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In “Transatlantico” –ci racconta- ormai gli danno del “mago”, perché il deputato Vincenzo Folino, già Pd, poi Sinistra Italiana, ora Mdp, l’apertura delle acque nel centrosinistra l’aveva prevista in tempi non sospetti. All’incontro in redazione erano presenti gli opinionisti Mario Petrone e Antonio Nicastro.

“Art. 1 Movimento democratico e progressista”. Perché?
Il richiamo all’articolo 1 della Costituzione non è casuale, riporta a valori necessari e purtroppo desueti in un paese in cui si dà poca importanza e scarso valore al lavoro. Difendere la democrazia, che è difficile da tenere viva se scarseggia l’uguaglianza, la partecipazione, la legalità, la trasparenza.
Lei è stato tra i pochi a comprendere che il Pd aveva esaurito la capacità di fare politica. Perché ha aspettato, tuttavia, così tanto per distaccarsene?
La mia scelta di autosospendermi dal Pd è legata alla vicenda dello Sblocca Italia (che merita ancora un confronto collettivo e pubblico). Poi c’è stato il Job Act, l’Italicum (per cui non ho votato né la fiducia, né la legge) e ancora La Buona Scuola. Con D’Attorre e altri avevamo dato vita al progetto di Sinistra Italiana, ma questa si è arenata, ha svolto un congresso contro tempo, rinunciando a ricostruire il campo vasto dei progressisti, noi invece abbiamo provato a rompere il recinto del Pd, ormai divenuto una gabbia, per proporre un nuovo sinistra-centro.
Buone intenzioni in un contesto complicato?
Sì, il contesto internazionale é complicato, si pensi alla vittoria della destra di Trump o alle posizioni di Le Pen: orbene, tra tante posizioni inaccettabili ve n'è una invece fondamentale e condivisibile: ossia la ricostituzione di una nuova funzione dello Stato e della politica. Certo l'isolazionismo e il protezionismo non sono di facile applicazione e sono rischiosi per la pace, ma il centro sinistra in Europa ha perso troppo tempo e spazio, le forze di sinistra e socialiste, ma anche quelle d’ispirazione cattolica e popolare devono pensare a una nuova Bad Godesperg del centrosinistra Europeo. Serve un grande sforzo collettivo impegnando intellettuali, economisti, sociologi, forze sociali, sindacali, ambientaliste per ripensare e ricostruire un nuovo modello sociale ed economico, per ricostruire in Italia lo Stato in una nuova Europa dei popoli non dei burocrati e dei banchieri. Il Pd renziano è divenuta una forza radicale di centro, ha sbagliato la politica economica, non é stato efficace in quella europea. Ecco perché dopo che Sinistra Italiana ha fatto una scelta identitaria, con l’uscita di Speranza, Bersani e D'Alema insieme ad altri 16 Deputati, ho aderito ai Democratici e Progressisti, per rimettere in moto il sistema, per dare fiato alla Buona Politica, per riattivare la partecipazione popolare.
L’opinione pubblica si divide tra i delusi, i disillusi e gli astensionisti. Come la si convince?
Penso che il Pd sia un progetto finito, perché sovrapponendo la leadership alla premiership e con le primarie aperte e sregolate ha rinunciato alla selezione e formazione delle classi dirigenti che sono sempre più involute e poco affidabili nella gestione della cosa pubblica, penso che dopo il congresso di aprile altre persone abbandoneranno il partito, e allora con un percorso aperto si lavorerà per costruire una proposta politica intelligente e innovativa sulle grandi questioni.
Nuovo cantiere, nuova strada. Nessuno è in grado di capire dove si andrà, però. Come evolverà il sistema?
Renzi nella sua logica ha tirato la corda fino alle estreme conseguenze, lo ha fatto personalizzando lo scontro su una riforma costituzionale pasticciata, bocciata anche da persone che non votavano da tempo, consci che invece dell’acqua sporca si stava buttando il bambino (cioè la partecipazione democratica). Così sulla questione voucher e cosi sulla legge elettorale azzerata dalla Consulta.
E ora cosa occorre fare?
Occorre uniformare le norme per la elezione di Camera e Senato, togliere i capilista bloccati. Si può correggere il proporzionale tale da considerare la rappresentatività oltre che la governabilità, spero che Renzi non faccia altri azzardi. Io sono tra quelli che peraltro non hanno pregiudiziale a ragionare con il Movimento 5 Stelle (salvo che loro non vogliano). Serve una legge attuativa dell’articolo 49 della Costituzione e soprattutto un nuovo spirito civico. La politica deve selezionare le classi dirigenti, orientarle ad agire per il bene comune e mettere in secondo piano le ambizioni personali.
Mentre sul piano nazionale, la legge elettorale proporzionale con le soglie evita le frammentazioni; in Basilicata c’è il tema della coalizione. Questo riapre la questione dell’alternanza.
Che purtroppo non c’è stata. Dal 1970 al 1995 ha dominato la Dc e il pentapartito, poi per 20 anni il nuovo centrosinistra che ha perso smalto con il PD, il cosiddetto “partito regione” che negli ultimi 10 anni ha praticato una politica invasiva rompendo il rapporto con la nostra società. Occorre ripensare a un progetto di governo, che sia limpido, trasparente, partecipato.
In Regione, con chi dialogherete?
In primis, con i territori e le comunità, con il mondo sindacale e produttivo, con l’associazionismo ambientalista, con il mondo delle professioni, dei movimenti civici, MDP sarà aperto a tutti per praticare la buona politica.
A Potenza e Matera, il Pd è in ulteriore difficoltà?
Si. A Matera si presentano molte divisioni e contraddizioni e questo non aiuta il percorso di Capitale Europea della Cultura e tanto meno quel ruolo di traino delle aree interne e della intera regione. La situazione politica é difficile e richiama alle responsabilità anche la Destra che accettando un trasformismo ha snaturato se stessa. A Potenza, si presenta una situazione complessa, forse il centro sinistra appoggia le giunte di De Luca per un senso di colpa, avendo amministrato per molti anni lasciando una difficile situazione finanziaria (vorrei ricordare che già 20 anni fa la giunta di Sinistra-Centro di Mimmo Potenza affrontò una situazione analoga).
Comprendo le difficoltà dei consiglieri del centrosinistra e tuttavia questa amministrazione non brilla, i cittadini vivono tanti disagi, e forse occorre riprendere il confronto con i quartieri, con i soggetti sociali, proporre soluzioni e un progetto per fare uscire Potenza da questa stagnazione, questo deve fare MdP.
Perché ha votato contro la “Buona Scuola”?
Penso si sia fatta una norma troppo rigida. Si poteva spalmare su cinque anni invece che su tre, cosa che ha portato i docenti con seri problemi di famiglia a licenziarsi non potendo spostarsi. Ma l’aspetto che mi ha seccato più degli altri è stato l’aver insultato 600 mila docenti, che nel periodo della Riforma Gelmini si premuravano di portare la carta igienica e quant’altro necessario. Siamo passati da un riformismo senza popolo ad un riformismo contro il popolo, una riforma frutto di slogan e ansia da prestazione, attuata anche male, si pensi per esempio che non si recluta personale per la gestione delle piattaforme tecnologiche e informatiche nelle scuole.
I Consorzi, la storia ci insegna, hanno sempre rappresentato, invece, dei veri e propri carrozzoni. Quello industriale (con 13 aree più vicine a cattedrali nel deserto che ad altro) e quello di bonifica hanno portato a uscite del tipo 500.000 euro mensili. Non ci si può permettere ciò. Come si interviene?
Penso che la Regione Basilicata abbia ormai smarrito la strada e la sua funzione di programmazione e di orientamento, non sono state attuate le leggi di riforma dei consorzi (sia quelli di bonifica che quelli industriali) si è perso tempo, sono stati incaricati nelle fasi istruttorie delle riforme funzionari regionali che tuttora troviamo in importanti posizioni e tripli incarichi nell’amministrazione Pittella provocando la reazione sfiduciata di gran parte dei dipendenti regionali che vivono la frustrazione di una Regione ormai ferma e destrutturata nelle sue stesse funzioni amministrative, verrebbe da dire: le candele si consumano e la processione non cammina.
Oltre la governance, quali politiche industriali?
Ci si vanta dei dati positivi del PIL regionale e delle esportazioni, che certo però non sono conseguenti ad interventi regionali: 1) Vedo innanzitutto una carenza nel settore dell’auto, non ci si interroga sul futuro della Sata, non vi sono strategie di rafforzamento ed espansione dell’indotto, solo passerelle.
2 )Non c’è una strategia di fronte alla desertificazione industriale e produttiva, anzi si impantana anche la bonifica di due siti inquinati di interesse nazionale.
3) Si dovrebbe invece insistere sul governo nazionale per un impegno dei grandi player del settore energetico (se non sbaglio l’ENI ha fatto un proprio data-center a Pavia) in rapporto con il CNR, l’Agenzia spaziale etc. per un grande investimento nel campo dei rischi naturali e artificiali: formare ed impegnare 3000 giovani laureati per poter trattare nel mondo le problematiche connesse a tali rischi.
4) Provare ad attrarre nuovi investimenti nelle produzioni innovative e di qualità ad alto contenuto tecnologico, penso ai semilavorati in carbonio, utilizzando la leva energetica a costi competitivi con l’impiego delle royalties petrolifere come previsto sia dal P.O. Val d’Agri che dalla stessa impostazione originaria della SEL.
5) Evitare i bandi con le graduatorie, usare procedure automatiche, prevedendo credito d’imposta o negoziali (contratti d’insediamento), più fondi di garanzia anche per il capitale di esercizio e ripianamento dei debiti, con una nuova strategia per lo sviluppo del turismo, dell’agroalimentare, della piccola e media impresa e in particolare dei giovani da ausiliare con Sviluppo Basilicata per affrontare la burocrazia, il credito e l’acquisizione delle tecnologie e dei processi tecnologici (anche la vicenda e funzione di Basilicata Innovazione mi pare insabbiata).
L’impiego delle royalties ci riporta al petrolio.
L’impiego delle Royalties per le azioni di sviluppo é risultato poco efficace anche a causa del sopraggiungere della crisi e tuttavia é prevalsa una logica del “tiretto”, questi fondi sono stati usati troppo per la spesa corrente, hanno drogato la spesa pubblica regionale, mentre dovevano essere usati per finanziare di sponda programmi nazionali ed europei per infrastrutture e progetti di sviluppo industriale come ho detto prima, certo la Regione fu schizofrenica passando da una ipotesi di Memorandum (da migliorare) alla moratoria che risultò un bluff dannoso.
A proposito di Cova, Arpab e della subalternità a Eni?
La questione è complessa e delicatissima. È necessario rifuggire dalle rassicurazioni troppo facili. Va bene l’allarme e il pungolamento da parte di cittadini e associazioni che sollecitano chiarezza ma non vedo da parte dello Stato e dei Governi un’azione ferma, seria e rigorosa, con il coinvolgimento di istituti e università sotto il controllo di un gruppo di scienziati e tecnici indipendenti.
Rimane sempre il dubbio. È stato un errore fare il COVA lì dov’è ubicato?
Penso di si e tuttavia quello é un impianto industriale che forse é stato utilizzato oltre le proprie potenzialità, le attività estrattive hanno creato forti criticità che hanno messo in discussione anche quel percorso di federalismo solidale con lo Stato e il Governo Renzi invece di affrontare con il Governo regionale quelle criticità ci ha propinato lo Sblocca Italia, che unificando i titoli per la ricerca con la coltivazione ha spostato i poteri dallo Stato alle compagnie petrolifere. La mia contestazione al Pd, nasce se vogliamo proprio in quella fase.
E quindi la soluzione?
Abbiamo presentato qualche giorno fa un disegno di legge teso a ripristinare il comma 1 bis del famigerato art. 38 perché lo Stato non può abdicare alla sua funzione di programmazione che nel caso della Basilicata significa tradurre gli odg approvati alla Camera in un provvedimento di vera moratoria che dica che non si fanno altre estrazioni al di fuori delle due concessioni esistenti e che si mettono in sicurezza vera le estrazioni in corso. Non si può essere succubi delle lobby petrolifere italiane e straniere e speriamo che la recente visita dell’Ambasciatore tedesco non sia correlata a interessi economici di grandi gruppi di quel paese, magari interessati alle cosiddette fonti alternative.
Che prospettiva diamo ai giovani?
Serve un grande piano di investimenti per rilanciare industria, agroalimentare e turismo, un piano per l’occupazione dei giovani nella P.A. e il reddito d’inserimento che può fluidificare il mercato del lavoro e recuperare le risorse umane dei nostri giovani ormai allo stremo.
Lei si è già confrontato con le persone?
Quotidianamente raccolgo storie di famiglie in enormi difficoltà, nei colloqui con padri e figli sento che si perde la fiducia e la speranza. Bisogna riattivare la solidarietà sociale. La politica deve essere luogo di incontro, conoscenza e scambio di idee, non una piattaforma di clientela.