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Rassomiglia a Carlo Pellegatti, ma non è milanista («Sono nato col fiocco nerazzurro in testa e quindi alla sofferenza sono abituato»). E’ stato a lungo presidente del Tolve (tredici anni) e attualmente, da un mesetto, occupa la stessa carica nel Potenza Calcio, dopo esserne stato il direttore generale. «Chi me lo fa fare?!»: l’avvocato Michele Saponara ammette di chiederselo, ogni tanto, ma si risponde che la passione è più forte di lui.

Come giustifica la sua esistenza?
Da sei mesi a questa parte sto dando tutto me stesso ai colori rossoblù, e questo è dovuto esclusivamente a ragioni di passione calcistica. Sono stato funzionario di banca fino al 2012: sono andato in pensione con la minima, mi sono re-iscritto all’albo, e sono diventato un avvocato “di ritorno”. Sono nativo di Potenza, ma fino alla data del mio matrimonio (1980) ho vissuto a Tolve, paese dei miei genitori.
Sono cinque minuti che siamo seduti qui e lei ha già ricevuto tre telefonate. Non è che si è già pentito di fare il presidente del Potenza?
(Ride) No, con la passione si supera tutto.
Ma la sua vita è cambiata, no?
Un po’ sì, soprattutto per quanto riguarda la professione di avvocato, ma non è che vi dedicassi troppo tempo.
Sua moglie cosa dice?
E’ assolutamente contraria. E’ la mia principale nemica su questa cosa.
… tifosa del Matera.
(risate) No, no, non esageriamo. Del calcio non le importa proprio nulla.
Il suo primo “incontro” col Potenza?
Anni ’60: ancora in pantaloncini corti andavo al Viviani con mio padre. Era l’epoca del Potenza in serie B. A quei tempi dalla provincia affluivano moltissimi tifosi e allo stadio ognuno aveva il suo “angoletto”, nel settore “distinti”.
Il ricordo più bello?
1974, spareggio a Bari per l’accesso alla serie C: Potenza-Juve Stabia.
Il più brutto?
Non ne ho, per la verità. Qualche contestazione, ma niente di che.
Veniamo alle cose attuali. Il questore di Potenza intimava di aggiornare gli impianti di videosorveglianza, pena il divieto di giocare al Viviani. Leggevo che la cosa è rientrata.
Quel ripristino lo sta portando avanti il Comune con grande impegno, anche perché è un compito che spetta a loro, che sono i proprietari dello stadio. A noi competerà la manutenzione ordinaria.
Quindi domenica si gioca? (L’intervista è avvenuta mercoledì – ndr)
Io ritengo di sì! Sono stato “stuzzicato” più volte con lo spauracchio di non far giocare la partita nel caso in cui il sistema video non fosse pronto per domenica, e per questo, lo ammetto, ho avuto anche qualche reazione sopra le righe; ma dovete sapere che da parte nostra non c’è nessun obbligo, che corre invece per le strutture con capienza superiore ai diecimila spettatori. Il Viviani è al di sotto dei cinquemila.
Ma il Comune sta provvedendo lo stesso.
Sì, c’è una ditta molto seria che sta lavorando.
E il saldo delle multe con la Lega?
C’è un conto specifico dove affluiscono queste sanzioni. Abbiamo chiesto alla LND una rateizzazione in due tranche: l’importo complessivo è di 6.200 euro. Alla prima rata, di 2.700, abbiamo già provveduto, la restante la pagherò oggi pomeriggio stesso tramite bonifico bancario.
Alla fine però la società e i tifosi devono subire le azioni di quattro-cinque incivili, e pure di una certa età, che sputano sul guardalinee e vi fanno beccare le multe. Sono persone che sicuramente conoscete…
… sì, ma noi non li possiamo mica controllare tutti, i tifosi. Il suo ragionamento è giusto e come giornale avete il dovere di lanciare questo messaggio di civiltà.
La convenzione col Comune per la gestione dello stadio scade il 30 giugno.
Sì, ma abbiamo già anticipato al sindaco che, per dar vita un progetto calcistico serio e importante, abbiamo necessità che questa convenzione venga tempestivamente rinnovata per almeno un triennio. Da De Luca abbiamo avuto ampie rassicurazioni in merito.
Le pratiche per accedere ai fondi regionali (destinati alle società sportive che militano in tornei nazionali – ndr) a che punto sono?
Abbiamo fatto richiesta per un contributo che sarà di 28mila euro. Ho già pronta in auto tutta la documentazione e la consegnerò fra domani e dopodomani.
“V&V”, invisi alla piazza, se ne sono andati. Il tifoso però vuole capire cosa c’è scritto nei libri contabili. Insomma, a quanto ammonta il deficit reale? Perché non lo rendete noto?
Abbiamo ricevuto un’ispezione da parte dei funzionari Siae di Bari che ci hanno chiesto la copia della documentazione per una verifica sull’Iva, ma i documenti sono ancora in possesso di Vangone. Li dobbiamo ancora acquisire, materialmente, da lui. Una volta in nostro possesso, non avremo problemi a rendere pubbliche le informazioni che mi ha chiesto.
E’ vero che lei non percepisce compensi come Presidente del Potenza?
E’ vero, ma già da direttore generale non percepivo nulla. Inoltre, come avvocato rappresento il Potenza anche in giudizio, e anche quest’attività professionale la svolgo a titolo gratuito.
Il tifoso medio si chiede ancora: ma perché a Potenza devono essere sempre quelli di fuori (in questo caso l’a.d. Napolitano) a fare calcio?
Nel nostro caso si è reso necessario. E’ un’operazione che ho gestito insieme al direttore sportivo Nicola Dionisio. Quest’ultimo è riuscito a trovare questi suoi due amici di Avellino, che oggi hanno già sostenuto degli esborsi economici. La questione, infatti, è tutta lì: noi VOGLIAMO dare credito ai potentini, affinché la città si “riappropri” del Potenza Calcio, ma per fare questo, SERVONO I SOLDI.
C’è chi invoca Cannizzaro, ma lui vuole chiarezza e vuole vedere i famosi libri contabili.
Le porte sono aperte a tutti, ma io ho dichiarato ai quattro venti che il credito, per il Potenza Calcio, scade il 31 maggio. Lei mi dice di Cannizzaro che vuole vedere i libri contabili etc., ebbene, io le faccio notare che noi il Potenza l’abbiamo rilevato, sic et simpliciter, il 20 febbraio scorso! Abbiamo preso il coraggio a due mani e abbiamo acquisito le quote, insieme a tutti gli oneri economici. Se non si ha un po’ di coraggio, nel calcio non si va da nessuna parte. Io faccio un appello a tutti gli uomini di buona volontà che amano il Potenza: chi ci ama, ci segua. Tutto è beneaccetto.
E dopo il 31 maggio cosa succede?
Saremo costretti ad accettare ingressi esterni. I contatti già ci sono e sono anche molto pressanti.
Di chi si tratta?
Di alcuni imprenditori campani, seri e con ottime capacità economiche, che Nicola Dionisio conosce molto bene.
Ma neanche Dionisio prende soldi dal Potenza?
Anche lui non percepisce nulla.
In tutto questo, che squadra ci aspetta la prossima stagione?
Sarà in ogni caso una squadra altamente competitiva. Nicola Dionisio a Potenza vuole aprire un ciclo e ha tutti i mezzi per farlo.
Ma perché a Potenza è così difficile fare calcio?
E’ così ovunque. Il calcio è fatto di cicli, ecco perché può essere vincente l’idea che abbiamo avuto con Dionisio di frazionare le quote sociali: il rischio economico si va a spalmare su una platea vastissima di adesione e diventa altrettanto facile sostituire qualcuno che va via. In sostanza, nessuno “si fa male” con 10, 20, 30mila euro: ci sono aziende che possono tranquillamente sopportare questi esborsi. Oggi pensare a un “Mecenate” di turno che si accolla tutti gli oneri e salva il Potenza da solo… non è realistico. La Crisi ha colpito duro, sulla nostra città.
Un “Salvatore della Patria” è fantascienza?
E’ il motivo del fallimento di Vangone e Vertolomo. Non sono riusciti a creare un rapporto con la città, rimanendo un corpo estraneo.
Alla politica cosa chiedete, SE chiedete qualcosa?
Nulla. E’ completamente assente e non credo che stia offrendo ai cittadini un bello spettacolo di sé. E’ sotto gli occhi di tutti. Con gli amministratori di Potenza, però, abbiamo instaurato un bel rapporto, con De Luca, con la Errico. C’è sinergia e ottimi propositi da ambo le parti. Il Potenza in Basilicata deve riacquistare il ruolo che gli spetta, oggi nelle mani del Melfi e del Matera, entrambi in Lega Pro.
E cos’hanno avuto in più, rispetto al Potenza?
Colummella a Matera e Maglione a Melfi. Le persone FANNO la differenza.
Se De Luca fosse un calciatore, quale ruolo ricoprirebbe?
E’ un classico regista di centrocampo. Persona pacata ed equilibrata.
Marcello Pittella?
Attaccante, sicuramente, anche se non so con quali risultati.
In porta chi metterebbe (a “parare” un po’ di problemi)?
Ce ne vorrebbe uno davvero bravo. In giro non ne vedo molti.
Se il Potenza di oggi avesse una malattia, quale sarebbe?
L’anemia. Sì, una grande anemia con emoglobina bassissima.
Quindi il messaggio è “fateci una trasfusione”?
Sì, “dateci una mano”.
Il suo peggior difetto?
E’ anche il mio pregio: non accetto imposizioni. Nella vita e nel lavoro non ho mai avuto né padrini, né padroni.
Com’è il suo rapporto con la stampa locale?
A fasi alterne. E’ una stampa di discreto livello, ma a mio avviso deve ancora migliorare.
Perché? Ritiene che ci sia chi rema contro?
Non saprei, forse, ma a noi non interessa chi rema contro, bensì chi può darci una mano.
Il film preferito?
Francamente, non ne ho uno.
Il Libro?
“Il giurato”, di John Grisham.
La canzone della sua vita?
“Pregherò”, di Adriano Celentano.
E’ religioso?
Sì, sono cattolico.
Prega per il Potenza?
No. Non credo sia giusto scomodare i santi per il calcio.
Fra cent’anni mettono delle targhe al Viviani per ogni presidente. Sulla sua cosa vorrebbe fosse scritto?
“Si è dedicato con amore e passione”.