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L’INTERVENTO - La notizia è che la Basilicata è sotto osservazione per come spende i contributi europei.

Stanno revisionando i criteri di assegnazione dei contributi e la Basilicata è una delle cinque regioni più povere d’Italia malgrado l’impennata del PIL determinato da Fiat (FCA) e dal petrolio. E, dunque, fondamentale diventa capire chi, come, dove, quando e perché spende e con che esiti attesi e conseguiti i fondi europei. Quale ricaduta determinano queste risorse? Producono crescita di competenze, di produzioni e … sviluppo? Non è che il denaro si semina su pietre dove è facile preda di ogni corvo, piccione, o uomo/ donna secondo le preferenze di ciascuno? Parliamo per esempio dei finanziamenti destinati alla digitalizzazione delle scuole Lucane, in numero di 121 circa. Parto dal proposito di Pittella di digitalizzare le scuole, ma anche di formare i docenti affinché le dotazioni strumentali siano pienamente utilizzate. Si vuole completare ed estendere, si dice, “Agenda digitale nelle scuole di Basilicata – scuol@ 2.0”. Si tratta di vari interventi in conto dotazioni didattiche, completamento di reti wireless etc. Insomma, ogni scuola riceverà la sua parte di dotazioni, che complessivamente impegneranno 9 milioni e settecentomila euro oltre quelli del primo finanziamento (tre o quattro milioni, cito a memoria). Una botta di vita digitale per la scuola lucana che potrà mettere sul sito e presentarsi all’utenza come: Scuola Digitale 2.0. Un bell’effetto senza dubbio, ma in pratica che succederà ai ragazzi che vivranno da domani in una scuola 2.0? E le scuole cosa otterranno con questo mirabolante effetto? Mi limito a riportare la domanda fatta da una bimba di 5^ elementare (di una scuola parificata di PZ) alle insegnanti andate a presentare la proposta della propria scuola: “Professorè, ma la vostra è una scuola 2.0?”. Ecco questo, forse, sarà l’effetto o poco di più. In pratica, la prima operazione fatta ha assegnato un fiume di denaro alle scuole ammesse e nessuno, neanche con la palla di cristallo, è in grado si sapere a che cosa siano servite quelle attrezzature. Per acquisire le apparecchiature, quasi tutte le scuole, credo, hanno usato il cottimo fiduciario: in pratica si è costituito, presso la scuola, un elenco di ditte in base alle specifiche richieste che partivano da fatturati stratosferici annuali – che una ditta Lucana non può fare – e si è affidato in cottimo la redazione e la realizzazione del progetto. In sostanza, milioni spesi senza gara e senza che i Lucani abbiano potuto cimentarsi anche se… certi Lucani ci han lavorato. In pratica, milioni che non han portato, al sistema produttivo Lucano, alcunché in fatto di lavoro e/o di opportunità. Ma vi è da aggiungere che tra la costituzione delle liste di imprese, l’affidamento dell’incarico a fare e la rendicontazione delle spese fatte, il tempo è stato talmente limitato che qualcuno è arrivato persino a ventilare (cosa ovviamente tutta da dimostrare) che –calendario alla mano- alcune scuole abbiano dovuto rendicontare, come fatte, forniture e lavori ben prima che fossero effettuati. Il che, se fosse vero, indurrebbe montagne di dubbi e comporterebbe che le scuole avrebbero violato una caterva di leggi per usare quei denari, cosa che io non avrei fatto, e che ritengo comunque improbabile. Ma, se una scuola ha chiesto 150 tablet o PC, e se ogni scuola ha chiesto altrettanto, e se le ditte graduate son 4 o 5, mi domanderei dove mai potrebbero aver preso quelle apparecchiature da fornire “friggendo-mangiando” (cioè alla svelta – ndr) e quante persone avrebbero dovuto avere in organico per fare i lavori in tempo? Passiamo all’impiego delle apparecchiature. I docenti hanno, chi più chi meno, competenze nell’uso di questi apparati, ma sono rari, come mosche bianche, quelli che hanno una competenza tecnologica di base, sia come conoscenza delle reti LAN o Wireless, sia nell’uso didattico degli apparati e poi come si usa didatticamente un Tablet dato all’alunno della classe 2.0? E quale esperti hanno le scuole per gestire la didattica con queste apparecchiature e con che esiti, attesi e verificati e divulgati? E la manutenzione di queste apparecchiature chi la fa e con quali fondi la si pagherebbe? Credo di ricordare che per la manutenzione di una LIM ci vogliono un minimo di 200 euro anno e un minimo di 100 per mantenere un PC, senza contare i tablet. Ed ancora, le scuole superiori hanno l’assistente tecnico con il compito di gestire il lato tecnico delle lezioni, ma in un Comprensivo non hanno il tecnico e non hanno soldi per pagarsi la manutenzione, figurarsi il tecnico. Diciamo dunque, che questi soldi sarebbero buttati per principio proprio come l’acqua santa per i morti, salvo che la Regione non volesse assegnare un supporto tecnico informatico almeno per un numero di ore settimanali per classe/scuola, con l’obbligo di mantenere le apparecchiature e sostenere i docenti e il personale ATA di ogni scuola ammessa a finanziamento per almeno un triennio. Ma questa sarebbe fantascienza perché Pittella direbbe: come li assumi, chi li assume e dopo il triennio questi vorranno la stabilizzazione… Dascia sta’ cumpa’!