pipi 2 2 2 opt

Che il Belpaese sia pieno di vizi e virtù è cosa ormai nota a tutti, ma che si possa essere multati con una sanzione amministrativa pari a 10.000 euro per una semplice pipì in strada, protetti da un cespuglio o in un luogo al riparo da sguardi indiscreti, è una cosa che valica i confini dell’incredibile.

Per quanto ciò possa apparire strano e, indipendentemente dalla sacrosanta e inoppugnabile volontà del legislatore, i casi in Italia sono diversi eppure accomunati dal medesimo risultato: una stangata per il trasgressore da togliere il fiato e inibire, neanche a dirlo, un comune atto fisiologico. Da Genova ad Alcamo, fino a giungere alla nostra bella e controversa regione. Siamo nel 2014, quando al termine di una piacevole serata trascorsa in compagnia degli amici e dei compaesani più stretti, S.V. (le iniziali del giovane, ndr) viene dapprima colto il flagranza di reato da due carabinieri della stazione di Pignola, e poi invitato a recarsi in caserma il giorno successivo all’evento. Il motivo? Una pipì in piena notte, in una delle strade deserte che solitamente caratterizzano i nostri borghi dopo una certa ora, alle spalle di un edificio che il giovane probabilmente non ricorda neanche più. I carabinieri contestano al soggetto coinvolto la violazione dell’articolo 726 del Codice penale, vale a dire lo svolgimento di atti contrari alla pubblica decenza. In possesso del giovane c’è solo un verbale di identificazione del reato citato, redatto il giorno dopo alla stazione dei C.C. Dal 2014 ad oggi la vita di S.V. continua a scorrere indisturbata, senza alcuna notizia a riguardo a quella vecchia “bravata” dettata da motivi di preminente necessità, fino a quando, nel maggio di questo anno, non giunge al domicilio dell’interessato una ingiunzione di pagamento da onorare in trenta giorni rispetto alla data di notifica. La sanzione in oggetto ammonta a 10.000 euro, tuttavia si richiede il pagamento in misura ridotta che è pari a 3.340 euro. È doveroso precisare, per aiutare il lettore a comprendere la dinamica dei fatti, che dall’inizio del 2016 il reato di atti contrari alla pubblica decenza, art. 726 c.p., è stato depenalizzato e quindi si va incontro a una “semplice” sanzione amministrativa. Per tale ragione il legislatore ha alzato l’asticella della multa, che ora parte da cinquemila e arriva fino a diecimila euro. A seguito della ingiunzione di pagamento, il giovane di Pignola si è rivolto ed è stato udito dal prefetto di Potenza, esponendogli il suo memoriale difensivo nel quale sottolineava, tra l’altro, “l’indeterminatezza” di quel verbale vergato dai carabinieri. Nonostante la richiesta di annullamento del verbale avanzata dall’accusato, la prefettura di Potenza non ha inteso accogliere l’istanza, ingiungendo allo stesso di onorare la sanzione amministrativa in trenta giorni dalla data di notifica. Allora perché non spendere tempo e denaro per adire il Giudice di Pace? L’idea è balenata più e più volte nella mente del ragazzo tuttavia, laddove il buon esito della procedura non andasse in porto, alle spese della sanzione si aggiungerebbero quelle dell’avvocato e di un nuovo procedimento che, allo stato attuale dei fatti, il multato non è in grado di sostenere. A questo punto un professore di latino direbbe: dura lex, sed lex; e avrebbe ragione, se non fosse che siamo sempre in Italia, Paese di poeti, Santi, navigatori e … grandi ladri impuniti, come avrebbe detto invece il compianto Paolo Villaggio. Pertanto, il fatto che un giovane di ventiquattro anni debba sborsare oltre tremila euro per una pipì notturna è legalmente ineccepibile, ma suscita comunque un riso amaro.