pranzoESPOSITO

Anche se –beato lui sembra un tronista appena uscito da uno show di Maria De Filippi, il Capitano del Potenza, il 32enne Gennaro Esposito, è forse il napoletano più atipico che ho intervistato finora. E’ molto abbottonato, (parla poco –soprattutto di sé–) e non è nemmeno scaramantico (se ci è concesso un minimo di oleografia). Quel che conta di più, però, è che sembra un giovane piantato molto bene per terra: è sicuramente anche questo uno dei segreti di una squadra schiacciasassi che sta facendo sognare la città, come non capitava da anni.

Come giustifica la sua esistenza?
Fin da bambino ho sempre sognato di giocare a calcio.
Ha iniziato nelle giovanili del Napoli?
No, sono partito dalla squadra del mio paese, Volla. Nel Napoli ho militato a partire dagli Allievi Regionali, e a 19 anni ho esordito con la prima squadra in B.
Ha giocato anche in Serie A?
Ho fatto una presenza col Siena. Lì sono arrivato dopo il fallimento del Napoli; fu mister Gigi Simoni a chiamarmi e a darmi quell’opportunità.
È stato a Siena che ha conosciuto l’attuale presidente del Potenza, Salvatore Caiata?
Si. Andavo sempre a pranzo da lui con Ciccio Colonnese, nel suo locale a Piazza del Campo.
È la sua seconda stagione in rossoblù, una stagione completamente diversa dalla precedente…
E’ sempre una questione di organizzazione. Anche lo scorso anno partimmo bene, nelle prime tre partite fummo devastanti, ma eravamo contati. Oggi, invece, siamo in 25 e chiunque scende in campo può fare la differenza. Premetto che ho scelto Potenza per la piazza: venni qui quando giocavo con l’Hellas Verona e con il Gallipoli, e notai che c’era un pubblico straordinario.
Dato che Caiata già lo conosceva, qualche suo compagno si è consultato con lei prima di fi rmare?
Già lo scorso anno si era avvicinato al Potenza per prenderne una quota. Ricordo che dissi a Vincenzo Pepe «Se entra Caiata in società, ci possiamo togliere delle belle soddisfazioni ».
È stato il primo tesserato del nuovo Potenza Calcio. Cosa le ha detto il presidente per convincerla a rimanere?
Stavo andando a fi rmare per una squadra pugliese di Lega Pro. Caiata mi ha bloccato a Salerno per un caffè. Ci siamo incontrati in un bar, anche con Daniele Flammia.
L’ha tirata per i capelli insomma…
Sì, mi ha proprio prelevato. Io ero con il mio manager Camillo Cannizzaro, già pronto per fi rmare altrove.
E così lei ha telefonato a quegli altri: “Non vengo più”.
Sì (ride) e ci hanno praticamente preso a male parole, perché mancava solo la fi rma e stavamo andando lì per quello.
E in quel bar cosa le ha detto Caiata, di così convincente?
Mi ha presentato il suo progetto, che è tutto ciò che vedete oggi. Certo, nessuno di noi si aspettava un inizio con un botto del genere. Man mano, però, abbiamo acquisito forza, il gruppo è tosto: França, ma anche Siclari, Guaita, Berardino, Guadalupi, Pepe… e tutti gli altri.
Qual è l’errore che la squadra non deve assolutamente commettere adesso?
Perdere l’umiltà. Ogni partita è come una fi nale. È la verità. Il tragitto è ancora lungo, tortuoso. Probabilmente beccheremo delle batoste -spero di no- ma non dobbiamo cullarci. Bisogna stare tranquilli, lavorare e mantenere questo ritmo, che le altre squadre oggi non hanno.
La gente la ferma di più per strada?
Quest’anno sì (ride). L’anno scorso un po’ meno.
Cosa le chiedono solitamente?
Foto, autografi sui poster. È una cosa bella, che va vissuta e dobbiamo goderci questo momento, ma senza perdere la testa.
Altrove nella sua carriera aveva vissuto cose del genere?
Si, era già capitato in piazze come Verona, Gallipoli… si è verifi cato con la vittoria del campionato.
Quelle volte il segreto è stato rimanere con i piedi per terra?
Sempre. E credere soprattutto nel gruppo: siamo insieme da due mesi, ma sembrano anni. Il mister è capace di tenerci sempre motivati e a tremila. Il Presidente mi manda sempre dei messaggini con cui mi invita a dimenticare la vittoria appena ottenuta, e a pensare alla prossima. Me li fa girare alla squadra (ce ne mostra uno – ndr).
In questi giorni si parla tanto anche del Viviani: ritiene che un domani lo stadio debba essere spostato?
Esatto, un domani. Prevedo uno stadio da 50mila posti, Ma adesso il Viviani è perfetto per noi. I tifosi scendono tranquillamente anche con le scale mobili ed è facilmente raggiungibile.
Non ritiene però che una tifoseria dovrebbe seguire sempre la propria squadra, non solo quando vince?
Dovrebbe essere così, ma ognuno fa le sue scelte.
Ha fatto un bel gol su punizione qualche settimana fa…
Gìà, un bel cross (ride).
Cioè non aveva tirato in porta?
E’ un nostro schema. Un tiro in porta in cui o la prende il primo uomo o fi nisce sul secondo palo… per fortuna è andata a fi nire all’incrocio dei pali!
Ma qual è il gol che ricorda con più piacere?
Non è che ne faccia moltissimi.
Proprio per quello.
Direi l’ultimo che ho fatto con l’Altamura, nessuno se lo aspettava. Il pressing sul portiere nessuno se lo sarebbe mai aspettato da me, perché dicono che sono più “tecnico”.
Porta la maglia numero 4, ha un significato?
Ho sempre fatto belle stagioni con quel numero sulle spalle. Quest’anno ho dovuto fare un “ballottaggio” con Diop, ma alla fIne me l’ha lasciato e lo ringrazio per questo.
Lei è scaramantico? Lo zainetto del presidente è diventato famoso.
No, non ho riti particolari. Stasera però il mister ci offre una cena per il gol che abbiamo fatto in Coppa dopo 9 secondi. Noi avevamo scommesso che riuscivamo a segnare con “la partenza allineata”.
Che rapporto avete con lui?
Ottimo. Scherza sempre sul fatto che nessuno riesce a tenere i suoi ritmi (ogni giorno fa avanti e dietro da Molfetta): anche il suo secondo e il preparatore atletico fanno fatica a stargli dietro. Arriviamo al martedì che già siamo proiettati sulla partita successiva. Guardiamo tutti i filmati e alla fine conosciamo tutto del nostro avversario. Le vittorie però nascondono sempre i difetti. Quando vinci è sempre bello, ma noi ripartiamo proprio dagli errori.
Quanto conta il fattore CULO?
Tanto, ma anche quello spesso te lo devi creare. Per esempio, con la Frattese mancavano 7 minuti e noi perdevamo 2-1. Una squadra che non ci crede, una partita del genere al massimo te la pareggia, noi abbiamo vinto.
È stata una responsabilità tirare quella punizione…
Di solito le tiro sempre io. Di Senso è andato subito ad alzare Panico da terra, “perché dovevamo segnare”. Queste sono piccole cose che fanno capire che tutti remiamo nella stessa direzione.
C’è un suo “Guru” calcistico?
Sono partito con Gigi Simoni, una persona eccezionale. Dopo di lui a Siena è arrivato Gigi De Canio, e il suo secondo era Antonio Conte con cui facevo sempre “tecnica individuale”.
Il suo rapporto con la città di Potenza. Dove vive?
L’anno scorso stavo in zona Gallitello, vivevo con altri due ragazzi. Quest’anno ho preso un appartamento nel Centro, perché mia moglie verrà spesso a stare qui.
Sono molti i potentini che si lamentano di un centro storico morto, lei cosa ne pensa?
Non è così. Vedo sempre una marea di gente, tanti giovani che si riuniscono. Ed è normale che la sera ci sia un po’ di “coprifuoco”. C’è qualche problema di parcheggio, questo sì, ma lo risolvo lasciando la macchina allo stadio. Salgo usando le scale.
Lei è un giovanotto che vive tutto solo in un’altra città, sua moglie è gelosa?
Tanto, ma deve stare proprio tranquilla, può dormire su 15 cuscini!
La domenica, dopo la partita, torna a Napoli?
Sì, sempre, torno dalla mia famiglia. Alle cinque del pomeriggio mi metto in macchina e parto.
Il rimprovero che le fa più spesso sua moglie (a parte quello di stare poco a casa)?
A parte quello (ride), direi nessuno. Conosco bene il sacrificio che fa lei a tenere una figlia di tre anni, napoletana verace, vivacissima. Un terremoto.
Tra l’altro, prima mi mostrava che se l’è appena tatuata su un braccio.
Già, sul sinistro. Mia moglie è la prossima.
Per par condicio!
(ride)
Che città è Potenza?
La prima cosa che colpisce è la temperatura. Cavolo, fino a Picerno è normale… poi a Potenza c’è tutto un altro clima. Io parto da Napoli con 30 gradi, passato Sicignano degli Alburni siamo già a 15. Ci sono già le nuvole. E’ una cosa quasi inspiegabile! (ride).
... a parte il clima?
Ci vedrei bene qualche locale in più per i giovani, per il dopo-cena. Cose così.
Lei la sera a Potenza cosa fa?
Niente di particolare, a parte la cena con gli amici. Di solito si resta in Centro. Quando ci sono le partite in tv ci riuniamo e la vediamo tutti insieme in qualche pub. E’ bello.
Quindi con i compagni di squadra siete anche “amici”?
Sì, ed è una condizione essenziale per vincere. Se ti senti bene, se c’è sintonia, quella corsa in più te la fai volentieri.
La più grossa litigata della sua carriera?
In effetti con qualche mister mi sono incazzato, ma è meglio non fare nomi. Era una questione di pelle.
Lo ha mandato a f….lo?
Sì, parecchie volte. Siamo arrivati anche alle mani, quasi. La gente vede solo le partite, ma non sa cosa succede dietro. Tuttavia, per me lo spogliatoio è sacro: nulla di quello che viene detto o fatto lì dentro deve uscire fuori.
Cioè non si deve andare a spifferare tutto al Mister o al Presidente?
Non solo a loro, ma manco ai giornalisti. Nella mia carriera è successo e io mi sono arrabbiato moltissimo. Il giocatore che stringe amicizia col cronista per avere un voto in più sul giornale … beh, per me è una cosa vergognosa.
E cosa la fa arrabbiare quando legge i giornali?
Sinceramente? Non li leggo proprio. Mi limito a sfogliarli al bar, mentre bevo il caffè. La squadra è una cosa, la società un’altra e la stampa un’altra cosa ancora. Ognuno deve fare il suo lavoro.
Da Napoletano vero: le piace la serie “Gomorra”?
Sì e non vedo l’ora che ricominci.
Cosa ne pensa delle polemiche sull’immagine che viene data della Camorra?
E’ solo un telefi lm, anche perché a Napoli non è mica tutti i giorni così. E quelle cose accadono ovunque.
Non crede possa esserci il rischio di un “effetto emulazione” nei più giovani?
Ma guardi che i ragazzi di Napoli certe cose già le conoscono, anche se in quei telefi lm si enfatizzano per questioni di trama. La serie mi piace perché ci sono molti colpi di scena. Tutto qui.
E di Saviano cosa pensa?
Diciamo che ognuno ha le sue idee...e lui ha le sue.
Il film che la rappresenta?
“Il Gladiatore”. Può sembrare scontato, ma quando lo passano in tv non riesco a cambiare canale.
La canzone?
I classici di Napoli. Direi “Tu sì ‘na cosa grande”. E’ la canzone mia e di mia moglie.
Il libro?
Te lo dirò un giorno (ride).
Fra cent’anni scoprono una targa al Viviani, in suo ricordo…
Avrò centro trenta anni, ma ci verrò sicuramente (risate).
…Cosa vorrebbe ci fosse scritto?
E’ troppo presto per dirlo. Io e gli altri non abbiamo fatto ancora niente.