pietrantuono

Francesco Pietrantuono eletto nelle liste del PSI in Consiglio Regionale, è diventato Assessore all’Ambiente il 13 luglio 2016 e a giudicare dagli eventi si evince che si è dato da fare.

Ultimamente sono state fatte due delibere di Giunta che hanno meglio regolamentato gli impianti per la produzione di energie rinnovabili e s’è trovato a gestire l’emergenza petrolifera in Val d'Agri culminata con la sospensione dell’attività del COVA deliberata alla vigilia di Pasqua. Con lui abbiamo potuto finalmente fare il punto della situazione (ci ha chiamato, scusandosi per il ritardo) su tutte le tematiche e le emergenze ambientali che interessano la nostra regione.
Partiamo dagli ultimi eventi che hanno messo sotto i riflettori il COVA di Viggiano, Assessore come intende muoversi la Regione dopo che ha ordinato lo spegnimento degli impianti?
L’intento primario è di mettere in sicurezza gli impianti dell’ENI; con la sospensione delle attività di lavorazione del greggio chiediamo l’attivazione di un piano straordinario di manutenzione e pretendiamo che ci siano ispezioni fatte dai tecnici dell’ISPRA e del CNR, in modo che ogni singolo componente dell’impianto sia sottoposto ad una severa revisione. Con il supporto dell’ENI dovrà aprirsi una nuova stagione a partire da uno studio idrogeologico dell’area, in cui ci sia la mappatura dellefaldeestudiareadeguatamente le altre matrici, suolo, aria, rumori, odori. Bisogna quindi utilizzare questo stop, che comporta un sacrificio per i lavoratori, per mettere definitivamente in sicurezza gli impianti. Petrolio ed estrazioni di gas, verranno “respinte” tutte le richieste di nuove prospezioni? Siamo sicuri che con le attuali normative l’ultima parola spetti alle Regioni?
Con lo “Sblocca Italia” si accentra la procedura per la Valutazione di Impatto Ambientale: per essere chiari tale competenza è sempre stata in capo allo Stato che la aveva delegato alle regioni, oggi il Ministero gestisce le richieste di ricerca chiedendo i pareri alle regioni.
Ma la parola finale spetta al Governo? Non è esattamente così, le scelte si adottano al tavolo decisionale, bisogna presentarsi con solide motivazioni ed è importante attrezzarci per supportare valide motivazioni tecniche per sperare in un diniego. E’ importante quindi dotarsi di strumenti come il Piano Paesaggistico, atto fondamentale della programmazione ambientale di cui abbiamo approvato lo stralcio e che insieme al Piano di tutela delle acque o lo stesso Piano dei lidi o la Legge sulla biodiversità che stiamo costruendo, possono rappresentare uno strumento che ci consentirà di porre i veti per le richieste di ricerca di idrocarburi. Da parte nostra stiamo esprimendo pareri negativi a tutte le richieste di autorizzazioni.
Bisogna verificare però al termine del procedimento come si esprimerà il Governo.
Le nostre motivazioni sarebbero state più “forti” se avessimo già avuto gli “strumenti” che stiamo cercando di procurarci. Oltre a questi strumenti entro l’anno contiamo di avere a disposizione mezzi per misurare i carichi ambientali, sociali ed economici presenti in regione e che si chiamerà Piano delle aree.
Passiamo all’ARPAB, l’ente strumentale che dovrebbe operare per monitorare e tenere sotto controllo l’ambiente e che fino ad oggi è stato al centro di tante polemiche che l’accusano di aver fallito la sua mission: dopo tanti proclami è ancora tutto fermo, a che punto è la riorganizzazione di questo Ente?
Si sta lavorando per potenziare il personale tecnico e per dotarlo delle necessarie attrezzature, stiamo predisponendo il progetto per la misurazione del valore di fondo su tutta la regione e quello delle ispezioni AIA, dobbiamo altresì reperire i fondi per la formazione del personale per la gestione del Centro dei monitoraggi ambientali.
Come verrà reclutato il personale? Ci saranno concorsi?
La Stazione Unica Appaltante sta completando le procedure per la selezione dell’agenzia interinale che recluterà il personale che dovrà seguire le linee guida e di valutazione oggettiva che la Giunta Regionale approverà fissando i criteri di trasparenza e di valutazione oggettiva dei pretendenti.
Ultimamente ci sono proteste diffuse per il proliferare di impianti eolici: approfittando di una normativa carente si è modificato il “paesaggio” di quasi tutta la regione con numerosissime torri di dimensioni considerevoli anche se esse sono classificate “mini eoliche”. La Regione, con notevole ritardo, con due deliberazioni di giunta ha dettato le linee guida anche per il minieolico.
Nel primo passaggio in commissione avevamo deciso di regolamentare gli impianti con potenza da zero a un megawatt, dalla discussione scaturita si è valuto di adottare due delibere differenti per tipologie di impianto, una DGR ha disciplinato gli impianti fino a 60 KW e un’altra da 60 KW a 1 megawatt. Per gli impianti da 60KW a 1 megawatt i comuni hanno 180 giorni per recepire le indicazioni, per gli impianti fino a 60 KW le norme sono immediatamente operative. L’idea della Giunta è di rendere omogenee le due delibere puntando a omologare le norme a quelle per gli impianti sotto i 60 kW che sono più rigorose e tutelano meglio persone e territorio.
Passiamo ad affrontare un tema che sta a cuore agli operatori turistici delle coste lucane, il Piano dei Lidi che la Regione ha approvatodal2005consuccessive modifiche e integrazioni, ma ogni anno d’estate si torna a parlare della mancata attuazione. Come stanno le cose? Cosa manca, dal punto di vista normativo o regolatorio per soddisfare le esigenze degli operatori turistici e dei Comuni? Qual è la situazione sulla costa Jonica per quanto concerne l’erosione delle spiagge?
C’è un disegno di legge già approvato dalla terza Commissione consiliare con cui si delegano i Comuni a rilasciare le autorizzazioni in attesa che si faccia definitivamente chiarezza circa l’applicazione della direttiva Bolkestein ma l’iter è fermo in quanto non c’è ancora copertura finanziaria, non appena avremo superato questo problema l’iter di approvazione sarà celere e probabilmente prima dell’estate sarà tutto ok. Per quanto concerne il problema dell’erosione le competenze sono passate al Dipartimento delle infrastrutture.
Inceneritori e cementifici, qual è il futuro per questi impianti? La strategia della Regione a cosa è orientata?
Non bisogna fare confusione, gli impianti che hanno ottenuto l’autorizzazione per produrre energia bruciando il CSS (combustibile solido secondario derivato da dalla lavorazione deirifiutiurbani non pericolosi e speciali non pericolosi) hanno l’obbligo di utilizzare questa energia per le proprie produzioni, il cosiddetto autoconsumo, in tutti casi bruciare CSS, dal punto di vista ambientale, è meno inquinante del petcokeoggi utilizzato per produrre energia il cui impiego è regolamentato in maniera molto meno stringente di quanto disposto per l’utilizzo del CSS, per cui sono molto maggiori i benefici che si ottengono impiegandoil CSS in quanto si hanno minori impatti ambientali ed una normativa che disciplina l’utilizzo molto più rigorosa. L’orientamento della Regione è quello di affidarsi alla gerarchia dettata dalla UE che classifica lo smaltimento dei rifiuti come pratica peggiore, a seguire c’è la filiera energetica e a seguire c’è il recupero di materia che è il modello a cui bisogna far riferimento in quanto è il sistema più virtuoso. Questo sistema dovrebbe essere temporaneo in attesa che ci si attrezzi per realizzare sul territorio una impiantistica di recupero calibrata per le reali esigenza della nostra regione, mi riferisco alla mancanza di impianti di compostaggio.

 

(continua sul prossimo numero