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Oggi torna di stretta attualità con lo sviluppo turistico che Matera sta conoscendo negli ultimi due anni, dalla proclamazione di Capitale della Cultura.

Parliamo di un progetto che doveva dotare la zona sottostante il Castello Tramontano di una infrastruttura al servizio del turismo posta in una zona strategica per i flussi dei visitatori, tra via Lanera e via Lucana. Il progetto “Giardino Urbano- Infrastrutture Ipogee - Sistema Integrato della Mobilità – Accesso agli antichi Rioni Sassi” è il risultato di un concorso internazionale bandito nel 2009 dal comune di Matera nell’ambito del programma “Sensi Contemporanei – Qualità Italia” promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) dalla Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanee d’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE), Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione (DPS) e con le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia. Il programma “Sensi Contemporanei” prevedeva per Matera lo strumento del concorso di progettazione come occasione di confronto e garanzia per la realizzazione di opere pubbliche di qualità. Nelle intenzioni doveva essere la risposta all’espansione turistica della città ma nei fatti si è rivelato un fallimento dal punto di vista operativo. Il progetto, cioè, è interessante, a patto che venga realizzato. Venti team di progettazione avevano preso parte al concorso. Al primo posto della competizione si erano classificati i materani Luigi Acito, Renato Lamacchia e Lorenzo Rota (Osa architettura e paesaggio & studio Architetti Associati) seguiti dal gruppo composto da Uapstudio e guidato dall’ing. Francesco Paolo Russo (Napoli) e dai milanesi Onsitestudio (terzi classificati).Il progetto prevedeva la realizzazione di un’opera che si doveva collocare nel solco della matrice costruttiva originaria della città, che ne ha caratterizzato l’evoluzione nei millenni: quella della coesistenza tra “città scavata” e “città costruita”. Il progetto prevedeva strutture e funzioni che si sviluppano nelle “viscere” della sua variegata morfologia, e strutture che vi si elevano in superficie, collocandosi nel suo altrettanto articolato paesaggio. Il progetto proponeva una nuova porta di ingresso alla città che diviene cerniera tra la principale viabilità e il sistema turisco-monumentale. Doveva essere un’infrastruttura integrata nel paesaggio, punto di approdo per i visitatori e nuova centralità urbana per gli abitanti. Un progetto sostenibile, rispettoso della permeabilità dei suoli e del ciclo delle acque. Il nuovo giardino urbano della città doveva essere allestito con un giardino mediterraneo, un giardino rustico a bassa manutenzione e contemporaneamente un giardino prezioso, con una ricca collezione botanica ispirata al paesaggio locale. Un giardino da attraversare e da visitare: accessibile a tutti, privo di barriere architettoniche e di facile orientamento; un giardino accogliente, per sostare e incontrarsi nelle stanze di acqua e vegetazione; sicuro, da abbracciare con uno sguardo. Questo nelle intenzioni dei progettisti che si sono scontrate con l’inerzia amministrativa. Un’altra occasione persa per dotare Matera di una struttura in grado di rispondere a questa vocazione turistica che fi nora non ha visto in cantiere nessuna grande opera in vista del 2019.