CaianoPranzo

Il 1 gennaio scorso, la mattina dopo il Concerto del Capodanno Rai tenutosi a Potenza, in città erano in molti a sostenere che fra i vari big, la migliore figura l’avesse fatta il “giovanotto” Renzo Arbore con la sua Orchestra Italiana.

E ciò è indubbiamente anche merito di colui che, da anni ormai, ha l’onore e l’onere di essere uno dei cantanti solisti di quel gruppo straordinario. Mariano Caiano, 50 anni, napoletano verace (che ha collaborato e militato con 99 Posse, Articolo 31, Gianni Bella, Nino Buonocore, Alan Sorrenti e tantissimi altri ancora), quella sera dal palco percepiva la gioia di quei Potentini radunatisi in massa in Piazza Prefettura: un senso di rivalsa -ci spiegherà- misto al dubbio/consapevolezza che si trattasse di un evento irripetibile. Non tutti sanno, però, che il musicista (fresco di stampa col suo nuovo CD da solista), da una decina d’anni abita proprio qui da noi, a Tito, in provincia di Potenza.


Come giustifica la sua esistenza?
Nel mio piccolo, regalando emozioni. Faccio musica da sempre –a parte una parentesi col teatro- perché è il mio vero amore. Qualcuno lì in Alto ha deciso che questo omino, nato a Napoli nel 1967, debba fare musica ed emozionare la gente. L’altra sera al prestigiosissimo Palazzo della Arti di Napoli, stavo presentando questo mio nuovo disco, “Stamm’ Accussì”… e ho visto delle persone alzarsi in piedi e asciugarsi le lacrime.
Magari si sono ritrovati in qualche strofa, perché questo è il suo primo disco solista cantato interamente in Napoletano. E’ il primo CD, inoltre, a uscire col suo vero nome.
Infatti. Lei sa che avevo già fatto molte altre cose da solista, però col nome d’arte “Hobo”, che incarnava il mio progetto reggae, e col quale avevo avuto delle uscite per Universal, Carosello etc.
Un progetto che è terminato.

Non proprio, direi che per il momento è su un altro binario. Durante il mio percorso di militante reggae mi sono capitate un po’ di cose che mi hanno fatto riflettere. Da quel punto di vista, pertanto, ho ritenuto opportuno spegnere il motore della barca, buttare l’ancora e fermarmi per un istante. Guardi, il movimento reggae e rasta italiano, al di là di tutti i discorsi su pace, amore e condivisione, non è proprio tutto rose e fiori. Ci sono molte contraddizioni e a volte anche molto fanatismo. Ovviamente, però, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
E così lei è ripartito semplicemente come “Mariano Caiano” ed è “approdato” nella sua Napoli.
Non a caso, sulla copertina del nuovo disco, un EP di cinque tracce, c’è il Vesuvio, il mare e sulla spiaggia una bottiglia con dentro Pulcinella. Ma è un Pulcinella prigioniero - se guarda bene- che è arrabbiato e non può uscire.

E’ un’immagine solo apparentemente semplice e da cartolina.

Pulcinella in quella bottiglia è disperato. Forse sono io. Sto urlando, ma nessuno mi sente.

La disperazione di un uomo del Sud?
La disperazione di un uomo, da ovunque provenga. La disperazione di ogni uomo che non è felice della situazione. Ecco il perché del titolo: “Stamm’ Accussì”.
E’ un disco in cui c’è anche molta Basilicata.
Sì, in complesso ho avuto l’onore e l’immenso piacere di lavorare con musicisti straordinari: Chris Lapolla (chitarrista e fonico che per questo disco ha avuto i complimenti persino da Gegè Telesforo); Valerio Lotito, grande batterista; la dolcissima Paola Pascale (che canta in perfetto Napoletano); Andrew Boffa, mandolinista eccezionale; Antonio Gruosso alla fi sarmonica; Rocco Mastroberti (uno dei bassisti più interessanti della scena reggae) e tanti altri, compreso il potentino Gianluca Sanza, che ho avuto il piacere di riabbracciare dopo diverso tempo. Sono tutti musicisti eccelsi che mi hanno accompagnato in questo “viaggio” musicale di cinque tracce: dalla Giamaica a Cuba, passando per l’Argentina e arrivando in Nord Africa.
E’ comunque un disco molto “lucano”, anche perché lei vive qui da una decina d’anni.
Sì, ho iniziato a fare la spola Napoli-Potenza nel 2007. Poi, nel 2010, mi sono trasferito a Tito.
Si trasferì qui da noi per ragioni non-lavorative…
Sì, per una storia d’amore, che poi è finita, ma io comunque sono rimasto qui e ben volentieri.
Da quando è qui in Basilicata, come cantante e percussionista ha anche suonato con molti gruppi locali. Ma spesso queste collaborazioni sono durate molto poco. Come mai?
Devo essere sincero? Potrei essere cattivo.
Vediamo.
Ancora una volta non posso fare di tutta un’erba un fascio, ma posso dire di aver avuto alcune esperienze molto negative, assai frustranti. C’è stato anche chi si è avvantaggiato del mio nome e del mio curriculum per acquisire credibilità e per fare più serate, per poi scaricarmi biecamente quando non ha avuto più bisogno di me. E’ incredibile, se penso che il più delle volte ho suonato e registrato gratis. Non mi era mai successo. Forse alcuni musicisti lucani dovrebbero fare una scuola di vita: all’epoca c’era stato persino chi, sapendo che mi sarei trasferito in Basilicata, aveva avuto paura che potessi “fregargli” il lavoro. Il problema è che qui, per la musica, non ci sono molti soldi e allora ci si guarda con diffidenza. Alla fin fine ho dato, dato e ridato, ma in compenso sono stato trattato malissimo, venendo persino lasciato a casa il giorno stesso di un concerto, senza essere avvisato. Attendo ancora oggi dei chiarimenti che forse non arriveranno mai. Ho ancora il mal di testa per tutte le botte che ho preso, e in diverse occasioni. Tuttavia, come dicevo, questo discorso negativo non vale certo per tutti e il mio nuovo disco sta lì a dimostrarlo: pur potendo registrare con artisti napoletani, ci ho tenuto a farlo con molti musicisti lucani, grandi artisti e belle persone.
Ambiente musicale a parte, come vede da “lucano adottivo” questa nostra regione sempre in burrasca fra povertà, polemiche sul petrolio, spopolamento e sfruttamento? Con quali note suonerebbe una canzone sulla Basilicata?
Con note di speranza, perché io amo moltissimo questa Terra. Non a caso, non mi limito a viverci, ma ho comprato anche una casa, che - mi creda - è un impegno notevole (sono al seguito di Renzo Arbore da tanti anni, e grazie a lui ho potuto fare questo passo importante). Dico sempre che questa regione potrebbe essere la “Toscana del Sud”: è bellissima, ha un paesaggio incantevole, il cibo - come quello che stiamo mangiando - è straordinario. Qui c’è una storia stratificata come a Napoli: i “Pretoriani” dell’Impero Romano che, appunto, passavano per via Pretoria, le Crociate, i Turchi, Federico II che veniva qui in segreto per parlare a corte con i Templari. E’ una terra magica, energetica, di tradizioni ricche e originali. E la gente è favolosa, a parte qualche musicista un po’ stronzo. (ride).
Credo di capire che ci sia un “però”.
Il Lucano s’avissa scetà ‘nu poco. ‘Sto cacchio di senso del Brigantaggio dove diavolo è finito? Quel mitico senso di rivolta dov’è adesso? Il Lucano fa “campa cavallo, che l’erba cresce”. Il Napoletano, invece, se si sfastidia, il cassonetto della munnezza te lo appiccia (anche se non posso certo approvare questo comportamento). Voglio dire che lì c’è la rivolta, qui in Lucania no. Guardi, io che nella vita faccio il musicista e sono di Napoli, mi sono impegnato per la raccolta firme contro il radar a Monte Li Foj, ma alcuni miei vicini di casa a Tito mi rispondevano: «E a noi che ci frega?! Tanto mica vengono a metterlo qui!». Io sono Napoletano e perciò le parlo col piglio di chi ha sangue borbonico: la vogliamo far diventare un cesso questa regione? Mi piange il cuore.
Lei, al fianco di Renzo Arbore, era sul palco di Piazza Prefettura a Potenza, la notte del concertone Rai di Capodanno. Per molti cittadini è stata un’occasione di riscatto, visto che ormai “si fa tutto a Matera”. Lo percepiva, da lì sopra?
Assolutamente sì.
Con L’Orchestra di Arbore lei ha suonato ovunque, nel mondo, davanti a folle oceaniche. Ma cosa sentiva quella sera a Potenza?
Sentivo che la gente emanava una grande gioia, mista alla paura che quella serata fosse irripetibile. Mi arrivava questo: si godeva del momento, ma ci si domandava se non fosse stato un contentino e basta. Ma io trovo giusto che il Concerto si sia svolto a Potenza, perché, come dicono a Napoli: non puoi fare “tutto a Gesù e niente a Maria” (risate). Esiste Matera, ma esiste anche Potenza. E viceversa.
Una canzone (non sua, possibilmente) che la rappresenta.
Non ho dubbi: “Anima latina” di Lucio Battisti, con un’opzione per “il Nostro caro Angelo”.
Il film?
“Pomodori verdi fritti alla fermata del treno”.
Il libro?
“L’Imitazione di Cristo”, un testo medievale scritto da un anonimo misterioso. E’ come fosse una “Bibbia”, ma spiegata con più semplicità e meno retorica.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
«Tu che passi di qui, che mi conosca o meno, voltati e regalarmi un sorriso, perché di sorrisi mi sono nutrito in vita».
Bello. Chi lo diceva?
Nessuno. Mi è venuta ora.

 

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