inceneritoreMATERA

A causa dei grandi quantitativi di rifiuti da smaltire, il Cementifico di Matera rischia di diventare un vero e proprio inceneritore. Le associazioni Legambiente Matera, Comitato No Inceneritore e WWF Matera hanno deciso di ricorrere al Tar a seguito della approvazione, da parte della Giunta Regionale della Basilicata, della Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che consentirà al cementificio Italcementi di incrementare fino a 60.000 tonnellate l’anno la quantità di combustibile da rifiuti e combustibile solido secondario da utilizzare nel proprio stabilimento di Matera.

“Il risultato del lavoro svolto dal Comitato tecnico regionale - afferma Mimmo Genchi del comitato No inceneritore- che ha autorizzato il passaggio da 12 mila a 60 tonnellate di rifiuti da bruciare nella cementeria di Matera non ci convince. Non sappiamo se Italcementi è un cementificio o un inceneritore. Autorizzare 45 mila tonnellate in più vuol dire consentire l’ingresso di 1400 camion che trasportano 33 tonnellate per 2800 viaggi in più e quindi più traffico veicolare e più polveri che si poseranno in un’area a ridosso del Parco della Murgia Materana”. Sebbene sia stata ammodernata nel 2011 grazie all’introduzione di una nuova tecnologia caratterizzata da un forno a via secca dotato di preriscaldatore in sospensione (PRS) con precalcinatore. La cementeria non è mai stata accolta positivamente dalla popolazione che vive nell’intorno di Matera a causa dei temuti impatti ambientali e sanitari sul territorio. Il cementificio infatti ha sempre usato come combustibili nel forno il petcoke, rifiuti non pericolosi e, solo nelle fasi di accensione, gas metano. Secondo i dati esposti dall’Associazione dei Medici per l’Ambiente ISDE, solo nel 2013 “si sono registrate emissioni per circa 450.000 tonnellate di monossido di Carbonio e 427 tonnellate di Ossidi di Azoto”. Il conflitto vero e proprio è nato il 17 Maggio 2013 quando è stata inoltrata la richiesta da parte dello stabilimento al Comune di Matera e alla Regione Basilicata per poter incrementare l’utilizzo di rifiuti come combustibili, passando da 12 mila tonnellate all’anno a 60 mila tonnellate. Il progetto prevedeva anche l’utilizzo dei CSS “Combustibili Solidi Secondari” (CSS), ossia scarti selezionati per l’alto potenziale di combustione precedentemente trattati e non pericolosi, esclusi dalla disciplina dei rifiuti. “Ogni giorno Italcementi - afferma Pio Acito di Legambiente- emette 1570 kg di polveri che non sappiamo cosa contengono. Di sicuro nel Parco della Murgia gli asparagi e gli alberi di mandorlo e ulivo sono coperti di polvere bianca mentre la Regione nella relazione dice che non ci sono ricadute sul suolo. Visto che la proprietà di Italcementi è tedesca vorremmo che anche a Matera si applicassero i parametri per le emissioni applicate in Germania”. Il monitoraggio condotto a partire dal protocollo del 2010 firmato da Italcementi, insieme alla Regione Basilicata, alla Provincia di Matera, al Comune di Matera e al Parco della Murgia Materana, che puntava a valutare lo stato della qualità dell’ambiente e a ridurre le emissioni viene giudicato estremamente parziale, dato che tutt’oggi il cementificio conduce gran parte delle indagini e fornisce parte dei finanziamenti per l’operazione. Il sindaco avrebbe la possibilità di pubblicare una ordinanza che fissa i limiti per le emissioni per Italcementi. Invece il Comune ha preferito rimettersi alla decisione del Comitato tecnico regionale. Ora sarà battaglia di carte bollate, si teme, alla faccia della salute dei cittadini.