angelorosella

Questa volta, dopo gli annunci generici a cui l’amministratore delegato dell’Eni Descalzi ci ha abituati da tempo, il progetto di un centro di biopetrochimica per produrre plastiche dall’agricoltura con un ciclo chiuso attraverso l’impiego di residui agricoli inseriti come biomassa per produzione energia, è un’idea su cui ragionare.

E’ il commento del segretario regionale di IdV Angelo Rosella che aggiunge: mettiamo alla prova il manager che, forse per la prima volta, ammette che la diversificazione dall’attività esclusivamente petrolifera è una strada da seguire per il presente e il futuro della presenza Eni in Val d’Agri e per ricadute, auspichiamo più consistenti e durature, di occupazione e sviluppo a favore dell’intera regione. Descalzi ha parlato di responsabilità nel distacco che si è acuito tra società e popolazioni locali specie dopo lo sversamento di greggio nei pressi del Cova di Viggiano e della volontà di recuperare credito tra la nostra gente. Ci sono dunque le condizioni – a parere di IdV – perché la Regione si rimetta al tavolo di confronto sull’intera partita petrolio, aggiornando l’intesa del 1998, con la presenza del Governo che in quanto a responsabilità deve prendersi le sue, se non altro perché lo Sblocca Italia gli affida funzioni centraliste fondamentali. E diventa questa l’occasione per farsi spiegare da Descalzi i dettagli del progetto, con investimento per qualche miliardo di euro e con qualche centinaio di nuovi posti, allontanando le ombre che ancora sono fitte sull’attività Eni nel comparto chimico. Eni ha infatti deciso da tempo di dismettere i suoi stabilimenti di Porto Marghera, Ferrara, Mantova, Ravenna, Brindisi, Priolo, Ragusa, Porto Torres, il Centro ricerche (circa 6000 i lavoratori coinvolti tra diretti e indiretti) mentre – continua Rosella – l’”avventura” nella chimica da noi è ancora segnata in Valbasento da stabilimenti ed impianti abbandonati da decenni con una vasta area ancora da bonificare. Ci sono invece in Europa e nel mondo programmi industriali legati a quella che è definita la “chimica verde” che hanno riscontro in richieste di specifici prodotti nei mercati italiano ed esteri. Deve essere capacità della Regione e nello specifico del Consorzio Area Sviluppo Industriale di Potenza definire una proposta più complessiva perché l’area di Viggiano possa ospitare altre attività produttive, contando sulle fonti energetica e idrica da garantire ai nuovi investitori a costi agevolati per attrarre nuovi imprenditori. La condizione però – conclude il segretario IdV – deve essere quella di smascherare il tentativo Eni di ottenere di produrre più petrolio in cambio della fabbrica e di qualche posto di lavoro.