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Si è conclusa lo scorso sabato, la due giorni sull’Etnopsicologia, promossa dall’Ordine degli Psicologi di Basilicata, presieduto dalla dott.ssa Luisa Langone che ha sottolineato l’importanza della continuità dell’attività formativa nei vari ambiti applicativi della psicologia e la sensibilizzazione del contesto sulle grandi tematiche di psicologia di comunità.

La giornata di venerdì 17 marzo, dedicata alla formazione, è stata inaugurata dalla relazione della dott.ssa Faustina Mangone, Tesoriera dell’ordine lucano e ha visto gli interventi del prof. Natale Losi, sociologo e psicologo iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio.
L’incontro di sabato 18,  ha invece coinvolto vari interlocutori, tra cui il vice presidente dell’ordine degli Psicologi di Basilicata, il dott. Giovanni Razza, la dott.ssa Mariarosaria Colangelo, membro dell’ordine lucano, rappresentanti della Regione Basilicata, la Coordinatrice della Consulta Piccoli Comuni, la dott.ssa Olivieri di Confcooperative, il sindaco di Rapone, la dott.ssa Lorenzo, il dott. Grieco, direttore della Caritas di Melfi, alcuni dirigenti dell’ASP e rappresentanti della Prefettura e della Questura.

La dott.ssa Faustina Mangone ha ribadito: “Siamo molto soddisfatti per i risultati della formazione, che quest’anno ha visto ricadere la discussione sulle figure ospiti, diversamente dalla scorsa edizione, in cui abbiamo ascoltato le testimonianze di chi è giunto da noi. Ascoltare il dott. Losi ci ha aiutato come professionisti psicologi anche a ridimensionare quella sorta di spaesamento che spesso sopravviene nell’ambito dell’accoglienza e ci ha consentito di studiare strategie da mettere in campo per lavorare con il migrante al fine di far emergere una narrazione e quindi nel sostegno alla costruzione di un nuovo progetto di vita”.
Il dott. Natale Losi: “E’ abbastanza evidente che è fondamentale avere un assetto, un dispositivo comunicativo che faciliti le narrazioni di chi compie un viaggio. Se ci mettiamo in un ufficio in due, a interrogare, piuttosto che a intervistare la persona, difficilmente “sbloccheremo” un racconto inerente un’esperienza emotivamente forte. In modo indipendente dal viaggio che può essere drammatico, lungo, pieno di pericoli o in un aereo. Bisogna instaurare una conversazione, con più interlocutori che abbiano il medesimo diritto/interesse alla storia. Il modello che propongo con la mia scuola Etnopsi, (riconosciuta dal Miur) elaborato a Ginevra nel 1994 e poi riportato in Italia, a Roma, nel 2000 può già vantare esperienze e pratiche consistenti. Sulla due giorni lucana, mi sembra ci sia stato molto interesse, i partecipanti hanno proposto questioni e domande e prestato grande attenzione. È chiaro che in un contesto di intervento breve, come nella fattispecie, non è possibile fornire uno strumento, ma si può condividere un ragionamento. Ed è ciò che abbiamo fatto nel corso della formazione, mettendo anche in discussione modelli più consolidati, in quanto più diffusi. Il risultato? Sono stato seguito nella logica, perché cambi l’approccio, ci sarà sicuramente bisogno di più tempo”.

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