idvrosella

Dopo i referendum nordisti c’è chi da noi per imitazione cavalca l’onda dell’autonomia ad ogni costo.

Intanto si finge di non comprendere che il vero obiettivo dei referendum indetti in chiave populista dalle Regioni Lombardia e Veneto era la specialità, magari come anticamera dell’indipendenza, come condizione non di riconoscimento culturale ma di statuto fiscale, cioè il mantenimento nei territori del ricavato dei tributi. Esito scontato. Era troppo facile verificare l’egoismo collettivo (ogni regione pensi a sé): l’unica abilità (questa sì, veramente populista) è stata il cavalcarlo. Veneto e Lombardia sono lontanissime dall’avere quelle ragioni di vera specialità riconosciute dai nostri lungimiranti padri costituenti alle cinque regioni autonome italiane. Da noi, pur riconoscendo la “specialità” delle risorse petrolifere a cui aggiungere quelle idriche, entrambe strategiche e considerate universalmente di interesse nazionale, non è certamente questa la strada da seguire. Quello di cui abbiamo bisogno è una nuova contrattazione con il Governo nazionale sui benefici delle risorse strategiche nazionali ancora equivalenti al classico piatto di lenticchie oltre ad una diversa fiscalità con maggiori quote rispetto a quanto incassato dallo Stato sugli idrocarburi. Il riconoscimento deve pertanto tradursi in maggiori investimenti statali e nel superamento dell’handicap delle infrastrutture materiali ed immateriali. Tutto questo salvaguardando la solidarietà tra territori, oltre che tra individui. Dunque, si metta subito fine alle ipocrisie e si rinsaldi, invece, il vincolo solidale tra i territori, di cui è elemento essenziale quella redistribuzione della ricchezza che la specialità richiesta negherebbe.