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Com’è noto, la Consigliera regionale di parità, Avv. Ivana Enrica Pipponzi, proseguendo nella sua attività di disamina della composizione delle Giunte nelle amministrazioni comunali che hanno votato nell’ultima tornata elettorale, ha finora provveduto ad inoltrare atti di diffida ai comuni di Baragiano, Vietri, Albano di Lucania, Montemilone e San Costantino Albanese: in questi Comuni lucani, allo stato, non sono state nominate donne nelle rispettive Giunte.


LE NORME IN MATERIA

 

«Faccio una premessa -ci ha spiegato la Consigliera di Parità-  si tratta di cinque comuni con popolazione inferiore a 3000 abitanti, quindi non sono obbligati ad applicare la Legge Delrio che impone il 40% (come minimo) di quota di genere. Il Comune di Baragiano, tuttavia, ha un suo Statuto che impone la presenza di una rappresentanza femminile all’interno dei consessi dell’esecutivo. In ogni caso, per tutti i Comuni sussiste l’obbligo di cui all’art. 46 comma 2 del T.U.E.L.: significa che TUTTI devono motivare, adeguatamente documentando, quali sono le attività che hanno posto in essere per poter includere donne all’interno della Giunta. Soprattutto nel caso di Montemilone, dove addirittura ci sono 4 donne (2 di maggioranza e 2 di minoranza) elette come consigliere comunali. Io attendo queste risposte, che mi DEVONO essere date e che non tutti i Comuni, ad oggi, hanno dato».

 

CHE COS’E’ (E COSA NON E’) LA CONSIGLIERA DI PARITA’

 

«Purtroppo –ci dice la Pipponzi- ancora si confonde la funzione di quest’organo con quello della Commissione regionale delle Pari Opportunità. Confusione nella quale sono caduti sia il Comune di Baragiano che quello di Vietri.
È importante dire che la Consigliera regionale di Parità è una organo istituzionale, monocratico e AUTONOMO; è, infatti, un PUBBLICO UFFICIALE che rappresenta a livello locale il Ministro del Lavoro e il Ministro delle Pari Opportunità (ora Dipartimento pari opportunità preso la presidenza del Consiglio dei Ministri). La Consigliera di Parità, tra le altre attività normative, sovraintende alla corretta applicazione della Legge sulla Parità e sulle Pari Opportunità. Sottolineo questo, perché alcuni Sindaci mi confondono ancora con la Commissione Pari Opportunità; un Sindaco, in particolare, asserisce sui social che avrei agito autonomamente, senza il placet della Presidente della Commissione. Ripeto: la Consigliera di Parità compone di diritto la Commissione Pari Opportunità ma è UN ORGANO DIVERSO ed AUTONOMO. La CRPO è un organo politico che viene nominato dal Consiglio regionale (decade al decadere del Consiglio regionale) ed ha una funzione consultiva.  

 

LE ARCHIVIAZIONI DEL DIFENSORE CIVICO

 

«Bene chiarire –prosegue la Consigliera di Parità– che nel momento in cui il Difensore Civico ha archiviato queste mie diffide, lo ha fatto relativamente a quelli che sono i suoi compiti. Il suo ruolo prevede, in questi casi, la possibilità di nominare eventualmente un Commissario ad acta che prenda il posto del Sindaco e vada ad integrare le quote di genere nelle Giunte carenti. Nel nostro caso, il Difensore Civico, l’ottima Avvocata Fiordelisi, ha ritenuto di non poterlo fare perché, come dicevo, ci troviamo in Comuni al di sotto dei 3000 abitanti, ma questo NON BLOCCA l’attività della Consigliera di Parità. Se io ritengo ci sia stata una violazione dell’obbligo normativo, posso tranquillamente ricorrere al Tar, indipendentemente da quello che è stato il provvedimento del Difensore Civico. Alcuni dei Comuni diffidati infatti, non mi hanno ancora motivato e documentato quali e quante attività sono state poste in essere per poter includere donne nelle rispettive giunte».

 

IN CASO DI MANCATA RISPOSTA…

 

«Se non riceverò una risposta SODDISFACENTE dai Comuni che ancora non l’hanno fatto –afferma Pipponzi-  ritornerò a richiedere che sia ottemperato l’art. 46 del TUEL, indipendentemente dal provvedimento del Difensore Civico (che, tra l’altro, conclude la sua nota INVITANDO questi comuni ad applicare l’art. 51 della Costituzione, e ad applicare tutte le norme comunitarie convenzionali che impongono la presenza della rappresentanza di genere nei consessi esecutivi). C’è di più, quasi tutti i Comuni possono addirittura ricorrere ad un assessore esterno, e non ci si deve nascondere dietro a un dito. Francamente, infatti, quando mi vengono a dire che una consigliera comunale è impegnatissima come avvocata e per questo non può entrare in giunta, io non ci credo, perché anche io sono una avvocata e riesco tranquillamente a portare avanti questa attività unitamente a quella di Consigliera di parità. Le donne sono “multitasking” e riescono egregiamente a portare avanti più attività; in ogni caso il Comune di Montemilone può attingere anche ad una donna “esterna”. Ecco perché ho ritenuto di rivolgere un plauso a tutti quei Comuni con meno di 3000 abitanti (Teana, Abriola, Castelgrande, Episcopia e Maschito), che si sono resi comunque virtuosi nominando donne nelle rispettive giunte. Quando c’è la volontà, tutto si può fare. Quando NON c’è la volontà, ci si trincera dietro il dato normativo della Legge Delrio e questo, francamente, è sconfortante. La parità deve essere sentita come un valore, prima che un obbligo normativo!»

 

QUEI COMUNI CHE “CANTANO VITTORIA”

 

«È molto triste –conclude la Consigliera di Parità- che alcuni Comuni “cantino vittoria” perché hanno ricevuto l’archiviazione dal Difensore Civico che, ripeto, non paralizza la mia attività. Esultano, laddove invece trovo sia una vera vergogna l’aver escluso donne dai consessi dell’esecutivo. Insisto: devono documentarmi le attività che hanno fatto per includere le donne. Un mio ricorso al Tar? No, non lo escludo. Auspico, che tutto questo clamore possa servire a tenere vivo l’interesse sull’importanza della parità di genere e che l’agire dei Comuni virtuosi possa costituire un esempio da seguire».