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Luigi Bradascio, sessantacinquenne materano, “proposto” candidato governatore di Progetto Popolare (la “creatura” nata nel laboratorio dei dottori Pace e Galante), è una montagna d’uomo. E molte cose le dice “a valanga”.


Come giustifica la sua esistenza?
Vengo da una famiglia modesta di Montalbano Jonico, e lì ho vissuto un’infanzia felice, sia a livello familiare sia “rionale”. Come anche nei Sassi di Matera, vigeva la filosofia del “vicinato”.


Lei si ritiene perciò un politico “della porta accanto”?
Mi sono sempre considerato uno “prestato” alla politica, uno che viene dalla propria professione (odontoiatra) e che ha fatto di una frase ricorrente di sua madre un motto: «Sono vivo e felice se anche gli altri attorno a me sono vivi e felici».


Lei è il “proposto” candidato Governatore del Progetto Popolare Basilicata.
Lo dico sorridendo: sono stato “cooptato” da Aurelio Pace e Paolo Galante, i quali –conoscendomi- mi hanno coinvolto in questo Progetto “Tu sei Basilicata”, che mi piace molto. Ho accettato. Tuttavia, se nel tempo che intercorre fino alle ufficializzazioni delle candidature dovesse farsi avanti una signora, di cultura, di spessore, con la fedina penale possibilmente pulita (ride), in linea con le nostre idee, io sono disposto a fare non uno, bensì duecento passi indietro. Il mio sogno è una Presidente-Donna, dopo una consiliatura interamente al maschile.


E’ solo una questione di parità di genere?
No. Chi mi conosce sa che la mia vita, familiare e professionale, è interamente declinata al femminile. Ho una quindicina di dipendenti, tutte donne, due figlie che hanno ereditato il mio studio e un’associazione gestita quasi interamente da donne: sono un fervente convinto del valore aggiunto che possono dare alla vita e alla politica.


E se una donna non salta fuori?
Continuerò io.


Messa così sembra un po’ un ripiego.
No, invece sono molto motivato e deciso a continuare quest’esperienza. A patto, ovviamente, di verificare che la politica lucana possa essere rappresentata e “calmata” da uno come me. Cinque anni fa mi candidai, a sessant’anni suonati, su invito di Pittella, Antezza e Braia, perché venivo dal mondo dell’associazionismo e dell’imprenditoria sanitaria, e quindi ero convinto, credevo fermamente di poter dare un contributo.


Le motivazioni per cui si candidò sono note; ma “appena” più “sfumate”, invece, sono quelle che la spinsero a dimettersi (da consigliere regionale e da presidente della commissione sanità).
Invece sono facilissime da spiegare.


Lei parlò di “problemi personali”.
Beh, fa parte del mio stile non sbattere la porta. Io ho un segreto, faccio riferimento a una parolina, “BLUSS”, ovvero: “Buonsenso, Lavoro, Umiltà, Servizio e Silenzio”.


Dunque?
Il quel momento, dopo quattro anni di Commissione, sentivo di non aver realizzato quanto mi ero proposto. Ho lavorato molto, ma il Pd non mi ha seguito più di tanto. Ma le dico di più, con fermezza e rammarico: chi mi ha OSTACOLATO è stata la burocrazia, che GOVERNA veramente questa regione. La politica regionale è influenzata dalla volontà, e spesso anche dalla competenza, di coloro che gestiscono i Dipartimenti da venti/trenta/quarant’anni.


I baroni degli uffici.
Ci sono rimasto malissimo, e ho pensato che la mia presenza a quel punto fosse inutile. Forse addirittura dannosa. Ma il colpo di grazia mi è arrivato quando, in vista della legislatura successiva, è stata snobbata, se non osteggiata, la mia proposta: la creazione di una lista formata da rappresentanti dell’associazionismo , del volontariato e della cooperazione sociale. Quella stessa idea, oggi, è alla base del mio coinvolgimento con “Progetto Popolare”. Inoltre, va aggiunto, è vero: c’era stato un peggioramento delle mie condizioni di salute.


Quindi adesso sta meglio.
Sì, ho subito un intervento che mi ha fatto tornare indietro di vent’anni. Sono in piena forma.


Si è operato in Basilicata?
Avrei potuto, ma il mio cardiologo, che mi segue da quarant’anni e che sa tutto di me, sta a Milano; ma ho tantissima stima tanto degli emodinamisti materani, quanto dei cardiologi e cardiochirurghi potentini.


Mi parli della “collocazione” di Progetto Popolare. Per il momento pare “attendista”.
Non lo è. Io la considero una “scatola”, cioè un contenitore, che ha dei valori ispirati al popolarismo, e che si “apre” a destra e a sinistra, pur entro certi limiti: a Destra ci apriamo certamente a Forza Italia, ma non alla Lega, siamo DECISAMENTE contro la Lega, mentre a sinistra si apre ovviamente al Partito Democratico, con particolare attenzione verso la componente più moderata che fa riferimento al Pd dai valori cristiani.


Niente LeU?
Riteniamo si possa dialogare, ma avremmo difficoltà a condividere responsabilità di governo e amministrative.


Ma così non rischiate di fare la figura di quelli che aspettano l’offerta migliore?
E’ legittima questa domanda. È da tempo che ci stiamo ragionando, ma diciamoci la verità: in questo momento il centrodestra non ha una proposta politica. Si trova in una posizione quasi più confusa del Centrosinistra: tradotto, credo che la nostra proposta sia rivolta soprattutto al Centrosinistra. Ammesso che abbia voglia di dialogare con noi.


… e se c’è “dialogo”, voi siete per le primarie.
Sono un GRANDISSIMO sostenitore delle primarie, sempre, comunque, in ogni momento. Le farei anche per eleggere il bidello della scuola materna di mia figlia.


Come la vede la data del 20 gennaio per le Regionali?
Mi turba, soprattutto perché il 19 c’è l’inaugurazione di Matera 2019. Andrei a votare almeno una settimana prima.


Lei ha vinto il premio nazionale “Cuore d’oro” e a Matera ha fondato “Amici del Cuore”.
Ebbi l’infarto a 29 anni, soffro di una malattia rara che ha condizionato tutta la mia vita. E così, un giorno, col mio amico fraterno Paolo Loiodice, ci siamo detti: «Noi siamo riusciti a venirne fuori, vediamo se possiamo aiutare gli altri».


A proposito di volontariato, lei ha voluto la legge sull’odontoiatria, ma non è ancora strutturata a livello sanitario perché viene fatta dai volontari. Insomma, vengono date risposte per quanto riguarda le cure, ma non per gli impianti.
Nel 1986 mi sono imbattuto in pazienti con disabilità gravi, non collaboranti, o autistici, che sono difficili da curare. Ne è nata poi un’associazione,“Dalla parte dell’Handicap”, che attualmente ha una convenzione con l’ospedale di Matera e dispone di due squadre di dentisti. La cosa straordinaria è la totale gratuità, ma anche il fatto che gli aderenti all’Associazione ci mettono del loro per le attrezzature, per i materiali di consumo. Abbiamo cominciato a fare protesi, a mettere impianti, a fare protesi su impianti e interventi di chirurgia più importanti. Questa esperienza tutta materana, volevo portarla anche qui a Potenza. Ho cercato di legiferare in questo senso, con pochissimi risultati, perché la Basilicata non può avere un reparto di odontoiatria.


E perché no?
Per il numero di abitanti. Allora ho trovato un gruppo di dentisti volontari che fanno capo al dott. Genovese, che riproponessero l’esperienza materana. Sono venuti molte volte a Matera per fare degli stage per la tecnica, ma è stato davvero facilissimo perché trattasi di dentisti esperti e volenterosi, per poi fare diverse sedute al San Carlo. Credo che l’operatività sia ferma perché il San Carlo non ha seguito lo spirito dell’Associazione, cioè far tutto, ossia comprare impianti, laboratorio odontotecnico…. A Matera questo lo abbiamo superato, a Potenza bisogna fare meglio per arrivare a questo risultato: conosco i miei colleghi e so che faranno di tutto nei prossimi mesi.


La legge sul “Dopo di noi” è anche ferma, sostanzialmente…
“Dopo di noi” è un’altra disfatta di questa legislatura. Il problema è che le leggi le fai, ma poi le devi finanziare, altrimenti rimangono buoni propositi, che “eccitano” le aspettative del pubblico.


Che voto diamo all’Assessore tecnico esterno, Flavia Franconi?
Trattandosi di una donna e una collega un voto non voglio darlo. So che era molto aggressiva a Roma quando si trattava di discutere dei finanziamenti per la Basilicata, e infatti molte risorse aggiuntive sono arrivate grazie a lei. Lo dico con affetto: tuttavia forse non poteva proprio svolgerlo il ruolo di cucitura dei bisogni sanitari delle altre città in cui ci sono ospedali del territorio. In questo è mancato Marcello, nel non assegnarlo a me. È un lavoro che può farlo solamente chi conosce bene il territorio e le persone, i medici e i presidenti dei vari comitati. Un lavoro che andava fatto in maniera ossessiva e lei non l’ha fatto.


Diceva che le leggi poi “vanno finanziate”.

Intanto ci si aspettava finanziamenti nazionali, che poi sono stati MI-SE-RE-VO-LI. È chiaro, però, che un problema del genere fa affrontato in maniera decisa. Marcello ha avuto il merito di fare il Piano Straordinario per la Disabilità, ma francamente di “straordinario” non aveva proprio nulla. Sì, meglio di niente, però anche qui è mancata la decisione.

 

Come ha vissuto la questione giudiziaria di Pittella?
Ho provato molto dolore. Voglio molto bene a Marcello, l’ho visto lavorare come un matto, anche quando non è stato bene. Non sono uno che gioca a trovare complotti, specialmente dietro l’attività dei giudici, che rispetto in maniera totale. Però Marcello ha chiuso due volte il Cova, poi Fenice, è stato il primo Presidente che ha avviato una politica di risanamento ecologico... non voglio pensare che sia diventato un bersaglio. Ma mi permetto di ricordare anche che non c’è Presidente di Regione, dalla Lombardia, al Piemonte, alla Sicilia, che non sia stato coinvolto in storie simili. Una volta un notissimo avvocato di Matera mi ha chiesto se avessi qualche procedimento in corso, qualche avviso di garanzia, e quando gli ho detto «No, nulla», lui mi ha risposto «Allora non conti un cavolo in politica!». Io stesso, quando ho iniziato l’attività da Consigliere, ricevevo 15/20 persone al giorno tra qui e Matera. Ma tutti volevano essere raccomandati. Allora feci in modo che si sapesse che incontravo solo gente con delle idee che riguardassero almeno dieci lucani. Da quel momento i miei appuntamenti diventarono zero spaccato. E’ emblematico.


In generale, in cosa ha sbagliato il Pittella Governatore?
A fidarsi di qualche persona che non meritava, a circondarsi, forse, di gente non adeguata al ruolo. Qualcuno che, all’interno della burocrazia, invece di risolvergli qualche problema, ha creato un scivolo perché ci finisse dentro. Sto parlando solo da osservatore esterno, ma attento, da vero amico di Marcello, che ritiene ancora che almeno nell’alveo del Centrosinistra sia ancor il politico che può fare la differenza.


Non è escluso del tutto che possa ritrovarselo come “contendente”.
Se così sarà, sarò ben lieto, perché so che almeno nei miei riguardi è stato leale. Forse doveva fidarsi un po’ più di me.


Cioè doveva nominarla assessore.
Mah, le cose si possono fare anche dalla Commissione, una sedia vale l’altra. Si potevano fare tante cose e non sono state fatte, o mai finanziate. Penso alla legge sulla Psicologia scolastica, sulla PET Therapy e tante altre rimaste nel cassetto. Tutto questo mi ha dato molto fastidio.


Qual è il rimprovero che le fa più spesso sua moglie?
Certo lei non ha mai condiviso il mio impegno politico, adesso mi sta ostacolando in maniera severa, a causa delle mie condizioni di salute. Tuttavia, quando capisce che ho preso le mie decisioni, diventa il mio alleato migliore.


Il film che la rappresenta?
“2001: Odissea nello spazio”.


Il libro?
“Le stelle fredde” di Guido Piovene.


La canzone?
“Abraxas” di Santana.


Tra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
Guardi che l’ho già scritto, nel mio testamento. Toccherà alla mia famiglia scriverlo sulla lapide. E’ una frase di Michel de Montaigne: «La premeditazione della morte è premeditazione di libertà. Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire».