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Benché sulla soglia dei 50, il nuovo presidente del Potenza Calcio è un “giovane” scanzonato e alla mano, dalla barba incolta e che scuote la zazzera di folti e lunghi capelli mentre parla.

Ma Salvatore Caiata –ed è ciò che conta davvero- è riuscito a “scuotere”, in pochissimo tempo, anche la tifoseria annoiata e delusa e la cittadinanza sonnolenta. Nel corso dell’intervista, ci mostra il disegno inviatogli da un bambino: è una trasposizione del manifesto della campagna abbonamenti del Potenza, in cui il capelluto e barbuto presidente, con tanto di “estensione/ostensione” della maglietta rossoblù, è ritratto in una veste quasi messianica. Troppo? Per una città in cui “i miracoli” (e le soddisfazioni) latitano da tempo, forse non lo è.


Come giustifica la sua esistenza?
Cercando di vivere -e di far vivere- delle emozioni. E sono contento che un tifoso, in un messaggio, mi abbia riconosciuto proprio questo: «A prescindere dai risultati -mi ha scritto- lei ha già ottenuto una vittoria: ha riacceso un’emozione».
Prima di diventare Presidente del Potenza di cosa si occupava?
Sono imprenditore da tantissimi anni e ho operato in settori diversi: ristorativo, ricettivo, immobiliare. In questo momento ho dei ristoranti.
Ha sempre operato fuori dalla Basilicata?
Sì, anche se vent’anni fa, per un anno, ho gestito il “Giubileo”.
Lei viene da Siena, ma è potentino, giusto?
Sì, di Montereale. I miei genitori sono originari di Picerno.
E quanti anni ha? (Sa, le faccio queste domande di riscaldamento perché sulla sua fi gura c’è molta curiosità)
Sono del 1970.
Sembra molto più giovane. Questo caschetto è roba sua?
Sì, sono tutti capelli miei. E non sono tinti! (ride).
Perché da Potenza si è trovato a lavorare a Siena?
Perché mi sono laureato lì (scienze bancarie). Per un breve periodo ho fatto il ricercatore accademico, poi ho lavorato in una società che si occupa di ricettività: dopo due anni ero già amministratore delegato. Dopodiché, ho aperto la mia, di società, e da lì è partito tutto.
Questa è la sua prima esperienza nel calcio?
Come presidente sì. E’ un mondo che ho seguito da vicino, però, e in cui conto diverse amicizie, acquisite per motivi personali, non professionali.
Il Potenza l’ha seguito?
Per forza. E’ semb nu squadron’...
Se ha seguito, allora sa che molti imprenditori (e non) prima di lei, col Potenza ci hanno rimesso molti soldi (e non solo).
Ci si può grattare in un’intervista?
Faccia pure.
(ride e lo fa -ndr). Seriamente, è una cosa che non mi spaventa. Lei mi dice di alcuni che non sono andati bene, ma quanti ce ne sono in Italia che invece hanno avuto successo!? Voglio ripeterle quanto mi ha detto qui a Potenza un direttore di banca veemente brillante: «Le idee camminano sulle gambe degli uomini». Idee buone, su gambe buone, arrivano ai risultati.
A Potenza qualcuno si chiede: “Chissà chi ci sarà DIETRO di lui?!”.
Non c’è nessuno. Guardi, questa per me è una vera sfida. Il calcio è un’azienda come tutte le altre, ma tuttavia ha una grande “responsabilità sociale”. Significa che tu vai a influire sulla vita e sulle emozioni degli altri. Questo vale per i risultati, però, mentre per la gestione economica il calcio è un’azienda come le altre: puoi decidere di guadagnare, di andare in pari o persino di perderci, se ciò che ti interessa è la “visibilità”. Io non ho altri scopi all’infuori di divertirmi, far divertire e restituire alla città un senso di appartenenza, che si stava un po’ addormentando. Detto questo, credo che il calcio possa essere un’azienda “autonoma” nella sua fase di “maturità”. In una fase “di partenza”, come questa, ha bisogno di un supporto economico, che è quello che io sto dando. Ma questo supporto economico non può essere “all’infinito”: è un investimento iniziale, ma l’azienda, come dicevo, poi deve camminare da sola.
E in una città come Potenza come ci si diventa, autonomi?
Con una dose di pubblico adeguata all’importanza della piazza. La tifoseria di Potenza, con un campionato di vertice, può coprire da solo il 30-40% del discorso.
E gli sponsor?
Certamente fanno la loro parte. In questa sede sono orgoglioso di annunciare l’accordo con la Bcc di Basilicata. Un istituto così serio che si lega a noi, è indicativo della credibilità raggiunta dal nostro progetto. Ovviamente, stiamo vivendo anche altri rapporti commerciali. Come ho detto in conferenza stampa, «da mosche dobbiamo diventare miele». Fino a poco tempo fa nessuno si voleva avvicinare al Potenza, ma vedo che in 60 giorni il tessuto economico locale ha cambiato atteggiamento. Gli sponsor possono coprire un altro 30/40% dell’aspetto economico.
E gli imprenditori potentini eventualmente interessati a dare una mano? La sua porta è aperta?
Assolutamente sì. Non c’è preclusione nei confronti di nessuno, eccetto che nei confronti di chi ha manie e smanie da protagonista. Ci tengo inoltre a dire che un gruppo, fantastico, di tifosi, aveva raccolto dei soldi da dare alla società. Io non li ho voluti (perché gli impegni societari spettano a noi) e loro hanno realizzato una splendida “sala vip” all’interno del Viviani, che è una cosa utilissima, perché ci consentirà di offrire a dei partner commerciali importanti un tipo di ospitalità diversa. La sala è stata intitolata a un grande tifoso, Pino Cavallo.
Tifosi, sponsor, imprenditori: agli enti pubblici invece cosa chiede?
Devo dire, innanzitutto, che il Comune in questa fase è stato estremamente disponibile. Il Sindaco, l’assessore allo sport Errico, gli assessori Coviello e Bellettieri … lo sono stati tutti, anche dal punto di vista umano. Oggi alle 16 (giovedì scorso – ndr) firmiamo anche la convenzione per l’affidamento dello stadio Viviani. Sicuramente noi avremmo il problema dell’adeguatezza dello stadio qualora dovessimo fare il salto di categoria. Speriamo di averlo il prima possibile questo problema!!! (sorride).
L’obiettivo di questa stagione calcistica qual è?
Vincere il campionato, senza dubbio.. La prova è al tavolo qui a fianco (il bomber Carlos Franca appena giunto a Potenza - ndr).
Ma quanto è costato?
Non è un problema economico. Il brasiliano rappresenta la punta di un iceberg, e si aggiunge a tutti gli altri ragazzi che già rappresentano un gruppo eccezionale, guidato da uno staff tecnico di prim’ordine. Questo bomber è l’uomo dei record, quello che ha fatto più gol in categoria. Oltre a essere un grande giocatore, è anche una persona eccezionale, che ho deciso di portare a Potenza per dare un contributo a questa promozione (speriamo).
Non ci vuol dire quanto costa?
In termini economici, non è costato molto, perché è una persona che non mette i soldi davanti alle sue scelte, bensì la condivisione di un progetto. Gli ho raccontato il mio progetto e lui l’ha condiviso.
Presidente, ma in fin dei conti, chi glielo fa fare?
(sorride) La cosa fondamentale è che mi diverto, mi diverto da morire. Dopo tanti anni di impresa in cui non mi divertivo più, questa è una cosa che mi ha rianimato e riacceso completamente.
Non ci vuole anche guadagnare economicamente?
(Sorride) Eh! Credo che guadagnare sarà difficile.
...almeno andare in pari.
Questo sicuramente, ma ripeto, per me è principalmente una sfi da E poi, c’è tutta una compagine sociale: ho la fortuna di avere due validi compagni di viaggio -Antonio Iovino e Maurizio Fontana- anche loro potentini. A prescindere dalle quote societarie di ognuno, decidiamo in totale parità.
Ma come mai adesso ha voluto prendere il Potenza? Prima le era mai passato per la mente?

Sinceramente mi sono avvicinato, ma non c’erano mai le condizioni giuste. Ora invece sì.

Secondo lei qual è stato “il problema” che finora ha impedito al Potenza di decollare come meriterebbe?
Questo non posso dirlo io, perché non so come hanno gestito gli altri e che aspettative avevano.
Rigiro la domanda: quale errore cercherà di non commettere?

Quello di far credere che il Potenza sia “mio”. Il Potenza è “del Potenza”. La gente credo che percepisca questo mio atteggiamento: il Potenza io non lo sento “mio”, bensì “di tutti”. Credo sia anche questo il motivo per cui in tanti si stanno riavvicinando ed entusiasmando al mio progetto.

Com’è stato trattato finora dalla stampa lucana?
In questa fase preferisco non leggerli i giornali, ma il mio ufficio stampa mi dice benissimo.
Perché crede di essere riuscito a riaccendere “il fuoco” della passione dei tifosi?
Non lo so, anche perché credo che nella vita ci siano delle casualità. Penso possa aver giovato il fatto che noi non abbiamo mai parlato: abbiamo fatto una conferenza stampa il 5 luglio, e ne abbiamo fatta un’altra una settimana fa. Abbiamo palesato il fatto di non essere interessati al palcoscenico. Abbiamo ottenuto tante cose, senza fare proclami, le abbiamo annunciate solamente dopo averle fatte. Abbiamo fatto anche un ritiro con grande professionalità, abbiamo scelto un tecnico importante e una squadra che è quasi completa dal primo giorno, giocatori di grande qualità e un’organizzazione societaria seria che si sta strutturando per diventare sempre più importante, senza tralasciare una gestione attenta della comunicazione, dei social, dei media..
Ma con gli abbonamenti come sta andando? È cambiato qualcosa dopo la vittoria di domenica?
Domenica è stata una bella emozione – e si è vista in quella mia famosa intervista, in cui sono “esploso” dopo tanta “compressione”- e, certo, non conosco ancora i numeri, ma credo che se si continua così, possiamo chiudere vicino ai 500 abbonamenti.
Il suo miglior difetto?
Il perfezionismo e l’insoddisfazione perenne.
Il suo peggior pregio?
Continuo a credere nelle persone.
Adesso che è tornato ad abitare Potenza…
…sì, a Montereale…
… che città ha trovato?
Come si dice, Potenza è bellissima quando stai fuori, insoddisfacente quando la vivi. Ultimamente la città è andata pian piano morendo, e non vorrei che prevalesse questo senso di rassegnazione. Bisogna “riaccendersi”. Tuttavia, devo dire che ho anche trovato delle iniziative di qualità, come la startup con la quale abbiamo stretto un rapporto di collaborazione: un piccolo servizio di trasporto urbano privato di cui ci serviamo per portare a casa i calciatori, riducendo così il nostro impegno sul trasporto, nonché gli oneri alle famiglie del settore giovanile. È un servizio che c’è solo a Potenza e in poche altre città. Ci sono quindi segni di abbandono, ma anche di grande innovazione, elementi contrastanti tra loro.
La canzone che la rappresenta?
“Tutto il resto è noia”, di Franco Califano. Sono uno che si annoia facilmente.
Il libro?
“Delitto e castigo” di Dostoevskij.
Il film?
“Braveheart – Cuore Impavido” di Mel Gibson.
Cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
(ride e si gratta di nuovo – ndr) Per citare ancora il Califfo, “Non escludo il ritorno”.