Clemente Lioi gestore via Cavour

La Basilicata ha i più grandi giacimenti in terraferma di petrolio, si estrae in Valdagri, in Valabasento e, a breve, a Tempa Rossa fra Corleto e Gorgoglione, il greggio che viene desolforato nel centro oli di Viggiano è trasportato per mezzo di un oleodotto alle raffinerie di Taranto.

Le operazioni di estrazione, lavorazione, trasporto e lo smaltimento dei residui creano non pochi problemi all’ambiente e alle persone che vivono vicino agli impianti, le cronache degli ultimi mesi parlano della chiusura degli impianti a Viggiano, dopo la riapertura nuovi problemi per la scoperta di sversamenti che hanno contaminato terreno e probabilmente le falde acquifere. Per anni le Istituzioni hanno avuto un atteggiamento di tolleranza nei confronti della società che estrae il petrolio, i soldi delle royalties fanno comodo al bilancio della Regione e si teme per i posti di lavoro che fanno campare diverse famiglie in Valdagri. Ma davvero il petrolio è una risorsa per la Basilicata? A giudicare da com’è ridotta la nostra regione con povertà dilagante, emigrazione e spopolamento, per non sottacere dei danni all’ambiente, forse il petrolio non ha rappresentato quell’occasione di sviluppo che avevano previsto i politici che, con leggerezza, hanno steso un tappeto rosso ai petrolieri. Dal petrolio si ricavano diversi prodotti, fra cui i carburanti che fanno muovere gli automezzi; anche i lucani proprietari di auto, moto, autocarri sono, ovviamente, consumatori di benzina, gasolio e GPL ricavati dal petrolio e che si riforniscono presso le stazioni di servizio presenti sul territorio, lamentando che, nella terra in cui si produce la materia prima che viene trasformata in combustibili per autotrazione, i carburanti sono più costosi che altrove. Per capire se il prezzo maggiorato dei carburanti dipende dai gestori degli impianti abbiamo cercato di approfondire la faccenda chiedendo ad alcuni gestori di stazioni di servizio di Potenza come stanno le cose. Abbiamo constatato che molti degli impianti del capoluogo di regione sono rimasti senza personale perché le compagnie hanno trasformato gli impianti che sono diventati self service. Prima di dare voce ad un paio di gestori potentini abbiamo interpellato un sindacato, la FEGICA – CISL, il cui segretario Gennaro Capriuoli ci ha illustrato la situazione in Basilicata, una regione dai piccoli numeri per quanto concerne gli abitanti, sparsi, fra l’altro, su un vasto territorio con collegamenti viari disastrosi, per cui la logistica incide in maniera decisiva sul costo dei carburanti: si pensi a quei Comuni dell’interno con pochissimi abitanti che consumano poco e infatti l’erogato medio in Basilicata è fra i più bassi in Italia e se dipendesse dalle compagnie esse farebbero volentieri a meno di dare in gestione impianti laddove gli introiti sono insignificanti; oltre ai consumatori sono penalizzati soprattutto i gestori degli impianti che hanno un margine di guadagno molto basso che a stento copre le spese. La conferma viene dalle dichiarazioni di Clemente Lioi, gestore dell’impianto in via Cavour a Potenza: in merito alle problematiche ambientali è convinto che come stanno le cose non è possibile fare passi indietro, ci dovevano pensare prima di autorizzare le estrazioni alle conseguenti ricadute ambientali, chiudere i pozzi oggi è impossibile e la Regione perderebbe un introito che è diventato fondamentale e, pur se le compagnie abbandonassero la Basilicata, il petrolio verrebbe importato da altre nazioni con aggravio di prezzo sui carburanti per gli italiani. Il signor Lioi, conferma ciò che ha detto il segretario della FEGICA – CISL: poco margine di guadagno per i gestori, tanti obblighi sulla sicurezza per loro e, polemicamente, nessun controllo negli impianti “self”, dove un utente potrebbe creare pericoli non essendo egli stato formato (come è stato fatto obbligo ai gestori), nessuna possibilità di determinare il prezzo alla pompa, prezzo che è stabilito dalle compagnie e che per la maggior parte dipende da tasse e accise applicate dal governo e dalle Istituzioni locali; e la Regione Basilicata fa la sua parte applicando una tassa regionale più alta di quella praticata, per esempio da Puglia e Campania e -colmo dei colmi- i gestori pagano l’IVA pure sulle accise. Il nostro interlocutore, con rassegnazione, afferma che l’anello debole della catena sono proprio i gestori degli impianti lucani: cita l’esempio dell’introduzione del famigerato “bonus carburanti” che è stato un grosso business per Poste Italiane e Mastercard mentre a loro solo impicci. Anche i gestori dello storico impianto di piazza Bologna a Potenza, Bisaccia e Palladino, “certificano” le difficoltà della categoria, criticando le scelte delle compagnie di puntare sulla automatizzazione degli impianti che di fatto limitano di molto gli introiti dei pochi gestori rimasti in città e che subiscono la “concorrenza” degli impianti self che erogano il carburante con pochi centesimi di sconto: con i 4 centesimi a litro destinati ai gestori, il guadagno è davvero inconsistente. Anche per i gestori di piazza Bologna la Basilicata ottiene più danni che altro dalle estrazioni, per le pesanti ricadute derivanti dall’inquinamento e dell’aumento delle malattie gravi. Altri gestori da noi contattati, pur confermando ciò che hanno affermato i loro due colleghi, hanno chiesto di non essere citati per il timore di “ritorsioni”. In sostanza possiamo dire che sembra che petrolio a noi lucani porti ben pochi benefici, paghiamo più degli altri i carburanti e gli stessi gestori delle stazioni di servizio paiono vittime del sistema governato dalle compagnie petrolifere.