pontiPOTENZA

La questione degli immigrati spinge in molti a invocare la creazione di “ponti” per favorire l’integrazione fra noi “indigeni” e gli sventurati che sfidano il destino nella speranza di un futuro migliore, ma ai ponti “virtuali” a Potenza si contrappongono i ponti veri, quelli che uniscono due sponde di un corso d’acqua o che collegano due luoghi.

Sono quattro i ponti che tengono banco nel dibattito cittadino, tre di essi sono vicini fra di loro, ma hanno epoca e caratteristiche differenti: tutti però collegano la riva destra del “nostro” fiume Basento alla riva sinistra. Il quarto ponte collega il centro storico al rione Montereale. Quattro storie diverse, ma che stanno appassionando l’opinione pubblica.

 

 

IL PONTE MUSMECI: resisterà fino al 2022 (data di fine lavori)?

 

Lungo la strada che costeggia il fiume, via della Fisica, in circa 1600 metri insistono tre ponti, tutti ricompresi nell’area di competenza del Consorzio ASI, che di fatto risulta teoricamente “proprietario” delle strutture, il primo è un’opera d’arte dell’architettura moderna progettato dall’ingegner Sergio Musmeci, da cui ha preso il nome, venne commissionato dal Consorzio ASI della provincia di Potenza per collegare la grande viabilità di accesso a Potenza, la Basentana e il Raccordo Sicignano – Potenza, alla città. La denominazione, in base alla toponomastica cittadina, è “Viadotto dell’Industria”, ma esso è noto in tutto il mondo con il nome di “Viadotto Musmeci”. Inaugurato nel 1976, costò 920 milioni di vecchie lire e dopo 40 anni versa in condizioni di pietoso degrado, nonostante esso sia stato la prima opera di architettura moderna ad essere sottoposta a tutela da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio. Dopo tante chiacchiere finalmente si è trovato un finanziamento che consentirà di operare la tanto attesa ristrutturazione grazie ad un finanziamento di 3 milioni di euro previsto dal PO FESR 2014 – 2020 della Regione Basilicata e concretizzato con l’accordo di Programma fra la Regione Basilicata e il Comune di Potenza che ha approvato l’Investimento Territoriale Integrato (ITI), i lavori dovrebbero iniziare il primo gennaio 2020 e terminare entro il 31 dicembre 2022, la domanda che sorge spontanea è: resisterà l’artistico ponte per altri cinque anni, considerando i numerosi acciacchi?

 

IL PONTE “DEL PARCO FLUVIALE”: ancora “impacchettato”

 

Poco più avanti del ponte Musmeci, un altro cavalcavia congiunge le due rive del Basento, non è carrabile, ma esclusivamente pedonale: esso è stato realizzato, ma ancora non inaugurato, nell’ambito della riqualificazione del Parco Fluviale del Basento, opera che ha assorbito la gran parte del finanziamento con fondi pubblici rivenienti da fondi europei. La riqualificazione del Parco Fluviale del Basento e in particolare la realizzazione dell’attraversamento pedonale ha avuto un tormentato iter progettuale che vide partire i lavori senza tutte le autorizzazioni necessarie, è stato necessario ottenere, a lavori in corso e poi fermati, l’autorizzazione dell’Autorità di Bacino per poter riprendere i lavori che sono iniziati nel maggio 2012 e che dovevano essere ultimati in un anno esatto; così non è stato per una serie di circostanze, fra cui i problemi legati al patto di stabilità, che hanno fatto accumulare oltre quattro anni di ritardo nella ultimazione delle opere, smentito le rassicurazioni provenienti dal Comune circa la ultimazione dei lavori e sulla riconsegna ai cittadini di uno pei pochi luoghi ove poter fare esercizio fisico. Quando finalmente pareva che per l’estate del 2017 il percorso che va dal Ponte Musmeci al Ponte San Vito potesse essere ripristinato e il viadotto pedonale fosse finalmente essere reso fruibile, al Comune hanno ritenuto dover dotare l’area di un impianto di videosorveglianza per garantire la sicurezza dei frequentatori. Risultato? Nuovo stop ai lavori in attesa di reperire ulteriori fondi, per cui l’avveniristico ponte pedonale rimane ingabbiato dalle recinzioni del cantiere.

 

PONTE SAN VITO: prigioniero di auto ed erbacce

 

Quello che sta messo molto male è lo storico Ponte San Vito, unica testimonianza archeologica presente in città, insieme alla Villa romana di Malvaccaro, la cui costruzione risale al terzo secolo dopo Cristo. Situato in area industriale gestita dal Consorzio ASI, il ponte in pietra con tre luci venne restaurato circa una decina d’anni fa, ma la manutenzione non è mai stata fatta e oggi le strutture del ponte versano in condizioni di scandaloso abbandono, con reale rischio di crollo in quanto già da tre anni alcuni grossi massi si sono staccati dai piloni e nessuno si è curato di rimetterli al proprio posto. Ultimamente si sono staccate altre pietre, per esempio quelle del pilastro centrale, in quanto due piante sono attecchite in cima al pilone e le radici hanno scardinato le pietre. Tace la Soprintendenza che ha sottoposto Ponte San Vito a vincolo, non interviene il Comune perché formalmente è il Consorzio ASI a dover intervenire, ma è noto che l’Ente deputato a gestire le aree industriali della provincia di Potenza non se la passa bene dal punto di vista finanziario e il Ponte San Vito viene lasciato all’incuria. Qualche mese fa venne data una ripulita tutt’intorno provvedendo a liberare le storiche mura dall’invasione della vegetazione, ma la natura è implacabile e nella bella stagione è normale che erbacce ed arbusti si impossessino dell’area circostante l’area archeologica. Coloro che volessero ammirare lo storico ponte si troverebbero l’ingresso ostruito da automobili da un lato e da arbusti al lato opposto, il camminamento e le strutture esterne sono coperte da vegetazione

 

PONTE MONTEREALE: gli operai, chi li ha visti?

 

Il ponte di Montereale è stato per anni circondato da impalcature per impedire ai calcinacci di danneggiare cose e persone: un primo stanziamento per il restauro venne revocato. l’Amministrazione De Luca, nel rideterminare la ripartizioni dei fondi FSC, ha deciso di stanziare 2.500.000 euro adottando un progetto che in pratica ha “salvato” solo i pilastri ritenendoli patrimonio storico da preservare, scelta non condivisa da alcuni tecnici e da molti potentini. I lavori sono iniziati nell’agosto 2016 e dovrebbero durare 450 giorni, ma fi n dai primi colpi di piccone gli abitanti di Montereale e i frequentatori del parco e della Piscina Comunale hanno cominciato a protestare, sia per i gravi disagi nella viabilità di accesso sia per la scarsità di manodopera impiegata per portare avanti i lavori. Più volte tecnici e amministratori comunali hanno evidenziato la complessità del lavoro e i conseguenti disagi da sopportare per residenti e frequentatori di Montereale, assicurando, però, che i termini per la riconsegna del ponte restaurato sarebbero stati rispettati. Più di qualcuno, invece, sottolinea che ci sono stati lunghi e ingiustificati fermi del cantiere anche alla luce delle favorevoli condizioni climatiche con scarse precipitazioni: si rimarca che solo la nevicata di gennaio 2017 ha comportato una quindicina di giorni in cui non si poteva lavorare. Le proteste, copiose e reiterate, corrono sul web, le “vittime” della lentezza con cui procedono i lavori di ristrutturazione del ponte, con cadenza quasi quotidiana, si sfogano sui social network pubblicando foto e aggiornando l’avanzamento, si fa per dire, dei lavori evidenziando che sul cantiere sono presenti pochissimi operai. Abbiamo voluto verificare queste affermazioni e in due settimane di sopralluoghi non abbiamo visto più di tre o quattro addetti al lavoro. Nello scorso mese di agosto sono state recuperate le ultime travi che tenevano incatenati i pilastri, dopo di ciò -ci fanno notare due residenti di via della Pineta- sono state montate solo tre impalcature intorno ad altrettanti piloni. Le preoccupazioni dei residenti e degli utenti della Piscina riguardano l’inadeguatezza della strada che collega via Vaccaro a Montereale, soprattutto il tratto finale, senza marciapiedi e con un lato utilizzato per parcheggiare; percorrere il tratto, da sotto il ponte fi no alla cima della salita, è esternamente pericoloso. I residenti più anziani rivolgono un accorato appello al Sindaco e ai tecnici impegnati nella direzione dei lavori affinché obblighino l’impresa appaltatrice ad incrementare significativamente il numero di operai impegnati nei lavori per accelerare al massimo l’ultimazione della ristrutturazione.