Erricopranzo

Capelli ricci, viso tondo e occhi grandi, Valeria Errico, avvocato, è assessore ai Servizi Sociali, Politiche Abitative e Sport del Comune di Potenza. Una delega piuttosto ampia, che include questioni a 360 gradi. Con lei abbiamo cercato di far quadrare il cerchio.

Come giustifica la sua esistenza?
Ho avuto un’esperienza importante nel mondo del volontariato. Sono stata responsabile dei Giovani dell’Unitalsi, e l’aver vissuto sulla mia pelle la dimensione sociale, mi consente oggi di riversare quell’esperienza tanto nella vita di tutti i giorni, quanto nella mia professione di avvocato, quanto nel mio ruolo di assessore.
Da piccoli, qui a Potenza, capitava spesso che passasse un anziano e chiedesse “Tu a chi appartien’?”.
(ride). Io “appartengo” politicamente al Centro, area cattolica. Il mio consigliere comunale di riferimento è Franco Morlino (Popolari per l’Italia - ndr), io lavoro presso il suo studio di avvocato. Mi ha introdotto lui in questo mondo della politica, ben conoscendo le mie capacità.
Entriamo nel vivo. Povertà: secondo l’Osservatorio della Caritas Diocesana, c’è un aumento di richieste di aiuto pari al 13%. Inoltre il 28,6% delle persone manifesta una “quasi totale mancanza di reti relazionali”. In pratica, a Potenza (e nel circondario) c’è un problema “solitudine”.
Confermo che la soglia di povertà è notevolmente cresciuta e che soprattutto c’è un altissimo numero di persone sole. E’ vero, c’è un tipo di povertà “nuova” (non ci sono più solo gli “ultimi”, ma anche i “penultimi”, come i genitori separati, per esempio), ma ciò che percepiamo negli uffici è un grande bisogno di essere “ascoltati”, di avere una “guida”. Molto spesso da noi gli utenti vengono anche solo per sfogarsi. Le cause di tutto ciò? Molteplici: fra queste, i cambiamenti di una società in cui valori si modificano, diventano precari, si perdono. Vorrei sottolineare, per esempio, il nostro lavoro contro il gioco d’azzardo patologico: fra le azioni da avviare, c’è anche quella di predisporre dei questionari da sottoporre (in forma anonima) agli studi medici.
I Potentini, in particolare, in tempi recenti manifestano una certa crescente “rassegnazione”. Anche lo stesso presidente del Potenza Calcio, Caiata, ci diceva di voler riaccendere –nel suo piccolo- un certo senso di “appartenenza”, che lui vede un po’ “addormentato”.
C’è stato, in effetti, un momento in cui i tifosi avevano perso la fiducia nei confronti delle precedenti società, e vi si erano messe anche contro.
Credo che Caiata si riferisse a un discorso più ampio, nel senso di appartenenza alla città.
E qui allora bisogna chiarire: i Potentini, ahimè, spesso e volentieri sono più propensi a lamentarsi, che ad apprezzare quanto di buono già hanno, o a darsi da fare per migliorarlo.
E oggi il potentino cos’ha da “apprezzare”?
Rispondo con una domanda: e noi, dal canto nostro, siamo proprio sicuri di conoscere bene la nostra città? Recentemente, col progetto “Estate in Città”, abbiamo portato molti anziani in giro per le chiese e i palazzi del centro storico. Siamo sicuri di mettere anche del nostro per il bene della città?
Ho capito, ma mi dica una cosa della quale il Potentino di oggi dovrebbe essere felice.
A parte qualche episodio, Potenza è una città vivibile, tranquilla, piena di manifestazioni teatrali, con gli sport quasi tutti rappresentati. Io dico: cosa ci manca? Cosa non c’è qui, che trovate a Napoli o a Salerno?
E perché allora i giovani se ne vanno, secondo lei?
Perché il Potentino, per sua natura, è sempre alla continua ricerca di qualcosa, che forse non sa nemmeno bene cos’è.
E’ in fuga da se stesso?
C’è una fase della vita in cui tutti siamo andati a studiare fuori. Alcuni sono tornati, mentre quelli che sono rimasti fuori, vivono con la continua speranza di tornare. A chi se ne vuole andare, allora, io direi: cos’è che a Potenza ti manca?
Forse un lavoro.
Concordo che bisogna creare opportunità di lavoro. E c’è ancora molto da fare. Ma sulle mancanze sociali, invece…
…ma non crede che a Potenza, per dirne una, ci sia un problema di “meritocrazia”? Lei è avvocato: non crede, per esempio, che ci siano alcune professioni “blindate” da famiglie e cognomi importanti?
Io non vengo da una famiglia di avvocati, eppure adesso svolgo la professione in uno studio prestigioso. Ciò che dice lei è quindi da vedere; bisognerebbe valutare caso per caso. Può essere che il discorso della mancanza di meritocrazia sia solo una sensazione, a cui tutti prestano fede, ma che potrebbe non essere supportata da dati di fatto.
Un grosso problema sociale di Potenza allora qual è?
La mancanza di lavoro per una fascia di età, quella un po’ più adulta. Di conseguenza, di pari passo, una mancanza di alloggi.
Cosa intende fare il Comune in merito alla questione abitativa?
In questa fase, insieme all’Ater, stiamo per assegnare i 25 alloggi a Bucaletto, destinati a chi già abitava nella Cittadella (e che risulta nella graduatoria delle case popolari). Come le diceva l’amministratore dell’Ater sul numero scorso, nel quartiere saranno costruiti altri alloggi popolari, e quando la graduatoria andrà a scadere si riaprirà il nuovo bando.
Recentemente avete annunciato che “Per il sostegno delle famiglie e c o n o m i c a m e n t e svantaggiate, al Comune di Potenza sono state assegnate risorse pari a € 1.920.107,00 per il triennio 2017/2019”.
In realtà il Comune ha partecipato a un bando, l’Avviso 3 del Pon Inclusione Sociale: ci siamo candidati al Ministero, e abbiamo ottenuto 1.920mila euro. Saranno individuati dei progetti a favore di alcune famiglie che hanno un certo reddito, e che hanno fatto domanda. In virtù di questa misura, potremo inoltre assumere un certo numero di persone per tre anni. Si occuperanno di tutta le sfera del “sociale”. Saranno molto utili per la nascita dei Piani Sociali di Zona, per esempio.
Questi soldi sono già in cassa?
Ancora no. Abbiamo avuto l’Ok del Ministero col decreto direttoriale: arriveranno non appena sottoscriveremo la convenzione.
Presto anche il Comune di Potenza avvierà il Reddito Minimo d’Inserimento.
I beneficiari saranno 388 persone: adesso siamo nella fase di “matching”, cioè di assegnazione ai vari progetti (anche Acta e Provincia hanno candidato i loro). Siamo un po’ più lenti rispetto agli altri comuni, perché il nostro è quello maggiormente interessato dalla misura.
Che tempi si prevedono?
Come termine ci siamo dati ottobre.
Ma non è una maniera di creare altri “dipendenti” dalla politica?
I numeri dell’operazione stessa palesano che lo stato di bisogno è alto. Per il momento si dà una risposta importante; è chiaro che bisogna porsi un problema per il futuro. L’attività delle Politiche Sociali è comunque tesa all’uscita definitiva dall’assistenzialismo.
Questione migranti. Com’è cambiata la vita della città, secondo lei? Il loro numero diminuirà?
E’ indubbio che il loro numero è sostanzioso. Gli ultimi dati parlano di circa 770 persone. E’ ovvio che una buona integrazione sociale si può fare soltanto con numeri diversi. Nell’ottica di una riduzione a Potenza, com’è noto, il Prefetto ha avviato interlocuzioni con gli altri comuni. Dal canto nostro, sta finalmente per partire il discorso del “Lavoro Utile”: lavoreranno gratis (soprattutto pulizie in città), ma gli immigrati saranno inquadrati (Inail, assicurazioni etc.) come dei veri e propri dipendenti.
Spiace dire, però, che in città comincia a serpeggiare un po’ di paura, dopo il tentato stupro registratosi in Centro. Si sente di dare un qualche messaggio ai cittadini?
Il Prefetto ci ha rassicurato che, soprattutto in alcune zone, è stata aumentata la sorveglianza, come in via Pretoria, dove presidiano dei poliziotti. Al di là del fatto di cronaca in sè, è una scelta che dipende inevitabilmente dal numero importante d’ingressi che c’è stato in città. Discorso accattonaggio: non essendo un reato, abbiamo chiesto un maggiore controllo ai centri dove gli immigrati sono ospitati. Guardi, in generale, se c’è stato un qualche errore, è stato commesso a monte: a livello nazionale non si è pensato alle conseguenze di un’accoglienza così tanto ampia e improvvisa. Il Comune viene a conoscenza delle cose a procedure ormai concluse.
Gli argomenti sarebbero ancora tanti, ma passiamo allo Sport. Il palazzetto Coni è ancora occupato. Come andrà a finire?
Nell’ultima riunione abbiamo pensato di avviare le azioni di sgombero, non prima, però, di aver avvicinato i ragazzi.
Cioè li cacciate, ma prima li avvisate?
Quelli di “Anzacresa” hanno detto che avrebbero abbandonato il palazzetto qualora si fossero avviate, da parte nostra, azioni di ristrutturazione. Noi stiamo reperendo i fondi necessari. Dopodiché, bisognerà fare un progetto, una gara…
Staranno lì un altro paio d’anni, insomma….
No, con la Polizia Locale abbiamo avviato le azioni che porteranno allo sgombero del palazzetto. Ripeto, confidiamo nella buona volontà dei ragazzi.
I lavori di ripristino della vicina piscina comunale come procedono?
In maniera serrata. Confidiamo di restituirla agli utenti nel mese di ottobre. Siamo alle battute finali. Abbiamo anche ampliato le capacità dell’impianto e realizzato nuovi bagni.
A Potenza molti utenti delle palestre lamentano tariffe esagerate, rispetto a quelle di Matera.
Non potrei fare un confronto, perché non conosco quelle di Matera. Si badi bene che negli impianti municipali dati in gestione ai privati, alle tariffe comunali va aggiunta l’Iva.
Il campetto, ristrutturato, di rione Verderuolo e i campi da tennis di Poggio Tre Galli non sono stati dati ancora in gestione. Perché?
Stiamo valutando se gestirli in autonomia o darli in gestione. A breve scioglieremo anche questo nodo.
Veniamo al “campetto” più grande di tutti: il Viviani. E’ troppo presto (facciamo gli scongiuri) per pensare a un adeguamento in vista di una Serie C?
No, non è troppo presto. Facemmo già un sopralluogo, quando si sperava nel ripescaggio, e perlomeno adesso sappiamo di cosa necessiterebbe. C o n t e m p o r a n eamen t e , si può ragionare anche sull’eventualità –avanzata dal Presidente Caiata- di realizzare uno stadio ex novo.
Ma lei allo stadio ci va?
Sì, anche se non tutte le domeniche, poiché mi divido fra i vari sport.
Il biglietto non lo paga…
Guardi che ho comprato l’abbonamento.
Lei quale sport ha praticato?
Pallavolo e aerobica.
Il momento più difficile del suo assessorato?
L’anno scorso, quando si accesero gli animi sulla questione Viviani e io ne ero molto poco responsabile, perché insediata da poco. E gli avversari politici che avevano chiesto le mie dimissioni ne erano ben consapevoli.
Ma lei per quale squadra tifa?
Per il Potenza.
Coraggio, sia meno diplomatica.
(ride). Da bambina tifavo Juve. Adoravo Vialli.
Se la sente di fare un pronostico sull’esito del campionato rossoblù?
Meglio di no.
Il film preferito?
“La vita è bella”.
Il libro?
“Anna Karenina”.
La canzone?
“Two Colors” di Cindy Lauper.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
Guardi, preferisco pensare al presente (ride).