GermanoDiLeoPranzo

Quando qualcuno ha coniato l’espressione “simpatia contagiosa”, probabilmente aveva in mente un sosia di Germano Placido Di Leo. 54 anni, meteorologo iscritto all’albo nazionale, gestore di un’agenzia di viaggi, da circa tre anni è il volto -sempre solare- delle previsioni del tempo del TGR.

Come giustifica la sua esistenza?
Sono molto credente, per cui, non sono attaccato alle cose materiali. Dicono che sono sempre simpatico e di buon umore, ma la verità è che grazie al volontariato, ho potuto scorgere la forza che alberga in chi è più sfortunato di me.
Lei infatti è conosciuto come volto della tv, ma è molto attivo anche nel volontariato.
Sono stato per dieci anni presidente della sottosezione potentina dell’Unitalisi (nonché responsabile nazionale per la protezione civile). Vi milito dal 1978.
Come ha avuto origine il legame con questo particolare tipo di volontariato (la sigla sta per “Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali” – ndr)?
E’ iniziato tutto con un caffè. Avevi quindici anni ed era estate: l’avvocato Salvatore Pagliuca di Muro Lucano un giorno mi fermò e mi disse “Vieni a prendere un caffè con me domani?”. Io chiesi: “Dove?”. E lui: “A Lourdes”.
Come dire, dietro l’angolo.
Sapeva bene che militavo con le associazioni cattoliche. Da allora, ogni anno sono stato a Lourdes, per accompagnare degli ammalati.
Questa spilletta cos’è? (Di Leo indossa sul bavero della giacca un piccolo fucile spezzato in due - ndr).
E’ il simbolo del “Movimento Non-Violento” che sta in Lombardia. Sono uno degli iscritti.
E invece, questo piccola tatuaggio sulla mano? E’ una Croce Templare?
No, è una croce dei Cristiani d’Egitto. Per anni sono stato responsabile del volontariato in Terra Santa e, per andare in Palestina, occorre passare dei severissimi controlli a Tel Aviv. Per farla breve, una volta avevo in borsa un asciugacapelli che mi creò qualche grattacapo con la sicurezza e quindi…
Un asciugacapelli? Lei? (Di Leo, praticamente, è sempre rapato a zero - ndr)
(Ride). E’ quello che si chiedevano anche loro! Non era mio, bensì di un amico che viaggiava con me. Mi chiamarono che mi ero già seduto e mi fecero attraversare tutto l’aereo, con i passeggeri israeliani che mi guardavano come se fossi già un terrorista. I poliziotti mi fecero tante domande su quel coso… e io che mi ero anche scordato di averlo in valigia! Comunque, tornando a questa piccola croce, è quasi un lasciapassare: è impossibile che un musulmano se ne faccia tatuare una sulla mano.
Ma un giorno ci diventerà, Cavaliere Templare?
Non sono interessato alle etichette. Mi interessa andare lì e lavorare (come Unitalsi, in Palestina facciamo volontariato presso case di accoglienza di bimbi disabili).
Quindi lei è uno di quei volontari molto concreti.
Sì, infatti ero poco propenso anche a indossare la fascia dell’“equipe nazionale”… non volevo differenziarmi dagli altri volontari, fornendo magari l’impressione di un privilegiato.
Ma nel volontariato c’è anche chi cerca di avvantaggiarsene per farsi pubblicità o per costruirsi un’immagine?
Certamente, ma sarebbe come chiedermi se in politica c’è chi vuole solo apparire. Sì, in effetti, anche nel volontariato c’è chi lo fa solo per la “carica”, per essere poi invitato qua e là.
Veniamo all’altra sua passione, quella per la meteorologia.
Mi è nata che ero ancora alle elementari. Ammiravo il colonnello Bernacca e seguivo accanitamente quell’unica trasmissione che c’era. Mi appassionai presto agli “eventi estremi”, soprattutto alla neve. Mio padre s’impressionava: quando Bernacca, prima di ogni cosa, illustrava le “cartine isobariche” (indicanti la pressione al suolo), io annunciavo: «Ah, ecco, fra tre giorni nevica». Ero appassionato al punto che, quando sui vetri della cucina si formava il vapore acqueo, io ci disegnavo sopra le mie cartine.
Il suo celebre collega, Gaetano Brindisi, ha da sempre un soprannome: “cuglietta” (riferibile alle sue capacità “divinatorie”). Lei ne ha uno?
No, anche perché questa mia passione è maturata prima nello stretto ambito di Muro Lucano (il mio paese) e poi fuori regione. Poi, quando lavoravo qui a Potenza, presso Basica, mi parlarono di Gaetano e ci conoscemmo. Lui ha uno stile molto personale: pensi che era inizio ottobre e mi disse: «Ciao sono Gaetano e mi interesso di meteorologia, posso già dirti che il 20 novembre nevica» (sorride).
Lui lavorava già in Rai?
Non ancora. Entrò a far parte di “Meteosud” (associazione di cui io ero presidente) e successivamente nacque la più vasta “Meteo Mediterraneo”. A quel punto (era il 2003, mi pare), ci contattò Nino Cutro del TGR, perché voleva collaborare con noi. Gaetano Brindisi abitava praticamente affianco alla Rai (quando la sede stava in Centro), e così decidemmo che –di volta in volta- ci saremmo riuniti e poi avremmo mandato Gaetano in tv a fare le previsioni. Già allora, in un paio di occasioni, non potendo andarci Brindisi, toccò a me sostituirlo. Le nostre erano collaborazioni a titolo gratuito. Successivamente, Gaetano stipulò un suo accordo con la Rai.
Le vostre strade si divisero?
Non per quello, semplicemente perché l’associazione, ormai a corto di fondi, chiuse i battenti. I rapporti con Brindisi sono però rimasti ottimi.
A un certo punto, per sostituire Brindisi, è stato chiamato proprio lei.
Sì, nel 2014 ero stato chiamato una prima volta (dopo apposita selezione) quando Geatano aveva deciso di candidarsi al Comune. Ma poi la sua lista non fu accettata e io –di buon grado- dovetti fare un passo indietro all’ultimo momento. Quando poi lui si candidò alle europee, fui chiamato nuovamente. Ed eccomi qui.
Ha avvertito il peso della responsabilità? Lei si è trovato a prendere il posto di un volto assai popolare e seguito.
Per la verità, dal canto mio ero molto sereno, quasi incosciente, perché conosco bene la mia materia; ma notai che lì in studio sì, si avvertiva un po’ di pressione (sapevano che quando c’era Gaetano gli ascolti si alzavano).
I suoi personali riscontri oggi quali sono?
(Arrossisce –ndr). Beh, specie nei paesi, la gente mi ferma per fare selfie e cose del genere. Io però mi imbarazzo sempre un po’. Non sono un tipo chiuso, ma schivo sì. E’ comunque uno stimolo a fare sempre meglio.
Da quando è in Rai si è creato delle inimicizie?
Non credo. C’è da dire, però, che il mondo della meteorologia lucana è abbastanza frammentato. Io ho provato a unirlo, ma ognuno preferisce coltivare il proprio orticello.
La previsione di cui va più fiero?
Quella sulla nevicata dell’Epifania scorsa. Come ricorderà, a dicembre ce n’era stata una che aveva colto un po’ tutti –autorità comprese- impreparati. «Non ce lo aspettavamo », si erano difesi. E così, sei giorni prima dell’Epifania, io scrissi su Facebook: «Alla Befana, nelle calzette metteteci del sale. E questa volta non dite che non siete stati avvisati ». A Matera fece quasi mezzo metro di neve: un evento.
La sua più grossa cantonata?
Tre quattro/domeniche fa. C’era la partita Potenza-Altamura: io avevo garantito che ci sarebbe stato sereno e sole, ma nell’ultimo quarto d’ora viene giù il diluvio. Io mi trovo a Macchia Romana e qualcuno mi chiama «Tu avevi detto che era sereno e qui sta piovendo! ». E Io: «Ma guardate che qui non c’è una goccia!».
La dimostrazione che la nuvoletta di Fantozzi in meteorologia esiste.
Esatto! (Risate)
Metaforicamente parlando, i Lucani ce l’hanno davvero questa nuvoletta? O lamentarci sempre è una nostra caratteristica?
Diciamo che un po’ fa parte del nostro carattere, ma se poi ci danno anche i motivi per lamentarci… la nuvoletta diventa un fiume in piena, un uragano.
Che momento vive la Basilicata? E’ sereno? Piove?
Il momento meteorologico della nostra regione io lo legherei all’acqua (il nostro “oro vero” e non già il petrolio). Molti non lo sanno, ma ci sono comuni lucani che – dal 1 giugno- a casa hanno l’acqua solo per due ore, dalle sette alle nove di mattina. E non è solo colpa delle siccità, ma anche di una clamorosa dispersione idrica (del 50/60%) e della mancanza di interventi adeguati. L’acqua nei serbatoi c’è, ma le tubature sono rotte e quindi non sempre arriva a destinazione.
Lei che va spesso a Lourdes, per i Lucani quale miracolo chiederebbe alla Madonna? (Magari l’ha già pure chiesto).
Fermare l’emigrazione dei giovani. Il rischio è quello di diventare una regione abitata solo da pochi anziani. E non sono sicuro che sia un fatto casuale: svuotare le viscere di questa terra e poi convertirla a “hub” del gas, significa dar vita a una vera polveriera, sulla quale è meglio che non ci abiti nessuno. Mi devono dimostrare che non è così. Non vedo politiche in controtendenza. Con tutto questo petrolio, con tutte queste royalties, come mai c’è tanta povertà? Vede, io faccio anche il consulente per i call center, e vedo che vi lavorano giovani laureati che si trovano ad accettare 2-300 euro al mese di stipendio. C’è qualcosa che non torna.
La canzone della sua vita?
Seguo poco la musica, ma direi “Per te”, di Jovanotti.
Il film?

“La Vita è bella”.
Il Libro?
“Robinson Crusoe”.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
«Con l’impegno, ogni sogno si realizza».