matita.jpgL'identità di un luogo si configura caratterizzandosi, attraverso specificità e coesistenze più o meno dialettiche tra paesaggio e ambiente, attività antropiche e dinamismo culturale. Di questo e molto altro il luogo si carica e si contamina determinandone la storia, e la storia di Ruvo del Monte anche quella emotiva è imprescindibilmente legata all'archeologia. E' una storia che ci riporta al neolitico per le frequentazioni tra le valli dell’Ofanto e di Vitalba di genti italiche che hanno lasciato traccia di sé attraverso selci e microliti che in quest’area sono riaffiorati a testimonianza della loro presenza. La storia di Ruvo del Monte ritrovata negli scritti latini, ci riporta alla consapevolezza che Rufras (come ricorda Virgilio nell'Eneide) o Rufrium (Tito Livio nell'opera storica AbUrbe condita) o Rufrae (Silio Italico nel poema Punica) rappresentava un sito-cerniera, un luogo di passaggio obbligato e privilegiato tra Puglia e Campania in cui insediarsi. Sarà Emile Bertaux, studioso e storico dell'arte tra '800 e '900, a definirne la centralità. Sollecitato e ospitato in Basilicata dall'amico Giustino Fortunato in un saggio sull'arte medievale comparso nel 1897 sulla rivista “Napoli Nobilissima”,indicherà l'area del Vulture in cui Ruvo si colloca, quale centro geografico dell'Italia meridionale. Nel mondo classico la scelta del luogo su cui erigere una nuova colonia non era casuale, tanto da essere affidata a una specifica figura: l'ecista. L'ecista svolgeva un ruolo intermedio tra un sacerdote, un filosofo e un architetto. Era in grado di interpretare segni e presagi, narrazioni e semiologie dei luoghi, oltre a raccogliere e individuare gli elementi geografici utili per l'insediamento; sceglieva con attenzione il luogo, le sue peculiarità, fondava la pòlis e la governava. Alla base della fondazione della città di Ruvo dunque, una scelta consapevole. Delle remote frequentazioni, le testimonianze tangibili si palesano quasi per caso sul colle di S. Antonio, un sito che diventerà la prima area di studio di un’intensa campagna di scavi. Dopo i primisaggi esplorativi effettuaticon prudenzadagli enti preposti, si palesa la certezza dell’esistenza di una vasta necropoli. Le campagne di scavo ufficiali si svolgono nell’arco di 11 anni dal 1978 al 1989 riportando alla luce 160 tombe distinte in due necropoli che accertano due fasi di frequentazione: la prima riferibile al VII-V sec.a.C., coincidente con la massima espansione abitativa e una rilevante importanza militare e sociale. Fonti storiografiche greche guardano ai Lucani come a una minaccia riconoscendone la forza militare e l’organizzazione politica. Tombe del primo periodo restituiscono vasi apprezzabili per ricchezza di corredo, posizione sepolcrale e struttura della tomba. Alle sepolture di tipo semplice si affiancano quelle principesche più grandi e ricche nel corredo, a testimonianza di un’élites culturale che anche nella sepoltura si distingue con oggetti di particolare bellezza e di inestimabile valore. La seconda fase (IV sec. a. C.) segna l’inizio del declino irreversibile del luogo. Il costume funerario muta nella disposizione dei defunti e nella presenza scarna di oggetti nelle sepolture. E' la fine inesorabile delle necropoli, spietatamente saccheggiate. All'interno del ricco patrimonio iconografico rinvenuto e offerto dalle ceramiche dalle armi ecc., vale la pena ricordare una testimonianza, tra tutte la più autorevole: la cimasa di un candelabro etrusco. Perfettamente conservato, raffigura un culto persistente nella Magna Grecia: il rapimento di Κέφαλος (Cefalo) da parte di 'Εως (Aurora) in perenne ardore amoroso verso i mortali, per condanna divina. Il viaggio-rapimento di Cefalo per opera della divinità che di lui s'innamora, narra il delicato

tema del viaggio ultraterreno che Aurora solertemente blocca, regalando l'immortalità all'amato, secondo la narrazione cosmologica legata alla dottrina della salvezza, al destino e alla storia degli uomini intesa come partecipazione alla vita divina.

Il disvelamento dei reperti, dà consapevolezza che le scoperte compiuteserviranno alla comunità scientifica a colmare lacune e frammentarietà delle fonti scritte sui popoli pre-lucani. I reperti rinvenuti rimediando alla mancanza di fonti letterarie, serviranno da strumenti testimoniali, pronti a tessere la trama complessa delle relazioni, delle abitudini e di tutto quanto in uso nel mondo arcaico. All'identità di un luogo segue però il senso di appartenenza che non implica solo il radicamento, l'essere cioè nati in quel luogo ma comporta il passaggio attraverso la conoscenza e l'orgoglio identitario di un passato la cui memoria continua a vivere e influenza il presente configurandone il futuro. In quest'ottica un auspicio condiviso: il candelabro ritrovato a Ruvo, come simbolo del genius loci, di quell'essenza interiore ma riconoscibile all'esterno che rappresenta lo spirito, il nume tutelare di ogniluogo.

La storia di Ruvo è più complessa di quella di una comunità rurale dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Il suo passato sottende frequentazioni commerciali e mercantili con i Greci, gli Etruschi e le popolazioni baltiche del nord Europa.

L'archeologia in questa prospettiva trova spazio come strumento vivo di ricostruzione tangibile della storia del luogo e pone le basi per programmi futuri che con approfondimenti e ricerche restituiscano la memoria arcaica di un luogo che merita attenzione e la cui esplorazione non può e non deve ritenersi esaurita.

L’impegno e il coinvolgimento di nomi legati all'archeologia, quali Bottini, Rainini e Dinu Adamesteanu, testimoniano l’interesse che il sito ha esercitato e ancora può e deve esercitare. L'obiettivo è rivolto a un programma culturale più ampio che sulla base di una metodologia di scavo maturata e acquisita in un'area archeologica già riconosciuta ma non completamente esplorata, possa attrarre nuove opportunità lavorative e di crescita sociale; ponendosi l’obiettivo ambizioso di collegare una piccola comunità rurale con Istituti Universitari e con scuole di alta formazione in campo archeologico come la Scuola di Archeologia di Matera che potrebbe avvalersi di un cantiere riavviato a Ruvo del Monte.

C'è dunque da auspicarsi uno scenario aperto di opportunità e di valori in pieno divenire con prospettive di sviluppo sociale e culturale per l’intera collettività.