CONVEGNODIOCESANO

Oltre 400 i partecipanti alla prima giornata del Convegno diocesano: 'Con lo sguardo di Gesù verso le nuove generazioni'. E' quanto si legge in un comunicato stampa dell'arcidiocesi.

"Alla presenza dell'Arcivescovo, monsignor Salvatore Ligorio, del vescovo emerito Agostino Superbo, di sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e un'ampia rappresentanza della Chiesa potentina, lo psichiatra Tonino Cantelmi ha proposto il tema sul quale ha invitato alla riflessione: “I nativi digitali tra social e nuove solitudini”.
Prima della relazione, l'assemblea convocata nel centro polivalente 'Cecilia' di Tito, ha pregato, invocando lo Spirito Santo, ascoltando la proclamazione di un brano del Vangelo, tratto dal 1° capitolo di Giovanni e ricordando, su sollecitazione dell'Arcivescovo, le vittime del disastroso sisma che ha colpito il Messico. Il direttore della segreteria pastorale diocesana, don Antonio Savone ha introdotto i lavori, da lui organizzati insieme al responsabile della Pastorale giovanile diocesana, don Carmine Lamonea, spiegando lo svolgimento dei nella tre giorni di confronto 'Con lo sguardo di Gesù verso le nuove generazioni. Monsignor Ligorio salutando «l’assise della nostra amata Chiesa che è in Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. Una Chiesa che conosce tante fatiche, senz’altro, ma che custodisce anche tanta disponibilità a fidarsi ancora dell’invito del Signore a prendere il largo e a osare. Come vorrei che uscissimo da questa santa convocazione facendo nostre le parole che il libro dell’Esodo pone sulle labbra degli Israeliti dopo l’uscita dall’Egitto: “Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!” (Es 19,8). Strategie o Sguardi? In sintonia con la Chiesa universale – ha proseguito l'Arcivescovo - impegnata nella
preparazione del Sinodo dei vescovi sui giovani l’anno prossimo, anche noi abbiamo voluto fermarci per discernere ciò che il Signore, prima ancora che una nostra disamina, ha da dire a riguardo. Per questo motivo, il tema del nostro Convegno diocesano suona così: “Con lo sguardo del Signore verso le nuove generazioni”. In gioco, infatti, non ci sono i nostri progetti o le nostre strategie pastorali, anzitutto, le nostre lentezze o le nostre incapacità, l’individuazione di capi di accusa o quel senso di deresponsabilizzazione che, talvolta, ci condiziona. In gioco c’è, appunto, l’assunzione di uno sguardo, quello del Signore, di cui noi siamo costituiti prolungamento e incarnazione. Non mi stancherò di
ripeterlo: in gioco c’è la nostra fede».
Cantelmi dal canto suo, in un intervento molto apprezzato, alternato con la proposizione di filmati ed esperienze personali e professionali, ha spiegato che «il nuovo modo di stare insieme è il web social. I giovani, ma soprattutto i giovanissimi, hanno a che fare con la 'reputazione web' alla quale è legata
a doppio filo la popolarità. Il successo è essere popolari, un crollo di popolarità significa non esserci.
L'esperienza si ha la necessità di essere condivisa sui social. Il riferimento è una comunità autoreferenziata, tecnobasata. La tecnologia non è uno strumento, è un ambiente, la tecnologia costruisce un mondo da abitare. L'essere attenti è il restringere il campo di coscienza. La società attuale è ipertestuale, circolare, casuale. I videogiochi stanno plasmando la società. Dagli analogici, agli immigrati digitali, ai nativi digitali, con cambiamenti emotivi che stanno abituando i nostri figli a rappresentare le emozioni più che a viverle. L'amicizia è un momento di intimità e la tecnomediazione della relazione pone nella condizione di non aver più parole per stare face to face, l'erosione dell'umano. I network telematici stanno frantumando i network della solidarietà. Non c'è una famiglia perfetta: la squisita attenzione per i limiti dell'altro, specialmente quando questi sono molto evidenti, conducono all'incontro autentico, quello in grado di cambiare la vita dell'altro, ma soprattutto è sul limite dell’altro».