutt’altro nella vita. Al posto di Pittella io mi sarei dimesso subito. Anche, se, mi rendo conto, di mezzo ci sono atti complessi. Ma vogliamo parlare del petrolio? Dell’ipocrisia dei vari movimenti “no oil”, quando sappiamo tutti che le royalties fanno comodo alla spesa corrente regionale? Ma va rivista anche la legge 40: non è possibile che Viggiano si prenda 70 milioni alla volta per poi non sapere come spenderli! Signori, la verità è questa: se oggi io posso andare da Potenza a Metaponto, devo ringraziare Colombo, che almeno una strada l’ha fatta! Se dalla Val D’Agri posso andare a Policoro, debbo ancora ringraziare Scardaccione, detto “Zio” Decio…mentre questi qui…


E a “don” Mimì (Pittella) non lo ringraziamo?
De Bellis: E di che? E’ vero, lui ha fatto molta opera di beneficenza con l’ospedale di Lauria, ma poi il suo “enfant prodige”, Gianni, non ha inciso per nulla.


A proposito di “enfant prodige”, lei è compaesano di Lacorazza...
De Bellis: Chi? Io lo chiamo solo “infante”, senza “prodigio”. Che si trovi prima un mestiere e poi ne riparliamo! Una volta si diceva “prestato” alla Politica, nel senso che uno dava in contributo le proprie esperienze, maturate nel lavoro, nella vita sociale...


Lei che lavoro faceva prima di entrare in politica?
De Bellis: L’agente immobiliare. Maledetta politica, io ci ho rimesso.


La provoco: oggi quando si dice “Montemurro” si pensa subito a Lacorazza…
De Bellis: Ma che dice! Montemurro signifi ca Sinisgalli, Albini.. e poi De Bellis! (Risate)

Galella: Io dalla torre ci butterei lo sport. Sì, è vero, grazie a Caiata, il Potenza Calcio si è ripreso, ma in città gli altri sport sono defunti. Pallavolo, pallacanestro... non c’è niente. Le strutture ci sono, pure troppe, ma la colpa di questa situazione da “moribondi” è un po’ di tutti.


Un rapido sguardo al 2019: sarà l’anno di Matera capitale della Cultura.
De Bellis: I Sassi negli anni 50 erano la vergogna di questa regione: bisogna dare atto ai Materani di averne stravolto il destino, facendoli diventare un fi ore all’occhiello.


Matera Capitale è uno dei successi della gestione Pittella? O no?
Basentini: No, di tutta la Basilicata. Pittella ha coinvolto molto Matera e poco Potenza.

De Bellis: E’ il successo dell’Eni! Per avere più estrazioni, ci hanno dato in cambio questo riconoscimento. Parliamoci chiaro.

Galella: Io non credo sia così. Secondo me Matera quel titolo se l’è meritato, per la peculiarità e validità del progetto che ha presentato rispetto alle altre contendenti.


Se uno di voi potesse prendere Pittella sotto braccio, cosa gli direbbe?
Basentini: Io gli direi: Marcello, stai tranquillo, tu sai fare bene il medico. Il risultato che arriverà dalla magistratura prendilo con il benefi cio dell’inventario, perché TU hai dimostrato di avere capacita organizzativa, ma chi ti è venuto meno sono stati i dirigenti e gli stretti collaboratori, che ti hanno scaraventato fuoristrada.

Galella: Io gli direi di avere fiducia nella magistratura. E di valutare bene le sue cose, di riconsiderare la sua vita e la sua situazione. Non so se ricandidarsi è necessariamente la scelta migliore. Ma sono sicuro che lui saprà fare ciò che è giusto.

De Bellis: Le sue scelte sono fattacci suoi. Io direi: le infrastrutture sono a posto? La Sanità funziona? E tutto il resto? Datevi la risposta che preferite. La giunta doveva essere “stagionale” e invece no, ci ritroviamo con questi grandi “soloni”, queste grandi menti che vengono da fuori. Pittella ha voluto fare tutto da sè, e quindi, ne paghi il fi o. Onori ed oneri


Quale film vi può rappresentare?
Basentini: La Basilicata è tutta un film.


Eh, con la Film Commission...
Basentini: Non mi provochi, sa? Lei mi parla di un grande bancomat e basta, dato ancora una volta –inopportunamentein mano a chi, né prima, né durante, né dopo, ha dato prova di meritarlo. Come se non ci fossero stati Lucani in grado di dirigerla! Comunque, come dicevo, la Basilicata è un cortometraggio durato cinque anni, con un finale disastroso.


Il libro?
De Bellis: Un libro, stranamente, sparito subito dalla circolazione. “Siamo tutti puttane”, di Annalisa Chirico.

Basentini: E anche questo, “Condannati preventivi”. La Chirico –una mia cara amical’ha scritto su di me, dopo avermi intervistato.


La canzone?
Basentini: Mi torna ancora utile il Califano di “Tutto il resto è noia” De Bellis: Sempre a proposito di ipocrisia, “La canzone di Marinella”, visto che ricorre il ventennale di De Andrè.


Fra cent’anni, in questo ristorante, scoprono una targa in memoria del vostro gruppo. Cosa c’è scritto?
Basentini: «E’ stata una bella esperienza che ci ha fatto scoprire tante cose. OLTRE a quelle che sapevamo già».