pranzoNEGRONE

Da lunedì scorso ha preso il via la campagna Antinfluenzale Antipneumococcica dell’Asp. Nella città di Potenza il servizio verrà erogato dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.30 alle ore 13.00; il martedì e il giovedì anche dalle ore 16.00 alle ore 18.

Di questo (e di altri …“bacilli”), abbiamo parlato con il dottor Francesco Saverio Negrone, 70 anni fra qualche giorno, “storico” Direttore del Dipartimento di Prevenzione Collettiva della Salute, nonché –da qualche tempo- direttore sanitario “facente funzioni” dell’Asp. «Purtroppo –spiega- c’è una carenza di organico dovuta ai molti pensionamenti e, al momento, va anche detto che in generale non vedo un ricambio generazionale (all’“Igiene”, all’ultimo concorso che si è fatto, c’erano una quarantina di domande, ma si sono presentati in otto). Pertanto svolgo anche il ruolo di direttore sanitario, in attesa che la situazione si riequilibri definitivamente.


Come giustifica la sua esistenza?
Io sono un potentino purosangue, nato nella Caserma Lucania, perché all’epoca ancora si partoriva in casa e papà era maresciallo. Ma il mio “rione” erano le “palazzine bianche” a Sant’Anna. Detto questo, sono convinto che ogni persona ha una sua predisposizione al lavoro, tuttavia, oltre a questo aspetto specifico, a me affascinava particolarmente la fi gura del medico, senza contare che all’epoca offriva maggiori prospettive e un futuro un po’ più stabile nella vita.


Anche una migliore prospettiva di guadagno, forse.
All’inizio guadagnavo a sufficienza, ma posso assicurare che questo piccolo gruzzolo è servito per acquistare una casa con un mutuo ventennale, un’auto e per mantenere i figli all’università. Forse solo adesso, in prossimità della pensione, incomincio a intravedere i benefici economici dell’essere medico.


Lei ha lavorato solamente nel pubblico?
Ho svolto anche l’attività di medicina generale, quando è stato possibile. Mi spiego meglio, anni addietro c’era la possibilità di lavorare il qualità di medico per una qualsiasi struttura pubblica e, in aggiunta, di esercitare la professione di medico generale con un numero limitato di scelte. Nel 1991 sono diventato responsabile del servizio di Unità Operativa di Igiene, presso la cosiddetta Asl, che dal 2010 è Azienda Sanitaria di Potenza.


Oggi viviamo in un momento in cui le cosiddette “élite”, professioni comprese, vengono messe costantemente in discussione, o attaccate.
Io ho una mentalità ancorata a principi e regole ben precise, pertanto credo che la professione abbia una sua entità, che è sempre proporzionale a ciò che tu sei e a ciò che tu dai alla società. Il giornalista, il medico e tante altre stimabili professioni hanno la capacità di infondere valori positivi al contesto in cui esse si esercitano, ma solo se condotte con profonda onestà intellettuale. Il giornalista, ad esempio, ha una funzione fondamentale, eppure la gente è solita battergli le mani solo se legge qualcosa che gli piace. Solo se le professioni si esercitano con serietà si va avanti, ma se io dico un “no” a qualcuno, nell’esercizio delle mie funzioni, non lo faccio certo per intaccare i desideri dell’utenza. Questo oggi non sempre si capisce.


Nel caso specifico della professione medica, il rapporto con il paziente è cambiato?
Farei una distinzione tra il paziente e l’utenza, poiché quest’ultima si prefigge determinati orientamenti e tu devi dargli determinate cose. Se la richiesta dell’utenza non collima con quanto effettivamente può essere concesso, partono le denunce, le cattive parole e tutto il resto. Il rispetto e la cortesia di un tempo oggi sono venute meno, perché è pur vero che esistono il dibattito e la discussione, ma l’educazione non deve mai mancare. Nella vita, oggi, bisogna tornare ad avere il giusto rispetto per i ruoli e le professioni. Ma secondo voi si può dare delle puttane ai giornalisti che ogni giorno svolgono il proprio lavoro?


Ci sono degli aspetti e delle posizioni che, nel caso specifico di chi è contro i vaccini, lei ritiene ragionevoli?

No. Chi ha studiato medicina conosce bene il valore di una vaccinazione. Quando si vaccina si garantisce lo stato di salute di una persona e, nel caso specifico del minore, ciò avviene tramite la presenza di un tutore, ossia del genitore. Tramite una struttura pubblica offriamo una protezione al bambino, ma i genitori che rifiutano di far vaccinare i propri figli non sanno che stanno compromettendo la salute del bambino nel futuro poiché, non essendo immunizzato, ha maggiore probabilità di contrarre malattie nella sua vita.


Lei come si spiega il fatto di non voler far vaccinare i propri figli?
È l’esito dei movimenti, io do la colpa alla rete. Chi si movimenta dietro la scia di impeti e ondate, per di più senza consultare alcuna fonte scientifica, probabilmente non ha fondamenta sulle quali basare la propria scelta. Quando andavo a scuola c’erano dei bambini che si portavano dietro i vistosi effetti della poliomielite, oggi invece non se ne vedono più, e questo grazie alle potenzialità della scienza e dei vaccini.


In questi giorni l’Asp ha avviato la campagna di vaccinazione antinfluenzale: ha un messaggio da consegnare a utenti e medici di famiglia?
È il primo anno che si è stipulato un accordo tra la struttura e i medici di base, affinché questi ultimi partecipino attivamente nella somministrazione dei vaccini. E lo stanno facendo. Le coperture dei vaccini tra gli over sessantacinque erano scese vertiginosamente nel corso degli ultimi anni, pertanto spetta a noi cercare di recuperare il gap. Ricordiamo che per gli over 65 e i soggetti a rischio (diabete, cardiopatia) di una certa età, un’influenza può riacutizzare le patologie di base. Il medico di famiglia, le campagne informative e la nostra disponibilità sono tre forze capaci di coagularsi per determinare un risultato positivo. Questo è il mio augurio, tuttavia al momento il trend è decisamente buono.


Ora la domanda tormentone. La sanità pubblica lucana: in che stato di salute versa?
Io ritengo che in generale sia soddisfacente, forse potrebbe dare qualcosa di più, specialmente se parliamo delle liste di attesa. Le stesse lite di attesa, tuttavia, sono sempre proporzionali alle risorse che uno ha. La Basilicata, come accennavo, ancora subisce l’influenza del turnover, perché non si sostituiscono tutte le fi gure professionali che vanno in pensione.


Questa settimana, sul nostro giornale, raccogliamo anche il grido di dolore delle strutture private che, a loro volta, lamentano una scarsa attenzione da parte della Regione Basilicata.
La struttura privata è retta da un imprenditore che, ovviamente, si aspetta dei ritorni economici, non è certo filantropia. Probabilmente si aspettavano qualcosa di più, ma siccome ci sono dei tetti di spesa stabiliti dalla base centrale, non è che la Basilicata può agire in totale autonomia.

 

Secondo lei il sistema sanitario in Basilicata ha subito qualche contraccolpo a seguito dell’indagine che ha coinvolto Pittella? Si è interrotto qualche progetto o fermate delle idee?
Io ritengo di no, perché è vero che oggi ci possono essere dei “timori” nelle scelte, per paura di sbagliare, ma non credo si sia fermato nulla.


Qual è stato il suo pensiero quando ha letto i giornali all’indomani della notizia?
Io non sono un giudice e non spetta a me giudicare. Se qualcuno ha sbagliato, come in tutte le vicende, è giusto che paghi, ma al momento nessuno può emettere giudizi che non gli competono.


Dall’alto della sua esperienza: la politica entra, o cerca di entrare, nei corridoi delle strutture sanitarie?
Guardi, l’aspetto politico è sancito dalle leggi di riforma, 502 e 517, che individuano nella Giunta politica la designazione dei direttori generali; dunque, se la legge prevede che la scelta sia fatta da un organo politico, come facciamo a dire poi che la politica non c’entra?


Quindi sarebbe giusto che i direttori generali venissero selezionati per concorso?
O si nomina una commissione di concorso con una graduatoria e potere di nomina, altrimenti è difficile che le cose cambino realmente. L’altro giorno sono stati fatti i colloqui, c’era una commissione, ma la decisione è demandata alla giunta.


Parla della nomina dei nuovi direttori generali.
La giunta da sei mesi ha indetto un avviso pubblico, le domande sono arrivate, i colloqui sono stati espletati e quindi ora si attende l’effettiva volontà politica per capire se procedere con la nomina oppure no.

 

Ci sono le elezioni di mezzo…

Non spetta a me dirlo.


Si sente di dare un giudizio alla Franconi in qualità di assessore alla sanità?
Senza dubbio positivo, poiché pur non essendo lucana ha voluto conoscere tutti i processi e le realtà di questa regione e, in aggiunta, si è trovata nella condizione di essere assessore e presidente della Giunta allo stesso tempo. La Franconi non è nata come politico, è una professoressa universitaria che ha messo a disposizione la sua conoscenza scientifica per la politica, e devo dire che anche a livello nazionale sta riscuotendo molti consensi.


Perché continua l’emigrazione in altre regioni degli ammalati affetti da disturbo psichiatrico e perché il Dipartimento di salute mentale li spedisce in Puglia e viceversa?
Perché il Dipartimento, un po’ come abbiamo già detto in precedenza, ha registrato un significativo abbassamento di dotazione di personale. Per cui è un atto una convenzione con una regione limitrofa. Le malattie di origine psichiatrica purtroppo sono in aumento ed è necessario acquisire delle risorse specifiche. Ma specializzati in psichiatria latitano, alcuni bandi non hanno sortito effetto.


Ma perché in Basilicata non è mai nata una facoltà di Medicina?
Devo pensare che non si è voluta con fermezza e con convinzione, cosa che è avvenuta persino in regioni più piccole. Potrebbe, tuttavia, essere una svolta professionale e culturale.


Qual è la sua posizione sulla questione petrolio e patologie derivanti?
Si è detto molto sull’argomento, però ogni cosa va dimostrata per causa ed effetto. Al momento sono in corso delle attività di monitoraggio sugli abitanti della Val D’Agri, forse andava fatto prima, ma in assenza di dati certi è inutile parlare di aumento delle neoplasie e delle malattie respiratorie, anche perché abbiamo un registro dei tumori che non mette in luce tali aspetti e le patologie respiratorie –come morbilità al momento rientrano nella norma. Ripeto: l’errore è stato non pensare prima a certi fattori di rischio e di interesse.


La politica l’ha mai cercata?
Mah, forse tantissimi anni fa, tuttavia pur essendo amico di tutti conservo le mie idee. Io ho conosciuto la vera politica, cosa che non riscontro negli attuali partiti. Oggi la politica è fatta di persone “all’occorrenza”, senza ideologie precise. Ad esempio, si parla spesso male di Colombo, ma…


…se lei potesse somministrare un vaccino ai politici, attuali e quelli che verranno, quale userebbe?
(ride) Un vaccino ad ampio spettro, così non avrebbero più alibi sulle scelte da fare.


Lei ha dovuto mai “vaccinarsi” contro qualcosa?
In termini medici, sempre contro l’influenza, in termini extra-medici … diciamo che mi sono difeso.

 

Esistono a Potenza le consorterie tra famiglie e i cosiddetti poteri forti?

Credo di no, io ho visto tante persone crearsi un’attività da sole, basta rimboccarsi le maniche.


Chi è stato un grande medico di Potenza?
Tesler, che però non era un lucano, perché è stato capace di dare lustro alla nostra sanità, dall’emodinamica alla cardiochirurgia.


Il libro che la rappresenta?
“‘A Livella” di Totò, perché prima di tutto siamo uomini.


“Uno vale uno” come dicono i grillini?
No, la “Livella” non è grillina. Ogni tanto me la rileggo.


Il film?
“La battaglia di Midway”, per la strategia e l’intelligenza che racconta.


La canzone?
“Terra Promessa” di Eros Ramazzotti, perché ci insegna a guardare di fronte a noi.


Fra cent’anni cosa vorrebbe che fosse scritto sulla sua lapide?
Nome, cognome, data di nascita e data di morte.