pranzoesposito

È una persona energica e con la parlantina sciolta. 55 anni, capelli bianchi, ciglia folte e naso a patata, Domenico Esposito è da circa tre anni l’amministratore unico dell’Ater di Potenza. L’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale è un ente sub-regionale che si occupa di studio, progettazione, realizzazione e gestione di edilizia residenziale pubblica su tutto il territorio della provincia di Potenza.

Come giustifica la sua esistenza?
Tentando di lasciare un segno, soprattutto tra le persone bisognose.
Lei è nativo di Sant’Arcangelo, il paese di Vito De Filippo.
Sì, siamo coetanei.
Qualcuno allora potrebbe pensare “Ahhh, ecco perché…!”.
Sì, potrebbe pensarlo.
E penserebbe giusto?
Anche sì, semplicemente perché De Filippo è uno di quelli che conoscevano bene le mie doti, essendo stato io sindaco del suo comune per nove anni (2005-2014), e prima ancora amministratore alla comunità montana, nonché commissario straordinario e liquidatore. Sì, siamo amici d’infanzia, abbiamo un percorso politico condiviso, nonché una band, quando si era ragazzi a Sant’Arcangelo: “The Black Devils”. (sorride)
Entriamo nel vivo delle questioni Ater. I lettori ci scrivono: “E’ vero che alcuni alloggi di Potenza verranno assegnati agli immigrati”?
È una preoccupazione comprensibile, considerato il clima attuale, ma i cittadini devono innanzitutto sapere che assegnare le case popolari non spetta a noi, bensì al Comune, che predispone una graduatoria (che dura quattro anni), preceduta da un bando. Tre anni fa risposero al bando 1100 famiglie (dato indicativo della grave situazione a Potenza!!!), di cui poi 850 sono finite in graduatoria, poiché in possesso dei requisiti richiesti.
E gli extracomunitari?
Dal 2013 c’è una legge che consente anche a loro di partecipare a questi bandi: ma, attenzione, parliamo degli stranieri con regolare permesso di soggiorno, lavoro, famiglia etc.. Non parliamo, quindi, di profughi e richiedenti asilo, bensì, ad esempio, del Marocchino, l’Albanese che lavora da anni qui da noi. Quasi sempre questi extracomunitari hanno proprio le caratteristiche richieste nei bandi (basso reddito, famiglia numerosa, nessuna proprietà etc) e sono piazzati nelle prime posizioni delle graduatoria.
Quindi il Comune o la Prefettura non possono bypassare questo sistema?
No, non esistono provvedimenti straordinari del genere, di nessun organismo dello Stato. Esiste solo, in casi veramente eccezionali, un provvedimento di requisizione, in via provvisoria –come avvenuto dopo il Terremoto del 1980 o con la frana di Senise- che può riguardare non solo gli alloggi dell’Ater, ma anche quelli di quei privati che ne hanno diversi.
Un’altra segnalazione dei lettori: controllate periodicamente se gli assegnatari di alloggi popolari sono ancora in possesso dei requisiti economici iniziali?
C’è una legge che ce lo impone. Ogni due anni facciamo l’accertamento dei requisiti e del reddito, anche per ricalcolare il canone (al netto che se uno dichiara un reddito falso, tocca alla Guardia di Finanza accertarlo). C’è inoltre da dire che i “requisiti di mantenimento” sono diversi da quelli “d’ingresso”. E’ infatti previsto che qualcuno possa migliorare la propria situazione economica: ma se il reddito, per almeno un paio d’anni, comunque supera la soglia dei “requisiti di mantenimento”, si perde il diritto all’alloggio. Ma si verifica in pochissimi casi. Discorso diverso sono i casi di morosità. E’ il nostro dato più doloroso.
Sono molti gli assegnatari di casa popolare che non vi pagano “l’affitto”?
Già. Su circa i sei milioni e mezzo che annualmente mettiamo a ruolo, ne incassiamo in media quattro e mezzo. Ergo, c’è un 20% di assegnatari che non paga. E sono soldi, questi, che vengono sottratti principalmente alla manutenzione dei nostri immobili. E tenga conto che molti di questi risalgono agli anni 50/60/70, e sono in condizione di vetustà e degrado. Si tratta di case molto diverse da quelle che costruiamo adesso, che sono dotate di tutti i crismi, e che non rassomigliano per niente a delle “case popolari”. Pensi, per la manutenzione io ho fatto un appalto di 3,9 milioni di euro: un milione e tre all’anno, suddiviso per 6 aree provinciali, mille alloggi ciascuna. Alla fi ne, viene una ventina d’euro ad alloggio! Che ci faccio con venti euro?! Ergo, se i morosi pagassero, potrei investire molto di più in manutenzione, almeno il triplo.
Ma, perché, secondo lei, i morosi non pagano?
Lo dico con durezza: mi viene difficile pensare che il problema sia pagare 18 euro e 50 al mese (come nel caso di un reddito fi no a 5mila euro all’anno). Più volte abbiamo verificato che NON SI VUOL PAGARE.
Perché?
Perché il beneficiario a volte pensa di essere ormai “proprietario” della casa popolare. E pensare che con 18 euro e 50 noi non ci pagavamo nemmeno il costo della TASI! E’ un problema culturale: la stessa cosa accade quando, avendo perso i requisiti per restarvi, cercano di “passare” la casa al figlio o al nipote. A volte certi meccanismi di legge, infatti, possono essere “usati” a proprio vantaggio.
Quanti alloggi gestite in provincia di Potenza?
Circa seimila: il 90 % sono di nostra proprietà, il resto dei Comuni. Poi abbiamo circa 700 locali, commerciali, artigianali, etc., che abbiamo locato. Siamo presenti in tutti e 100 i comuni. Attualmente si sta valutando se cedere la proprietà degli alloggi alla Regione, com’è accaduto altrove. A Potenza, nello specifico, abbiamo circa 1200 alloggi, tutti occupati.
Fra questi ci sono degli abusivi?
Tecnicamente sono “abusivi” anche quelli che non pagano l’affitto (portando, alla fi ne, alla rottura del contratto), ma, sì, esistono anche quelli che buttano giù la porta ed entrano. In tutta la provincia saranno qualche centinaio. In questi casi noi attiviamo le procedure necessarie, ma come ben sa, il nostro sistema giudiziario a volte richiede anche alcuni anni. Una legge regionale, poi, prevedeva una “sanatoria” per gli abusivi che, fino al 31 ottobre 2014 (e in presenza dei requisiti per avere una casa popolare), occupavano un alloggio. Alcune pratiche, fra opposizioni etc., sono ancora in corso.
A Bucaletto è stato poi pubblicato l’annunciato regolamento per l’erogazione di contributi economici volti a sostenere l’autonoma sistemazione abitativa delle famiglie che si trasferiranno in altri quartieri della città (dopo l’abbattimento di 150 prefabbricati)?
Il regolamento, completato in ogni sua parte, è stato appena trasmesso al Comune e alla Regione. Oggi (martedì –ndr), c’è un incontro tecnico per limare le ultime piccole sfaccettature, e poi sarà subito avviato un avviso pubblico, a cui daremo molta evidenza e pubblicità.
Che novità per i 36 nuovi alloggi a Malvaccaro-Macchia Giocoli (a Potenza) e per l’acquisizione e il recupero di 12 alloggi a Melfi ?
Procede tutto benissimo. Per quei lavori su Potenza, la SUAP sta valutando i documenti da noi forniti (l’importo è di 3milioni di euro), per poi dar via libera al bando. In ogni caso, il nostro piano è di arrivare in tutto a 54 alloggi. A Melfi siamo in attesa della concessione edilizia, e domani (mercoledì – ndr), c’è un incontro su al Comune per discutere alcune loro richieste. E’ importante dire, però, che noi ci occupiamo anche di edilizia convenzionata: nei prossimi giorni a Macchia Giocoli a Potenza si avvierà un cantiere per 64 alloggi, un investimento di 13 milioni di euro. Il bando sarà reso noto molto presto. Gli alloggi saranno venduti, al lordo del contributo regionale (che va da 8 a 25 mila euro), a 180mila euro. Sono alloggi di altissimo livello qualitativo, con tutti i comfort. La grande idea è questa: anziché far fare il mutuo alle persone, ne ha contratto uno l’Ater con la Cassa Depositi e Prestiti. L’acquirente, pertanto, dovrà solo versare le rate all’Ater, fino a un massimo di 100mila euro e per massimo 20 anni. In pratica, abbiamo sostituito la quota d’affitto con un rata. La differenza è che dopo 20 anni si diventa proprietari dell’appartamento. Vorrei solo aggiungere che, nel 2016, grazie anche ai fondi statali della legge 80, abbiamo consegnato la cifra record di 143 alloggi. A Bucaletto, rione simbolo di alcune emergenze a Potenza, abbiamo realizzato 200 alloggi, tutti assegnati. La Regione ha poi sottoscritto col Comune un accordo di programma per ulteriori nuove case nel quartiere, e poi è stato deciso di estendere il protocollo a noi.
Come e dove è concentrato il bisogno di alloggi popolari in Basilicata?
Per determinarlo, abbiamo affidato uno studio al Nomisma. E’ emerso che –com’è noto- la nostra è una regione che si spopola, con centri storici (e relativi edifici) abbandonati, ma che ha comunque delle zone che fanno eccezione, che sono cioè ad “alta tensione abitativa”. La sommatoria che dà il dato è: disagio diffuso+redditi+indicazioni del mercato libero: a Potenza, Melfi , Lavello, Venosa Maratea e in altri comuni, infatti, gli affitti medi sono talmente alti, da richiedere la costruzione di nuovi alloggi di edilizia popolare. Questi comuni saranno sicuramente oggetto di investimenti da parte dell’Ater.
Una volta ha dichiarato che uno dei grossi problemi che deve affrontare l’Ater è quello dei “condomini misti”.
Sì, in quegli edifici che in parte sono di proprietà privata, alle persone che non pagano l’affitto si aggiungono quelle che non pagano il condominio, la luce nelle scale etc.. Ne dovremmo rispondere tutti in solido –noi e i privati- ma alla fi ne paghiamo solo noi che – come ben sanno gli avvocati abbiamo la disponibilità. Stessa cosa sulle spese per la manutenzione. Il privato non vuole intervenire. Parliamo di una perdita di 3/400 mila euro all’anno.
Abbiamo sciorinato diversi dati. Che quadro emerge della città capoluogo di regione?
Potenza è uno dei luoghi in cui c’è ancora bisogno di edilizia sociale pubblica. C’è quindi bisogno di uno sforzo da parte di tutti, istituzioni, ma anche cittadini. Forse anche la quota a carico degli assegnatari dovrebbe leggermente aumentare: credo infatti che persino passando da 18 a 50 euro –ad esempio rimarremmo comunque nell’ambito di cifre irrisorie da pagare.
Se potesse prendere Pittella sotto braccio, cosa gli chiederebbe?
Con lui che mi ha voluto all’Ater, ho un rapporto molto leale. Credo che uno sforzo straordinario, unitamente al Governo, si potrebbe e dovrebbe fare per quei comuni ad alta densità abitativa. Altrimenti, lo spopolamento potrebbe dilagare.
Il libro che la rappresenta?
“I Fuochi del Basento” di Raffaele Nigro.
Il film?

“Il cacciatore”, o “Il Padrino”.
La canzone?
“Sei nell’anima”, di Gianna Nannini. E’ la canzone mia e di mia moglie.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
Mi accontenterei anche di cinquanta! (Ride). Comunque… “Domenico Esposito: Era una brava persona”.