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Siciliano di Catania, occhi azzurrissimi e parole molto misurate, da circa quattro mesi Alfredo Anzalone è il nuovo Questore del capoluogo di regione. Della città ha offerto un quadro piuttosto rassicurante, ma è lui stesso a dire che il suo compito non è “preoccuparsi”, bensì “occuparsi” delle cose.

Come giustifica la sua esistenza?
Due bambini, una splendida moglie, un lavoro che mi piace.
Quando ha capito che nella sua vita avrebbe fatto il poliziotto?
Quando ho vinto il concorso. (sorride)
E perché ha fatto il concorso?
Mi piaceva l’idea, mi affascinava il lavoro. Dopo la laurea in giurisprudenza ne ho fatti parecchi. E’ il primo che ho vinto.
Ma se oggi un giovane venisse da lei e le dicesse “Voglio fare il poliziotto”… che tipo di “spot” gli farebbe? Che vita lo aspetta?
Una vita normale, magari con qualche impegno in più. Questo è un lavoro che va svolto da professionisti. Non condivido invece chi lo fa solo “per amore”, ovvero chi personalizza, chi lo fa senza usare la testa. Non è il modo adeguato.
Ciò che non dovrebbe mai mancare in un poliziotto?
Dando per scontato che ci sia l’onestà, il coraggio.
Ciò che –invece- non dovrebbe mai esserci?
L’arroganza.
Qualche giorno fa a Potenza si è registrato il vilipendio della targa commemorativa al poliziotto Giambattista Rosa. Il sindaco ha parlato di “mancanza di rispetto nei confronti di tutte le forze di polizia”.
Non abbiamo ancora identificato gli autori e quindi non conosco le motivazioni. E’ un brutto segnale. Una porcheria.
Quando come sede le è stata assegnata Potenza, cosa le è stato detto?
Non c’era motivo di dirmi niente. Non stavo andando in Afghanistan.
E lei in questi quattro mesi si è fatto un’idea delle caratteristiche del posto e delle cose da attenzionare maggiormente?
Il mio lavoro attiene alla gestione dell’ordine pubblico, la prevenzione dei reati. Quella di Potenza è una realtà serena, pacifica, vivibile. Quando me ne andrò, spero di lasciarla come l’ho trovata. E’ già un bell’obiettivo.
Nel recente passato ci sono state molte polemiche sull’appropriatezza o meno della definizione di “isola felice”.
Qualsiasi luogo può diventare “un’isola felice” grazie all’attenzione dei cittadini. E dello Stato. Potenza è una città tranquilla, dotata di una buona cittadinanza che non ha una predisposizione a commettere reati. Cioè, i reati ci sono, come ci sono ovunque, ma non ci sono situazioni di particolare allarme.
E lei cosa chiede al cittadino?
Non è importante ciò che chiedo io, ma cosa è disposto a fare lui. Credo che il cittadino debba SENTIRE di fare parte di una comunità. E questa percezione a Potenza c’è.
Ai suoi collaboratori invece cos’ha detto?
Non ho bisogno di parole. Se darò io il buon esempio, le cose verranno da sole.
La struttura (cose e persone) che ha trovato è adeguata?
Sono abituato a lavorare con i mezzi che ho. Certo, se ci sono, ben vengano i miglioramenti.
Non appena insediato, cosa le hanno detto il Governatore e il sindaco di Potenza?
E’ un dialogo riservato. Posso dirle che forse sono fortunato io, ma dal punto di vista istituzionale trovo sempre persone esemplari.
La fotografi a di Potenza, da qualche tempo, è inevitabilmente cambiata, in seguito all’arrivo di molti immigrati. Alcuni cittadini temono che ci possano essere conseguenze sul discorso sicurezza.
Da quando sono qui, non c’è stato un immigrato, o un extracomunitario, che abbia commesso un reato.
Quindi neanche sul discorso droga.
Non mi pare. Recentemente abbiamo arrestato degli spacciatori, ma sono locali. C’è stata qualche rapina. Gli autori vengono da altre regioni, la Puglia, la Campania, ma non dall’Africa. Non escludo che qualcuno di questi signori possa commettere un reato, ma non è il colore della pelle che ti spinge a farlo, quanto l’essere disoccupati, il non essere inseriti. Ma questo vale per tutti.
Di recente c’è stata l’ordinanza del sindaco De Luca sulla prostituzione. Immagino vi siate consultati.
Sì, era opportuno che ci fosse, ma non è una cosa che ha a che fare con gli extracomunitari. Abbiamo fatto i controlli e chi si prostituisce ha il permesso di soggiorno da parecchio tempo. E’ un fenomeno che non ha nulla a che vedere con gli sbarchi etc.. Lei che è potentino dovrebbe sapere che queste signore vengono qui da tanti anni. C’è solo un ricambio, ma è un fatto episodico: ce ne sono poche e in alcune zone circoscritte.
E allora cosa ha spinto il Sindaco a emanare l’ordinanza?
E’ un modo intelligente per evitare che il fenomeno prolifichi. Fare la multa al cliente è un buon deterrente, dal momento che prostituirsi non è reato.
Spesso si è detto che la posizione peculiare della Basilicata, in mezzo a Puglia, Calabria e Campania, la rende appetibile alla criminalità organizzata di quelle regioni.
Non mi pare. La quantità e la qualità dei reati che avvengono a Potenza è marginale, e non mi sembra che ci siano “appetiti” particolari. Questa è gente di montagna, che ha un suo codice comportamentale. Che denuncia, se qualcosa non va.
La relazione annuale della Dda, però, parlava di una infiltrazione della mafia proveniente da altre regioni.
Premesso che per me questo non è il luogo più consono per parlarne, certo che la Mafia ci può essere, ma un’eventuale “presenza” (da ovunque provenga) non vuol dire “controllo” del territorio, significa una presenza sporadica, marginale. Anche qui c’è una fetta di criminalità, ma questo non vuol dire che la città sia in mano ai criminali.
Quali sono allora le priorità su Potenza?
Lo spaccio, che colpisce i nostri ragazzi, i nostri fi gli. Su quello ci stiamo sforzando di intervenire massicciamente. Come le dicevo, ci sono stati degli arresti.
Lei ha parlato dei nostri giovani. State ricevendo segnalazioni particolari su casi di bullismo?
Le segnalazioni ci sono. C’è qualche episodio. Anche di stalking. Ma anche qui, sono cose marginali. Mi sembra ci sia una bella gioventù.
Lei sta descrivendo un quadro piuttosto roseo della città di Potenza.
Mi pagano non per “preoccuparmi”, ma per “occuparmi” delle cose. La vostra è una realtà in cui la cultura contadina, quella di montagna, aiuta moltissimo. E’ un codice comportamentale che mi piace abbastanza.
Petrolio, Fiat, fondi europei, investimenti pubblici. Il pericolo, spesso evidenziato dalla Corte dei Conti, è quello della corruzione.
Dove ci sono soldi e fondi pubblici ci sono sempre dei rischi. Noi facciamo prevenzione, e ci sono delle situazioni al vaglio della Magistratura. Ma non si può generalizzare.
A Potenza c’è poi la malattia, endemica, delle “relazioni corte”.
Di certo è una cattiva abitudine del Sud.
Ultimamente qui hanno mandato poliziotti di grossa esperienza sul campo: il suo predecessore Gualtieri a Potenza, il questore Sirna a Matera. È un caso?
C’è una motivazione, in effetti, ma non quella che presuppone lei. E’ solo un fatto tecnico: da qualche tempo il capoluogo di regione è sede di Dirigente Generale. Si tratta di funzionari che necessariamente devono avere grande esperienza.
Le piace Potenza?
Sono qui per fare il mio lavoro, non il turista. Mi piace Via Pretoria. Per il resto, non mi sembra superlativa dal punto di vista urbanistico. E’ sicuramente più vivibile, rispetto alle grandi città in cui sono stato.
Il film che si porterebbe su un’isola deserta?
Non ne ho uno, mi porterei una bottiglia d’acqua. (ride)
Il libro preferito?
“Uomini e no” di Elio Vittorini, ma anche “il Processo” di Kafka.
La canzone?
“Wish you were here” dei Pink Floyd. Ascolto gli U2, i Green Day, i Coldplay, ma mi rendo conto che non sono “da Questore”. (ride)
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sua lapide?
Guardi, non me ne può fregare di meno.