PRANZOlacava

Antonio La Cava, padre del sempre più celebre “Bibliomotocarro”, sta per diventare “nonno”: la sua biblioteca viaggiante a breve gemmerà una sua versione “mini”, dedicata a bambini ancora più piccoli.

L’essersi “caricato” Renzi a Matera, inoltre, ha fatto finire (di nuovo) il maestro elementare in pensione su siti e giornali: questa volta in prima pagina. Alcuni lucani, tuttavia, non hanno capito. E’ particolarmente doloroso, per chi scrive, scoprire che odiatori e simili sono sempre dietro l’angolo, pronti a colpire anche chi –come lui- si fa un mazzo tanto, per essere un Don Chisciotte che agita i sui libri contro il vento di quegli alti mulini dell’ignoranza, del pressappochismo e –sì dell’invidia.


Come giustifica la sua esistenza?
Voglio fare un omaggio ai miei genitori. Erano contadini, e io a otto anni abitavo in una casa dove c’era una sola lampadina: quando la sera d’inverno mia madre la spegneva, io per continuare a leggere accendevo una candela. Quella candela per me è rimasta accesa e io continuo ad alimentarla. Mandandomi poi a studiare, i miei mi affidarono “l’obiettivo” di migliorare la condizione economica e sociale. Di conseguenza, il Bibliomotocarro è anche figlio della solidarietà contadina lucana di un tempo.
Ma come mai le è venuta proprio questa idea?
Perché ce n’era bisogno! … di qualcosa che richiamasse l’attenzione sulle sciocchezze che si stavano facendo (pensate davvero di poter rinunciare al libro?!), ma che offrisse al contempo una soluzione. I lettori non vanno dai libri? I libri andranno dai lettori!
E perché proprio il motocarro?
Per la sua umiltà e dignità! Per la sua lontananza dagli stereotipi della cultura “alta” e distante dalla gente. Il motocarro va nei piccoli centri, dove c’è spopolamento, alla ricerca di nuovi, piccoli, lettori. Se a leggere fossero solo quelli che vanno alle mostre e nei teatri, noi faremmo un buco nell’acqua. L’arrivo del Bibliomotocarro deve servire come un’iniezione di fiducia, di ottimismo, di speranza, di attenzione. Io svolgo attività di promozione del libro, di lettura e scrittura, compreso il laboratorio di “cinema letterario”: l’anno scorso ho svolto un progetto nei 14 comuni più piccoli della Basilicata e quest’anno in ulteriori 14, da Ginestra a Gorgoglione. La Regione ha contribuito per il 70%, poi Anci, Matera 2019, Università, Osservatorio Ambientale, Cnr...
Perché il Bibliomotocarro è entrato dritto dritto nell’immaginario lucano?
Una delle sua caratteristiche più belle è che funziona senza il “registro dei prestiti”. Un bambino sceglie un libro fra i tanti… e va via verso casa, stringendolo al petto.
Lei non prende nome e cognome: tutto si basa sulla fiducia.
Sì! Cos’è la fiducia? È un seme che porta frutti di responsabilità e di cittadinanza.
…e i bambini, quando ritorna in un determinato paese, glielo riportano sempre il libro?
Sempre, perché vogliono ripagare la fiducia. Alcuni genitori mi dicono che sono stati “obbligati” dai figli a venire a Ferrandina, il mio paese, a riportarmi il libro che non mi avevano restituito nel loro. Hanno compreso che quel libro deve finire nelle mani di un bambino di un altro comune. Questo è il bello.
Le capita di dare libri ad adulti?
Certo, magari a donne anziane che mi hanno chiesto un particolare libro di letteratura per ragazzi, motivando: «In quinta elementare lo volevo leggere, ma la maestra lo diede a un altro. Il desiderio me lo sono portato dietro per decenni ». Parcheggiando vicino a bar o saloni, mi avvicinavano inoltre dei vecchietti, dicendomi «Maestro, ma pensi solo ai bambini? Vogliamo leggere pure noi!». Ma poi molti mi confessavano di non avere neanche la quinta elementare o di non essere mai andati a scuola. Da qui l’idea di portare anche i libri di scuola elementare, questa volta da regalare, perché mi piace l’idea del vecchietto che va a casa e porta un libro con sé, come se riannodasse dei fili spezzati.
Una curiosità: ma il suo mezzo a che andatura va?
(ride) Sa perché rido? All’inizio la velocità era veramente lenta. Gliela racconto come una favola: era come se trasportassi un peso in più, che stava tutto nella scontentezza dei libri. Sì, non gli andava di stare sugli scaffali di un mezzo umile, semplice e povero come il motocarro, sempre abituati a scaffali alti e nobili. Con il passare del tempo, però, ho cominciato a sentire un chiacchiericcio: erano i libri che parlavano tra di loro! Si confidavano quanto fosse bello passare dalle mani di un bambino all’altro, attraversando le strade della Basilicata. Insomma, se inizialmente andavo a 35/40 km/h, ora la velocità è aumentata, per via di questa ritrovata leggerezza.
Quindi lei conosce bene la “realtà” delle strade lucane…
È stato bellissimo per me scoprire la Serrapotina per andare a Carbone, Calvera, Teana, ma anche fare la Saurina. In effetti la situazione non è delle migliori, le nostre strade lasciano a desiderare, in particolare le provinciali. Va meglio quando faccio la Basentana, la Bradanica e la Sinnica.
Visto che i suoi libri parlano tra di loro, cosa dicono quando si trova a passare in quelle zone che odorano di petrolio?
L’ultima cosa che ho sentito, che mi ha molto affascinato, è che dicevano «E’ bella questa storia di andare da un paese all’altro. Certo, anche con tutti gli “odori” che si sentono di qua e di là…» (ride).
Lei è ormai un personaggio noto, un simbolo. Se dovesse fare uno spot, “Venite in Basilicata”, cosa direbbe? Tra l’altro lei la gira tutta, e anche piano piano.
Bravo! (ride) La bellezza del motocarro è anche la sua la lentezza. Questo peregrinare lento mi ha consentito anche di guardare, osservare e scoprire. Intanto non parlerei delle persone: io mi fido della Lucania, un po’ meno dei Lucani (ride). Mi fi do della bellezza e del fascino dei luoghi.
Giorni fa, a Matera, lei ha ospitato Renzi sul suo mezzo. Com’è avvenuto l’incontro?
Il tragitto che Renzi ha fatto con me, è stato breve. È arrivato nei pressi della Provincia, al bivio, dove io lo attendevo.
Eravate già d’accordo?
Certo. L’incontro è stato organizzato da Salvo Nastasi, il rappresentante governativo all’interno di Matera 2019, con la “regia” di Salvatore Adduce che era lì con me ad attenderlo.
Siete stati una decina di minuti insieme.
Anche qualcosa in più: abbiamo parlato molto prima di avviarci. Ma vorrei precisare che arrivare a Matera sul mio mezzo, da parte di Renzi, non era un modo per fare ironia sull’assenza della ferrovia. Lui è salito a bordo per incontrarmi e per avere notizie del Bibliomotocarro: il motivo della sua visita in città era infatti parlare di Cultura, di Matera 2019. In molti non l’hanno capito: i giornalisti, ma anche quei Lucani che sui social mi hanno attaccato per aver dato un passaggio a Renzi. Che delusione. Io lo farei con qualunque politico che -come ha fatto lui- si rende disponibile a parlare SERIAMENTE di cultura e di libri per l’infanzia. Dopotutto, oh, lui è stato Premier e oggi è un candidato per quel ruolo! Ma ciò che conta davvero, è che il giorno dopo, mentre uscivano le mie foto sui giornali, io ero a Trivigno –paese in cui la scuola non c’è più- con una decina di bambini. E’ sempre stato quello il mio posto! Non la ribalta.
Cosa le ha detto Renzi al chiuso della cabina?
Mi crede se le dico che è stato lui a “intervistare” me? Voleva sapere tutto del Bibliomotocarro. E’ stato entusiasta nel sentirmi parlare dei “libri che hanno messo le ruote”, il mio servizio di biblioteca viaggiante. Poi, quando gli ho mostrato un “Libro Bianco”, composto dai racconti scritti di pugno dai bambini di paesi diversi, è rimasto di stucco. Gli ho mostrato il “cinema letterario” (allestito all’interno del motocarro – ndr) e mi sono permesso di dire che il Bibliomotocarro è espressione “dell’Umanesimo moderno”, perché oggi corriamo il rischio di essere immersi in una Modernità senza Umanesimo. Lui mi seguiva in questi ragionamenti, l’ho trovato sincero, autentico e vero. E ciò, lo devo dire, è in contrasto con l’immagine che io avevo prima di lui. Si è meravigliato molto del fatto che qui ancora esistono “maestri di strada”. Quando ha saputo che a volte faccio oltre 100 km per raggiungere anche solo un bambino, mi ha chiesto se convenisse. La mia risposta è stata: «Non solo conviene, ma è doveroso».
E lui?
Mi ha detto “Maestro, sei un grande”. Lui lo ha capito: il mio è un discorso collegabile al quadro che c’è a Palazzo Lanfranchi, “Lucania 61” di Carlo Levi. Quando giro tutti i piccoli paesi, attraversando tutte le strade provinciali, cosa vedo?
Vuole dire che la Basilicata è ancora quella di Levi???
Ci sono realtà che la ricordano. Questo parallelismo dà sostanza a questi 100 metri che Renzi ha percorso a bordo del Bibliomotocarro, che è un simbolo lucano e che ci tiene a rimanere tale.
Lei di libri ne trasporta tanti, ma quello sulla sua vita non ha mai pensato di scriverlo?
Certo, però non vorrei apparisse come la furbata di uno che strumentalizza una sua invenzione. Ma prima o poi lo scriverò. Ho già pensato anche al titolo “Il maestro che si faceva rubare le arance”.
Che c’entrano le arance?
Nel 1971/72, subito dopo la frana, insegnavo a Craco Peschiera. L’aula era una tenda militare. Avevo la 500, e per abitudine non la chiudevo mai a chiave. Siccome passavano spesso camion che vendevano agrumi di Tursi, io acquistavo casse di arance per la mia famiglia e le mettevo sul sedile posteriore. In classe i bambini mi chiedevano di andare al bagno, ma in realtà andavano a mangiare le arance della mia auto! Allora c’era la povertà. «Che nobiltà! –dicevano fra loro- il maestro si vergogna a darcele e preferisce farsele rubare!». Come ho appreso questa storia? Dopo 30 anni, uno di questi ex alunni si presentò con delle uova della sua fattoria e mi raccontò questi episodi, che io ignoravo! Loro erano cresciuti con questa idea di me.
La scuola moderna (digitale, tecnologica) le piace?
Assolutamente no. E ancor di più non mi piace questo voler insistere con il tablet, in sostituzione del libro. La “casetta” sul mio motocarro? È un riparo e un rifugio. Eppure sa che mi dicevano le persone all’inizio? «Dove va questo scemo? Non ha capito che il libro è una cosa vecchia e che ha fatto una cosa superata?!». Era il 1999 e io rispondevo: «La mia è un’idea POST-MODERNA!». Ho percorso i primi 100.000 chilometri nella solitudine e nell’isolamento. Fu Giovanni Floris di Ballarò a dedicarmi una puntata.
Tipico di noi Lucani: delle nostre cose belle, lasciamo che se ne accorgano prima gli altri.
Purtroppo non posso che confermare. Renzi mi ha detto: Maestro, sei grande! Ma qui nessuno finora me lo aveva detto. Qualcuno ci ha pure scherzato, dicendomi: se vince le elezioni, lui ti farà Sottosegretario!
Ma il Bibliomotocarro chi l’ha costruito materialmente?
Io l’ho progettato, ma lo ha realizzato un bravissimo artigiano, Vincenzo Papandrea. Ha fatto un lavoro straordinario. In Basilicata c’è tutto un tipo di artigianato che è a metà strada con l’arte.
Il film che la rappresenta?
Non mi rappresentano, ma mi piacciono quelli di Totò.
Il libro?
“Fontamara” di Ignazio Silone. Ma sono troppo affezionato ai miei “Libri Bianchi”. E’ stata un’idea di un’alunna bulgara di San Mauro Forte: temendo di dire una sciocchezza, alzò il dito e con voce flebile mi disse: «Maestro, e se i libri li scrivessimo noi?». Ho scoperto che i bimbi raccontano quello che vedono in casa e spesso ciò rappresenta un peso grave e insopportabile. Vogliono scrivere, perché l’affanno si alleggerisce sapendo che il loro racconto verrà letto e continuato da altri coetanei.
La canzone?
Sono stato un grande sostenitore di Celentano, quello de “Il Ragazzo della Via Gluck”.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
Solo “maestro”. Con la lettera minuscola. È difficile esserlo, ma se ci riesci, diventa una definizione appagante di per sé. Non ha bisogno di aggiuntivi.