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Si terranno i prossimi 5 e 6 novembre, rispettivamente a Matera e Potenza, due workshop organizzati dal Moica (Movimento Italiano Casalinghe), sezione regionale di Basilicata, in collaborazione con l’Ufficio della Consigliera Regionale di Parità, Ivana Enrica Pipponzi.

L'incontro del 5 novembre, dal titolo “Donne e uomini alleati contro la violenza di genere” si terrà presso il Palazzo Lanfranchi di Matera alle 16.30 e analizzerà - anche statisticamente - l'incremento della violenza contro le donne negli ultimi anni, un fenomeno che colpisce le donne trasversalmente ma che penalizza maggiormente quelle prive di reddito.
“Moica 35 anni di impegno sociale a favore delle donne” è il titolo del secondo incontro che si terrà a Potenza il 6 Novembre alle 16.30 presso la Sala A del Palazzo del Consiglio regionale; in questo ambito sarà illustrata la pubblicazione del volume: “La storia del Moica come storia delle casalinghe italiane”. Un'analisi storico-sociale del lavoro familiare e casalingo.
Tra i relatori la Consigliera Nazionale di parità, Franca Bagni Cipriani, la Vicepresidente del Moica, Concetta Fusco, la Statistica sociale e di genere, Linda Laura Sabbadini e la Direttrice dell'Inail della Basilicata, Carmen Angiolillo.

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“Incontri come questi”, dichiara la Consigliera regionale di parità, “hanno lo scopo di sensibilizzare e formare l’opinione pubblica sulla tematica del lavoro domestico e sono volti principalmente a vincere lo stereotipo di genere che vede la casalinga ancora come persona improduttiva che vive “a carico” del marito. Sono 7 milioni 338mila, secondo i dati Istat del 2016, le casalinghe italiane; 518mila in meno rispetto a dieci anni fa. A queste donne cui vanno aggiunte quelle inattive sul mercato del lavoro o “casalinghe obbligate” (il mondo del lavoro non le ha riaccolte dopo la maternità o conviene loro economicamente stare a casa con i figli piuttosto che pagare qualcuno per seguirli), ma che non si identificano come casalinghe; si arriva così a 11 milioni di donne che restano a casa a lavorare. In questi ultimi casi la famiglia compensa il welfare deficitario o l’assenza di una realizzazione professionale”.
“E' necessario”, prosegue la Pipponzi, “dare dignità e voce a tutte quelle donne casalinghe che attraverso il loro quotidiano ed incessante lavoro domestico – che non contempla ferie, straordinario, paga, progressione di carriera, contributi e altro, contribuiscono in maniera sostanziale a formare il PIL nazionale e la cui mancanza darebbe un duro colpo all’economia nazionale”.
“E’ quanto mai necessario, conclude la Consigliera regionale di parità, “sviluppate politiche che permettano il reinserimento lavorativo per le donne che decidano per un periodo temporaneo della propria vita di dedicarsi a tempo pieno al lavoro familiare, esattamente come avviene nei paesi del Nord Europa. I dati dell’European Value Survey dimostrano come in Italia la considerazione che si ha della maternità, del lavoro di cura, dell’importanza della presenza della madre a casa non è cambiata nel tempo: è un valore ancora condiviso da uomini e donne; questi dati rischiano, però, di diventare l’elemento che giustifica lo scarso investimento nei servizi per l’infanzia, nel lavoro al femminile e nel welfare. Dall’Europa arriva la chiara sollecitazione a puntare su politiche di inclusione sociale volte alla condivisione nella coppia del lavoro con la cura familiare”.