pronto soccorso

Lo scorso mese di maggio, nella settimana dal 13 al 21, si è svolta la “Settimana nazionale del Pronto Soccorso”, il tema di questa quarta edizione è stato il “Sovraffollamento nel Sistema di Emergenza Urgenza”, tematica che riguarda tutte le strutture ospedaliere, un problema di sistema che schiaccia sia il paziente sia il professionista dell’emergenza e mette in crisi la quasi totalità dei Pronto Soccorso in tutta la nazione.

Nel corso del convegno è stato presentato un report a seguito della raccolta dati in 243 strutture ospedaliere ed è venuto fuori che alle ore 14 del 13 marzo 2016 nei Pronto Soccorso aderenti allo studio erano presenti 9.043 pazienti dei quali 1.560, dopo aver ultimato il percorso clinico in urgenza, erano in attesa di posto letto per ricovero in ospedale. Da questi dati si può stimare che, al di fuori di eventi eccezionali stagionali, ogni giorno oltre 3000 pazienti attendono nei Pronto Soccorso un posto letto, attesa che può durare anche per diversi giorni e nella maggior parte dei casi su barelle. Anche la Basilicata soffre del problema del sovraffollamento nei 6 Pronto Soccorso attivi sul territorio (Potenza, Matera, Melfi, Villa d’Agri, Lagonegro, Policoro). A farsi carico della maggior affluenza è il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Carlo del capoluogo di regione. I dati aggiornati al 2015 parlano di 51.559 accessi dei cui il 16,4% in codice bianco a fronte di una media nazionale del 10%, il 60,3 in codice verde media nazionale 40%, il 22,1 % in codice giallo e media nazionale21%, solo l’1,2% in codice rosso mentre la media nazionale è del 6%, è evidente che ci sono troppi ingressi in codice bianco che si potrebbero evitare. Sono tante le lamentele di utenti o famigliari che segnalano tempi di attesa esageratamente lunghi prima di essere visitati al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Carlo o un trattamento poco consono (ma in questo caso ingiustificatamente, come vedremo) del personale. Prima di cercare di capire la fondatezza delle lagnanze bisogna dire che, se non altro, le sale di attesa sono accoglienti e funzionali, nulla a che vedere con le immagini di alcuni Pronto Soccorso che spesso ci mostrano in TV, anche negli ambulatori non ci sono particolari criticità per quanto riguarda la pulizia e la dotazione di attrezzature, non ci risulta che nei locali del Pronto Soccorso del San Carlo si usano le barelle al posto dei letti, può capitare che nei giorni di maggior afflusso può mancare una sedia rotelle ma è pur sempre un evento raro. Sappiamo tutti che l’Ospedale San Carlo e lo stesso Pronto Soccorso, con la chiusura di alcuni reparti degli ospedali periferici, abbracciano territori sempre più vasti di utenza, ma a questo aumento di “lavoro” non sembra essere seguito un adeguamento del personale medico ed infermieristico; tagli di personale e mancate assunzioni, e ataviche minor risorse a disposizione (con cui devono storicamente confrontarsi anche i manager pubblici) sono un mix micidiale che alla fine costringono il personale ad operare perennemente in affanno. Se poi si aggiunge l’accorpamento del Pronto Soccorso e Medicina d’urgenza le problematiche aumentano in quanto il personale deve districarsi fra casi di acuti e cronici, medici ed infermieri devono occuparsi contemporaneamente di pazienti in osservazione e di casi urgenti che arrivano al Pronto Soccorso. In queste condizioni è quasi d’obbligo che a patirne le conseguenze sono i pazienti arrivati al Pronto Soccorso ed “etichettati” con codice bianco o verde attribuiti a coloro che hanno patologie non gravi. Non tutti coloro che arrivano al Pronto Soccorso hanno la pazienza di aspettare, ci sono persone che “pretendono” di essere visitate immediatamente, magari in preda al panico o attacchi di ipocondria. E se la prendono con quei pochi medici che –senza colpe- devono gestire centinaia di casi al giorno. Altro motivo che “rallenta” l’operatività del Pronto Soccorso del San Carlo è la presenza di medici molto giovani che per non sbagliare magari impiegano un poco di tempo in più del dovuto prima di emettere una diagnosi. Ma anche questo è normalissimo, anche questi professionisti si faranno l’esperienza sul campo, ma forse sarebbe più giusto affiancare i giovani medici a professionisti con più anni di servizio sulle spalle. E’ comunque innegabile che in alcuni periodi, in inverno, per esempio, quando l’influenza è al picco, gli accessi al Pronto Soccorso sono tanti e si verificano casi in cui le attese si sono prolungate per molte ore e sarebbe davvero il caso di impiegare altro personale (magari impiegando i medici di reparto nei loro tempi morti: è la proposta di alcuni) e rendere così meno gravose le attese in quello che rappresenta il biglietto da visita della sanità.