pranzosindacoVENOSA

Si definisce “un uomo sereno” (tanto da augurarsi che un giorno venga scritto anche nel suo epitaffi o), ma il sindaco di Venosa, il 57enne odontoiatra Tommaso Gammone (Pd), nell’intervista realizzata a pochi passi dal Comune, usa sostantivi come “mazzata”, “tradimento”, “sfi ducia” e “incazzatura”, e verbi come “ho rimproverato” e “pretendo”. Il motivo? Il Capodanno Rai “scippato” a Venosa. E non solo quello, probabilmente.

Come giustifica la sua esistenza?
In primis cercando di fornire a me e alla mia famiglia un’esistenza dignitosa. Sono stato fortunato: ho iniziato a lavorare otto giorni dopo la laurea. E questa mia fortuna mi ha consentito di dedicarmi anche alla politica, e di aiutare la mia città.


Entriamo subito nel vivo delle questioni. E’ davvero corretto dire che il Capodanno Rai del 2018 (cioè quello di quest’anno - ndr) è stato “scippato” a Venosa?
La Regione ci aveva assicurato che si sarebbe fatto qui.


C’era stato un impegno formale?
C’era stata una rassicurazione formale, anche verbale, ma non “ufficiale”.


Da parte di chi? Di Pittella?
Con Marcello in verità ci ho parlato pochissimo, ma una rassicurazione che ti arriva da Castelgrande non è mica pizza e fichi. Si tratta di un assessore. E lui mi rassicurava –con tutta evidenza- dopo essersi raccordato con gli altri della Regione. Mica per farsi bello con me.


Stavate già lavorando?
Sì, perché, come dicevo, ho sempre avuto rassicurazioni in questo senso. Io avevo LA CERTEZZA che il Capodanno si sarebbe fatto a Venosa. Ho cominciato a essere meno sicuro quando –nonostante diversi miei solleciti ufficiali, sempre più insistenti- non arrivava una nota, altrettanto uffi ciale, che confermasse il Capodanno Rai a Venosa.


Da parte della Regione…
Sì, io ho sempre interloquito con loro.


Mai con la Rai?
No, perché non è compito mio. Il contratto è stipulato tra Rai Com e Regione Basilicata. Io ero già pronto a fare gli incontri necessari all’organizzazione dell’evento: forze dell’ordine, associazioni, albergatori etc.. Pertanto, la notizia che il Capodanno si sarebbe fatto a Matera per me è stata una mazzata non indifferente.


Pur con tutte quelle “avvisaglie”, non se l’aspettava?
No, non me l’aspettavo lo stesso. Ero convinto che comunque l’avremmo fatto noi: altrimenti non avrei fatto tutte quelle mie uscite sul Capodanno “venosino”.


Quando ha saputo della decisone RAI che annunciava l’evento a Matera, qual è stata la sua prima reazione?
Sul momento, lo confesso, di sfiducia nei confronti di chi mi aveva rassicurato e di tutti quelli che mi circondavano. Mi spiego: io sono stato un uomo del Pd per 15 anni e non ho mai rivendicato nulla per me, nulla che non fosse nell’interesse della mia comunità. Dopo tante rassicurazioni, mi sono sentito tradito. E mi ha fatto male, perché questo tradimento che ho ricevuto da loro è come se si riversasse su quelli che io rassicuravo a mia volta.


I cittadini si sono incazzati con lei?
Non credo. Loro sanno che io avevo addirittura messo una posta nel bilancio comunale di previsione – approvato a marzo scorsoper poter essere da supporto all’organizzazione del Capodanno Rai. Come dicevo, io ero pronto.


Ha telefonato a Castelgrande?
No, e loro non hanno chiamato me perché conoscevano il mio livello d’incazzatura. Le dirò di più: quando poi sono venuti qui lui, la Franconi, Giuzio e alcuni dirigenti regionali, io ho rimproverato –sì, “rimproverato” è la parola giusta- la vicepresidente della giunta per essere stata “scorretta istituzionalmente”. Io sono stato informato del cambio di destinazione attraverso i social: la Franconi avrebbe dovuto mandarmi una nota ufficiale, nella quale mi informava che per cause di forza maggiore non poteva insistere con la Rai affinché il Capodanno si facesse a Venosa. Lei mi ha risposto che si era trattato di un momento “confuso”.


E allora cos’è successo?
A mio avviso, quando l’anno scorso si parlò di fare il Capodanno 2018 a Venosa, si sottovalutò la concomitanza dell’avvio dell’anno da Capitale della Cultura per Matera.


Quindi lei non discute che il Capodanno Rai 2018 si faccia nella Capitale della Cultura 2019.
No, su questo alzo le mani, sarebbe assurdo dire: non fatelo a Matera. Vale per me, ma anche per i miei concittadini. Noi tutti ci siamo arrabbiati soltanto perché è venuta meno una promessa, tra l’altro fatta male: si poteva prevedere, infatti, l’evento del 2018 a Matera (com’è giusto) e quello successivo (o addirittura quello dopo ancora) a Venosa. C’è un altro Capodanno ancora che si farà sicuro in Basilicata, e altri due che sono stati richiesti. Pertanto, al limite, si potrebbe addirittura fare: Capodanno 2018 a Matera (apertura dell’anno della Cultura); 2019 ancora a Matera (chiusura dell’anno della Cultura); 2020 a Venosa e 2021 nel Metapontino. Ma sono cose da stabilire ADESSO. Occorre che la Rai faccia subito un calendario CERTO, senza farci stare in apnea fi no all’ultimo. Altrimenti si corre il rischio che all’improvviso salti fuori la Val Camastra (per dire) e pretenda anch’essa un Capodanno. Non ne usciremmo più.


Quindi cosa chiede alla Regione?
A giusta ragione, io PRETENDO che si firmi ADESSO, prima delle Regionali, un accordo con la Rai. Dopo cambierà il governo –mi correggo- POTREBBE cambiare il governo regionale e gli attori chiamati a decidere. Pertanto PRETENDO che si stabilisca sin da ora che il prossimo Capodanno Rai sarà a Venosa.


Ma siamo davvero sicuri che questo Capodanno Rai sia poi così utile? Si è fatto anche a Potenza, ma –a parte un paio di giorni- non mi sembra sia cambiato molto.
Modifiche “radicali” all’andamento turistico, culturale o commerciale, non credo che ne comporti: tuttavia, è uno di quei tanti tasselli che servono. Non è poco far arrivare a sette milioni di spettatori il nome di una città che – diciamocelo francamenteha tutte le carte in regola per essere conosciuta e visitata. Se anche il dieci per cento di quegli spettatori poi si pone il problema di venirci, beh, è una grande cosa. Anche perché oggi Matera non ne ha necessità. Ribadisco: non ne ha necessità.

 

Com’è, attualmente, la realtà turistica di Venosa?
Buona. Non abbiamo numeri elevatissimi, ma nei festivi e prefestivi c’è un afflusso costante (anche “di ritorno” da Matera). Il numero di visite ai musei ne è una testimonianza. Tuttavia, con tutto il concentrato culturale di cui disponiamo (Gesualdo, Orazio etc.), dobbiamo fare ancora il salto di qualità verso il turismo di massa. Questa è la vera “incompiuta” di Venosa. Servono infrastrutture e visibilità: Regione e Apt dovrebbero “crederci” un po’ di più. Per inciso: sulla questione Capodanno anche l’Apt avrebbe potuto dire la sua.


E’ vero che alle Provinciali non ha votato per protesta?
Sì, confermo, e spero di non dovermi astenere anche alle Regionali. Penso di no, in realtà, perché credo che si sia compresa l’arrabbiatura del territorio e si stia cercando di correre ai ripari, già per il 2019. Noto infatti un impegno reale, da parte della Regione, a voler recuperare.


Siamo alle porte delle Regionali. Lei è odontoiatra: il Pd ha il mal di denti?
Sì, e il dente va curato (ride). Il Pd soffre della presenza di diverse forze politiche, distanti fra loro, che vi sono confl uite. Le spaccature erano da mettere in conto. Oggi occorre prendere coscienza delle posizioni perse e cercare di scongiurare la perdita di “pezzi” per strada.


Tipo Lacorazza.

Sono pezzi importanti. Occorre riavviare il dialogo. Le primarie, ad esempio, solo in parte rappresentano un mezzo più democratico: hanno infatti creato spaccature profonde, campagne elettorali di uno contro l’altro. Pertanto, io non le rifarei. Mi hanno deluso profondamente. Si dà possibilità di votare a gente che di politica non sa e non capisce niente.


I grillini direbbero che lei è uno di quelli che preferisce decidere al chiuso delle stanze dei bottoni.
E loro? Loro decidono CON i bottoni, e senza manco sapere chi cacchio votano.


Mi fa l’identikit del candidato governatore ideale del Pd?
Uno che ha competenza politica, ma anche amministrativa.


Cioè Valluzzi?
Non mi dispiacerebbe.


De Luca?
Anche. Perché no. Ma ce ne sono anche altri, anche qualche consigliere regionale. Lo stesso Castelgrande (e non perché è del mio paese).


Nonostante la “gaffe” sul Capodanno?
Ferma restando l’importanza dell’evento, in regione ci sono comunque problemi molto più grandi. E poi alla fin fine sono certo che lui si sia battuto realmente per il Capodanno. A tutti può capitare di non riuscire.


E Franco Mollica?
E’ sempre stato vicino alla nostra comunità. Forse avrebbe dovuto far pesare di più la sua posizione di decano dei consiglieri, pretendendo per sé ruoli anche più importanti. La sua è un’esperienza che comunque non va persa. Adesso dice che vuole fare il sindaco qui (ride), bene, ma gli ricordo simpaticamente che per fare il sindaco bisogna essere candidati, votati ed eletti.


La canzone che la rappresenta?

Potrei dire che la mia preferita “Acqua azzurra, acqua chiara” di Lucio Battisti.


Il film?
“Titanic”.


Il libro?
Recentemente mi ha molto colpito “Black Jack”, un libro sul dramma della ludopatia.


Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
“Un uomo sereno”.