nuovoDISCOUNT

Il panorama commerciale da qualche anno è in continua evoluzione, stanno sparendo i cosiddetti negozi di prossimità, ovvero le attività commerciali, che per anni hanno mantenuto vivi i quartieri e i centri storici.

Per quanto concerne il settore alimentare, sono scomparse le tradizionali latterie in sostituzione stanno prendendo piede i punti vendita di prodotti caseari di qualità, non esistono più gli empori dove si vendeva di tutto, pochissime le salumerie tradizionali, cominciano a riaprire le macellerie che puntano su prodotti di gastronomia pronti per l’utilizzo, proliferano le panetterie e negozi che smerciano prodotti da forno artigianali, difficile trovare le tradizionali rivendite di vino, oggi sostituite dalle più sofisticate enoteche. Sopravvivono pochi negozi che vendono elettrodomestici: oggi la tv, il frigorifero o la lavatrice si acquistano nei megastore delle grandi catene del settore, non si trovano facilmente, di conseguenza, i laboratori artigianali che effettuano riparazioni, oggi sostituiti dai centri di assistenza dei vari marchi presenti sul mercato. Anche il settore dell’artigianato ha subito una profonda trasformazione, difficile trovare un falegname, un ciabattino, un lattoniere. Da qualche tempo va di moda il fai da te, come dimostra il proliferare di grandi magazzini di bricolage, la crisi e i costi di gestione hanno fatto scomparire molti laboratori di fabbri. Nella città di Potenza la crisi del settore produttivo e del commercio è ancora più evidente, basta contare le serrande abbassate nelle strade che una volta pullulavano di attività commerciali o artigianali. Nel giro di un decennio è completamente cambiato lo scenario del commercio, ha preso il sopravvento la “grande distribuzione” con una ventina di supermercati “tradizionali” e una decina di “discount”, ove fare la spesa costa di meno, ma ti devi accontentare di sottomarche; riescono a convivere con i grandi marchi della distribuzione una serie di minimarket per lo più a gestione familiare, non mancano i centri o le gallerie commerciali, cambiate le abitudini dei consumatori che con le aperture domenicali di supermarket e centri commerciali dedicano il giorno del riposo allo shopping. Nonostante il bacino di utenza sia già abbastanza saturo, negli ultimi tempi è nato un nuovo discount ai margini della zona industriale, costruito in pochi mesi, altri li stanno realizzando, uno sorgerà dove per anni ha operato una nota concessionaria di auto nei pressi del ponte San Vito, un altro discount sta sorgendo all’inizio della fondovalle di via Mazzini, in via dell’Unicef, (non senza polemiche per la scelta urbanistica di “cementificare” un’area che, nelle promesse e nelle intenzioni non mantenute degli amministratori comunali che adottarono il Regolamento Urbanistico, era destinata a diventare un parco urbano). Un altro grande insediamento commerciale sorgerà a breve nell’area in cui operava la Magneti Marelli. Un attivismo che non appare coerente con la crisi che investe la città di Potenza (con tanti giovani costretti ad emigrare e quindi con meno potenziali clienti), e che nel nostro Paese non sempre produce posti di lavoro stabili in quanto molti degli assunti nel settore del commercio lavorano con contratti a tempo determinato e il precariato è molto diffuso. A volte non mancano i lavoratori in nero. Un discorso a parte merita il proliferare dei bar e locali di intrattenimento, i potentini ne sono assidui frequentatori, amano fare colazione, prendere l’aperitivo, fare gli happy hour e stanno prendendo piede gli “aperi-cena”. Solo in zona Gallitello quest’anno sono stati aperti non meno di 5 bar che hanno affiancato quelli esistenti, tutto questo proliferare di attività rende difficile per alcuni reggere il peso della concorrenza soprattutto se si debbono sostenere spese per il fitto e per le tasse che, come la TARI, incidono in maniera preponderante nel bilancio di un’attività, per cui è fisiologico che alcune attività abbiano chiuso.