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IL LIBRO: "NELLA TESTA DI ANTONIO INFANTNO" di Walter De Stradis (Villani Editore)

 

Non è nuovo a questo genere di “viaggi” Walter De Stradis, penna acuta del giornalismo locale e mente sensibile della scrittura.

Ma alla prova della poliedricità risponde con rivivificata armonia, sedendosi accanto ad Antonio Infantino e raccontandoci la magia e lo stupore di un genio, dal multiforme ingegno, con il candore assoluto di un bambino e il possesso della musica delle stelle, così come r i b a d i t o dall’antropologo Giuseppe Melillo nella presentazione del volume a Potenza, lo scorso venerdì nella Sala dell’Arco del palazzo municipale. Il libro (Villani Editore) reca la prefazione di Giovanni Caserta, il disegno di copertina di Danilo Vignola, e si divide in tre parti: v’è la Biografi a artistica di Infantino, il cuore è caratterizzato da una lunga e intensa intervista al Maestro e la sezione finale raccoglie le testimonianze di uomini e donne che hanno incrociato sul proprio cammino Infantino, da Carlo D’Angiò a Peppe Barra, da Teresa De Sio a Giovanna Marini, da Tony Esposito a Vinicio Capossela. “Non lo so cosa ci sia nella testa di Antonio Infantino”- ha dichiarato De Stradis, sollecitato da Ugo Maria Tassinari, giornalista ed esperto di Musica Popolare degli anni ’70. “Certo è che ci si può trovare tutto un mondo” –ha continuato- “una galassia o addirittura un’altra dimensione”. Una persona complessa quanto le sue numerose prospettive di senso, una scintilla, una voce silenziosa e ispirata, un’originalità che solo una terra come la Basilicata e la sua Tricarico avrebbe potuto partorire. Tra generatività e apertura di cieli, con l’eco di Pitagora e Aristosseno quello di De Stradis è il tentativo riuscito di innalzare una serie di conversazioni a una lezione, a un cammino, a una delle svariate visioni di colui che disdegna esser chiamato sciamano, ma che in realtà ha dato vita e stimolo a numerose correnti musicali e di pensiero. Al maestro Infantino, a cui non saremo mai troppo grati per la definizione che ha dato di Dio: “Dio non è un’entità a sé stante, astratta, non è che arriva dal cielo come una ricostruzione da presepe. È un problema superfluo, inutile. A me non interessa sapere se Dio esiste o non esiste. Persino gli animali lo sanno: un cane grande non se la prenderà mai con un cane bambino”.