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Da febbraio scorso, l’ingegner Roberto Lupica è il Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco della Basilicata. Ha un curriculum impressionante e ricopre, ad interim, anche il ruolo di Comandante Provinciale. Inoltre, è presidente del CTR (Comitato Tecnico Regionale), istituito in attuazione della direttiva europea “Seveso”, relativa al controllo del pericolo di “incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose”.

Come giustifica la sua esistenza?

 

Credo che la scelta di fare questo lavoro, maturata 34 anni fa, si sia rivelata più che mai azzeccata. E’ una professione al servizio della comunità, che ci consente di crescere giorno per giorno. Dal punto di vista personale, ovviamente, ci sono gli affetti della famiglia, che danno una ragione a tutto.

Cos’era che l’affascinava della figura del Vigile del Fuoco?
A esser sinceri, feci il concorso nella speranza del posto fisso. E’ un classico, per noi meridionali. Non avevo idea di cosa facesse un ingegnere nei vigili del fuoco, ma bastarono due mesi a farmi innamorare di questa professione. Non siamo “supereroi”, bensì degli ottimi professionisti, al servizio di tutti. Non è cosa da poco.
Il consigliere regionale Spada del Pd ha presentato una mozione per la stabilizzazione dei Vigili del Fuoco “discontinui”: “una risorsa imprescindibile per il corpo nazionale, ancor di più nel periodo estivo”.
Sì, stiamo parlando di quella quota di “volontari” che si chiamano in caso di carenze temporanee. Chiaramente qui si tratta di scelte politiche: io come “tecnico” posso solo dire che più personale c’è e meglio è, specie se già avvezzo alla famiglia dei vigili del fuoco. Tuttavia, qui si pone il problema delle risorse economiche a disposizione, senza contare il fatto che la legge italiana prevede che l’assunzione nel Corpo avvenga per concorso pubblico. Attualmente ve n’è in corso uno, con forti riserve di posti per il personale volontario e/o discontinuo.
Ma lei cosa chiederebbe alla politica?
In questi ultimi due/tre anni la politica ha fatto molto per il corpo nazionale: ci sono state assunzioni, nonché risorse, in termini di attrezzature e mezzi. Forse questi ultimi non sono ancora sufficienti, ed è vero che il nostro è un parco mezzi ormai datato, tuttavia ci rendiamo anche conto che non è come sostituire un’autovettura: occorrono fondi e procedure complesse. Ciò che chiederei adesso alla politica è di “valorizzare” il Vigile del Fuoco.
In che senso?
In primis lo stipendio: non è accettabile che un vigile del fuoco riceva un compenso così basso: basso rispetto alla media europea, ma soprattutto basso rispetto alle altre componenti dello Stato. L’altro aspetto è una maggiore chiarezza nei compiti: occorre evitare, per quanto possibile, quelle “ridondanze” che possono creare situazioni poco chiare al momento del soccorso.
Si riferisce a casi di sovrapposizione di competenze?
Esatto. Lo Stato ha a disposizione più di 30mila professionisti: credo sia inopportuno, e anche antieconomico, non tenerne conto. Le “sovrapposizioni” si verificano nelle competenze che riguardano i soccorsi nelle “zone impervie”. Accade coi volontari del Soccorso Alpino, in particolare: anche loro sono delle grandi risorse, ma dobbiamo trovare il modo di lavorare insieme. A volte, però, le leggi non ci consentono questa chiarezza di ruoli.
In Basilicata lei è Direttore da febbraio: che situazione ha trovato?
Non è certamente tra le più complicate d’Italia. Come personale non siamo messi male e, per quanto attiene alle attrezzature, c’è stato un recente rinnovamento. Ci sono però due cose che mi premono maggiormente. La prima è l’integrazione del corpo nella società: registro infatti uno scollamento con chi ci sta attorno.
Non vi sentite “percepiti”?
Mmm … la gente pensa al vigile del fuoco come a “quello che spegne gli incendi”. Noi invece siamo dei professionisti a 360 gradi, con una tipologia di interventi assai variegata, e forse anche per questo misconosciuta.
Quindi il messaggio è: “Chiamateci di più”?
Io preferirei “Sappiate che possiamo fare”. Non vorrei che iniziassero a telefonarci per qualsiasi cosa! (Ride) Sul serio: noi non siamo semplici “operai” –con rispetto parlando- ma vogliamo e dobbiamo essere usati come professionisti.
Parlava di una seconda questione.
La Basilicata ha un profiLo orografico particolare, il che a volte rende le distanze proibitive. Ieri abbiamo fatto un’esercitazione al porto di Maratea: ma se l’incidente ipotizzato (l’incendio di due natanti) avvenisse davvero, oggi la squadra dovrebbe arrivare da Lauria, con tempi di percorrenza immani.
La soluzione però non può essere quella di attivare una caserma in ogni dove.
Esattamente. Per questo, a mio avviso, andrebbe fatto uno sforzo notevole per far crescere il volontariato, i distaccamenti volontari. In questi giorni ne è stato decretato uno a Filiano, e abbiamo anche il mezzo da poter dare. E’ questa la strada da seguire.
Come cambia il lavoro dei Vigili del Fuoco in una regione in cui insistono pozzi di petrolio e relativo armamentario?
Io ho lavorato a Ravenna dove c’è un polo chimico enorme, e personalmente non tendo a criminalizzare l’industria: equivarrebbe a depauperare un territorio di un’importante risorsa. Detto questo, è chiaro che persiste la necessità che si lavori in sicurezza. Tra poco andrò a presiedere un tavolo tecnico regionale che si occupa di attività “a rischio d’incidente rilevante”, e di conseguenza di Tempa Rossa e del Cova: a chi le gestisce chiediamo di collaborare affinché quelle attività abbiano un impatto sul territorio circostante il meno complesso possibile.
Lei è infatti presidente del CTR…
Da tecnici sappiamo che “il rischio zero” non esiste, ma che nel malaugurato caso d’incidente, si può e si deve limitare al massimo l’impatto sul territorio. Ecco, direi che con quelle grandi aziende manca ancora questa forma di stretta collaborazione. O meglio, più che mancare, direi che è da sviluppare meglio.
Con Eni, Total…
Sì, fra loro e il Comitato Tecnico Regionale da me presieduto. Ovviamente, da questa collaborazione non vengono escluse le istituzioni: la Regione, la Prefettura. Siamo a stretto contatto. Rispetto alle compagnie, mi riferisco a una sorta di “circolo virtuoso” che deve essere rodato ancor di più: noi non vogliamo essere l’organo che sanziona, che impone, ma l’organismo tecnico che - INSIEME ALL’AZIENDA fa crescere la sicurezza,
Ma se lei dice che la collaborazione fra il CTR da lei presieduto e i petrolieri è da “sviluppare”, vuol dire che a oggi manca qualcosa. Cosa?
Come dire: siamo ancora un po’ troppo “formali”. Occorrerebbe andare di più “nella sostanza”. Ai documenti, alle carte, alla forma, insomma, deve corrispondere anche la sostanza.
Ci avviciniamo all’estate, e di conseguenza al rischio di incendi boschivi. Quanto incide il malcostume “umano” –rispetto alle possibili cause naturali- nel verificarsi di questi incidenti?
Direi il 98%. Qui al Sud accade spesso che il pastore o il contadino voglia fare “pulizia” avvalendosi del fuoco, senza valutarne le conseguenze. Stava accadendo proprio l’altro giorno dalle parti di Maratea: abbiamo avvistato del fumo fra le querce, ma non appena abbiamo acceso la sirena del natante, “qualcuno” ha spento tutto.
Siamo in conclusione. Il film che la rappresenta?
Recentemente mi è piaciuto molto “Fortunata”.
Il libro?

“Ancora”, di Camilleri.
La canzone?
Direi una di Battisti.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
“Felice della vita che ha fatto”.