RenziTito

Ha fatto tappa mercoledì a Tito “Direzione Italia”, il tour in treno del segretario del Pd, Matteo Renzi. Un viaggio per “distaccarsi dai chiacchiericci politici”, e discutere invece di una Sinistra interessata agli “ultimi”.

Non Potenza, dunque, ma Tito, sede del Cnr “centro d’eccellenza nel Mezzogiorno, con personale di grande livello e con grande passione; non solo, anche con sperimentazioni che possono essere punto di riferimento internazionale”, ha dichiarato Renzi.
2000 km già percorsi in treno dal segretario, e molte infrastrutture dove vige la necessità di intervenire. “In questo lungo viaggio è bello toccare anche temi diversi, realtà molto diverse tra loro, dal sociale alle aziende in crisi, ma anche bellissime realtà culturali come Matera Capitale della Cultura 2019. che ho visitato qualche giorno fa. Nella provincia di Potenza, il Cnr è un luogo che ci invita a ragionare di futuro. Abbiamo iniziato finalmente a mettere un po’ di soldi sulle università, il governo con la legge di bilancio ha stanziato interventi per assumere oltre 1000 ricercatori, bisogna fare molto di più, perché l’Italia di domani sarà un’Italia di ricerca, di capitale umano e di nuove tecnologia”, ha affermato Matteo Renzi.
Si è poi soffermato sul reale motivo del suo “viaggiare in treno” spiegando che “significa voler stare lontano dal chiacchiericcio di tutti i giorni. In queste settimane non ho trovato nessuno che mi abbia chiesto un parere sulle alleanze, sulla legge elettorale, sulla Banca d’Italia e quindi su tutti i temi di cui la politica si occupa. Ho trovato invece persone che mi chiedevano di lavorare sulle pensioni, innalzare lo stipendio a chi guadagna poco, ho trovato tante persone preoccupate per il lavoro che non c’è per i giovani ma anche per i 50, che una volta perso il lavoro faticano a trovarne un altro. In un periodo in cui in Europa il Centro Sinistra e la Sinistra non stanno andando benissimo, è fondamentale per chi ancora ci crede, che l’Italia si caratterizzi per una Sinistra che parla degli “ultimi” e non dei problemi dei gruppi dirigenti.
E prima di entrare nell’Auditorium del Cnr per incontrare il pubblico, Renzi si è soffermato anche sul ruolo dei ricercatori, ancora troppo pochi in Italia e su quello che il suo Governo aveva iniziato a fare. “Non credo alla retorica dei cervelli in fuga, come unico racconto possibile dell’innovazione nel nostro paese. Ci sono tantissime esperienze come quella di Tito, che mostrano che l’Italia ha molto di cui essere orgogliosa, ma il numero dei ricercatori è ancora troppo basso, rispetto alla media europea (1/3 dei ricercatori tedeschi e metà di quelli francesi e inglesi). Il primo tema è mettere al centro dell’Agenda nuove assunzioni nel campo della ricerca. A questo si aggiunge il tema più ampio della stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione; sapete tutti che con la Buona Scuola sono state liberate dall’incubo della precarietà oltre 100mila persone, tra donne e uomini che avevano vinto un concorso e lo Stato lasciava a spasso. L’impegno che abbiamo messo come governo quando sono stato a Palazzo Chigi, è stato quello di superare il precariato della PA, attraverso la legge Madìa, la strada è però ancora lunga”.