margiotta in redazione

Il Pd nazionale e locale alle prese con la “scissione”, la Basilicata vittima dello spopolamento e dei molti “non risultati”: di questo, e molto altro, abbiamo avuto modo di parlare col senatore Salvatore Margiotta, che ci è venuto a trovare in redazione. Ci dirà che era un anno che non concedeva interviste. All’incontro, erano presenti, oltre al direttore De Stradis, gli opinionisti Mario Petrone e Antonio Nicastro.

Spiegherebbe, come a parlare con l’uomo della strada, il motivo per cui il Pd ha scelto la “scissione”? Cosa c’entra “l’interesse dei cittadini”, se c’è, con questa tematica?
Sull’interesse dei cittadini sarebbe giusto che rispondessero i “fuoriusciti” dal Pd. Preferisco parlare di “fuoriusciti” piuttosto che di scissione. Ho vissuto la scissione nei giorni in cui il Partito Popolare si divise tra chi scelse di stare con Gerardo Bianco e chi con Berlusconi e Buttiglione. Quella per me era la “scissione” perché fondata su due visioni assolutamente opposte del mondo e della politica e quindi dell’interesse dei cittadini. Questa, senza offesa per nessuno, non ha la dignità di quella divisione. La fuoriuscita è avvenuta ahimè per incompatibilità personale tra leadership, in odio a Matteo Renzi.
Ergo l’interesse dei cittadini non c’è.
Io non penso che ci sia. Poi loro diranno che solo a sinistra difendono le esigenze dei cittadini, a me non sembra.
Ma anche il Governo Renzi, dopotutto, sembra aver fatto poco “nell’interesse dei cittadini”. Ha fatto poche cose “di sinistra”.
Che piaccia o no, il provvedimento degli 80 euro è una tipica misura di sinistra. Su Twitter, ho letto un dato Istat proprio oggi (lunedì, ndr) che dice che sono aumentati i posti di lavoro di 618.000 unità, di cui 488.000 a tempo indeterminato; questa è una politica di sinistra. Sui diritti civili, penso la Legge sulle Unioni Civili come a una legge di sinistra. La Legge sulla Povertà approvata in queste ore è una legge che aiuta i ceti deboli, mette 1.600.000 di euro con una copertura finanziaria importante. E avendo vissuto questa Legislatura, se mi ci metto, ve ne cito tante altre. Le abbiamo spiegate male, alcuni atteggiamenti hanno fatto pensare il contrario di quello che si è fatto, ma francamente io ho la coscienza a posto.
La percezione della gente rimanda a un quadro tragico. Che futuro ci sarà per la nostra regione? Per non parlare della crescita dell’astensione alle urne. Tra quattro mesi, inoltre, i ragazzi lucani, si diplomeranno. Che speranza hanno? Tra vent’anni come sarà la nostra Basilicata?
Vivo a Roma, ma vengo in Basilicata tre giorni a settimana e la disperazione la sento eccome; capita a chi fa politica come me di ricevere persone che ti cercano, ti chiedono, che vengono a portarti casi. La differenza rispetto ad anni fa è notevole. La disperazione è sempre più palpabile, poi al Mezzogiorno si sente moltissimo e in Basilicata che è una regione debole del Mezzogiorno lo si sente ancora di più. Anche se (ancora dati Istat) oggi leggevo che l’export quest’anno sia cresciuto più al Sud che al Nord, e la regione meridionale in cui è cresciuto di più è proprio la Basilicata, sia nel settore degli veicoli che in agricoltura. È evidente che la Fca abbia influito, ma pure quella è Basilicata, ci vivono ben 7.000 persone; è chiaro che è un dato che un po’ ha drogato quello complessivo, ma per il quale dell’orgoglio bisognerà pur averlo.
È possibile che l’assenza di un’alternanza nella gestione politica, sia un grande limite?
L’alternanza l'abbiamo sempre vissuta come interna al Pd, prima Ulivo e prima ancora Margherita-Ds. Se mi guardo intorno, francamente, vedo tutti i limiti del Pd, tutte le nostre complessità, ma ancora oggi ritengo che il meglio lo possiamo fare noi, non guarderei con grande fiducia a un governo di questo centro-destra o dei 5 Stelle; peraltro, nei due capoluoghi in cui per vari motivi non abbiamo tenuto, al di là dell’ibrido che c’è sia a Potenza che a Matera, non mi pare che vi sia una spinta fortissima al miglioramento della politica come era.
I numeri dell’Istat che raccontano di spopolamento e di emigrazioni sono terribili.
Lo spopolamento: è un dato vero e nazionale. Il 1964 ha visto un baby boom, il mio anno di nascita e a cui sono affezionato, 1.100.000 bambini, nel 2016, 480 neonati. È un dato spaventoso, questo è un segno terrificante che riguarda tutto il paese. I numeri sono argomento testardo, non si riprende lo sviluppo se non nascono le persone. Sono rimasto colpito da un ragionamento che ha fatto Vincenzo De Luca all’ultima direzione nazionale del partito: se non facciamo un piano straordinario, al Sud, soprattutto di diplomati e laureati, il Sud non si salva.
E’ un piano difficilissimo da attuare perché non ci sono i soldi.
Detta così è certamente una formula rozza, ci vorrebbe un economista per elaborarne la teoria. Non possiamo far finta di dire che la Basilicata è in grado di assorbire i giovani diplomati e laureati nell’industria, nell’impresa, nel terziario; si può fingere, ma se si immettono nella PA tramite concorsi e senza raccomandazione, si fa un’operazione d’eccellenza. Se non c’è un intervento pubblico (anche indiretto, cioè il pubblico finanzia l’impresa ed essa assume), al Sud i posti di lavoro non li crei. Così come torno a essere convinto che ci sia necessità (con l’animus dell’ingegnere) di un grandissimo piano di infrastrutturazione del Paese, se non spendi i soldi per far riprendere le infrastrutture, l’edilizia, non si va avanti. Sono sì cose vecchie ma vere. Allora teniamole soprattutto perché vere. Per infrastrutture intendo anche la Banda Larga: mi dice l’amico e Sottosegretario Giacomelli che si stanno per spendere molti soldi in Basilicata per la Banda Larga. Se, in risposta alla proposta dello “smembramento”, ci limitiamo a dire che la Basilicata deve rimanere unita perché siamo una grande regione, perché siamo storici, perché esiste la Gens Lucana, non fai nulla. Allora devi difenderti con l’eccellenza. Cioè, devi dire: siamo piccoli, ma abbiamo una classe politica eccellente, un’Università eccellente, un ospedale eccellente, con la migliore Sanità del Sud, il Tribunale deve essere con Magistrati di altissima qualità.
Matera 2019 può aiutarci a difendere dall’accorpamento ad altre regioni?
Matera ci aiuta, ma anche Matera che è un’occasione straordinaria, va messa a regime. Ho apprezzato Pittella che in presenza del Ministro Franceschini ha dichiarato una cosa che dal mio piccolo, inascoltato, da tempo dicevo: bisogna che a Matera si replichi un esperimento tipo Expo, con un Commissario. Se si litiga all’interno, se l’amministrazione è nelle difficoltà dovute alla politica, allora è indispensabile. Non si può certo sprecare un’occasione! Non dico che ci voglia per forza un Commissario, ma una presenza più forte del governo centrale, che non esautori i nostri livelli, ma che prenda le redini della situazione.
Sono 19 anni che si sfrutta il sottosuolo per estrarre gas e petrolio, ora si sono aggiunte le pale eoliche e i campi fotovoltaici, è diventato un boom energetico in Basilicata, ma nonostante questo e gli enormi flussi di denaro arrivati, nulla è cambiato.
Fino a oggi è un’occasione sfruttata poco e male, da tutti, visto che sono vent’anni e non si possono attribuire delle precise responsabilità; altrettanto certamente non bisogna dire che non si sia fatto proprio nulla, perché se ci si fa un giro da quelle parti, si vede anche imprese lucane e lucani che lavorano, così come confermato dal Presidente della Commissione Rifiuti Alessandro Bratti, che aveva conteggiato la perdita di 4.500 posti di lavoro circa se si fosse chiuso il Centro Oli di Viggiano. 4.500 non sono zero, pur essendo pochi, magari. Dire che si è fatto abbastanza sarebbe un grave errore, dire che non ci sia nulla che si è mosso intorno al petrolio non è vero, perché un po’ di economia si è mossa. È una straordinaria occasione persa, perché bisognava fare molto di più.
In che modo si è persa?
L’ha persa l’Università che solo oggi ha fatto un Master per ingegneri in Geo Risorse quando doveva essere lanciato non appena scoperto il petrolio. Si può immaginare ancora oggi un modello di sviluppo delle estrazioni, perché dire che le blocchiamo tutte non è corretto (il bluff di De Filippo e la moratoria sulle estrazioni: tutti non avevano capito che fosse una moratoria sulle estrazioni future). Le estrazioni continueranno a esserci; il tema è come farle diventare modello di sviluppo con la tutela dell’ambiente e della salute. Ho letto i dati dell’Ircss e del Registro dei tumori che si sta istituendo, e sono convinto che non verrà fuori una relazione o un’incidenza maggiore di malattie. Abbiamo fatto al meglio, ma non c’è convivenza virtuosa tra petrolio, ambiente e salute. E ancora, vorrei essere smentito, ma nessuno lo fa: sul primo accordo con Eni, questa si impegnava a monitorare l’ambiente attraverso strumentazioni proprie, gestite da loro, certo con dati a disposizione dell’ArpaB, ma installazione, gestione e manutenzione a carico di Eni. E per chi ne capisce, la strumentazione significa tutto. Mi dice ArpaB che c’è una rete gestita da loro, forse si sta iniziando. Adesso c’è un grande piano di assunzioni che Pittella sta facendo sull’ArpaB, dopo gli inghippi noti, non ancora partito in via definitiva, ma è cosa buona.
Il Pd proietta sui cittadini un’immagine spesso poco consona, dovuta all’assenza del segretario regionale, ma anche per i “bisticci” su al comune di Potenza etc.. Come se ne esce?
Ho detto l’altro giorno nel Comitato Cittadino, che questo è il peggiore periodo che il Pd abbia vissuto nella politica lucana. Siamo caduti, per mille motivi e un po’ anche per tragedie (la perdita di Luongo) in un clima di oscurantismo per cui la politica sembra essere un problema per i cittadini, anziché la soluzione. Non abbiamo organismi di partito, ora nemmeno il segretario provinciale. Prima, parlavo della scissione, da giovane la vissi come una tragedia, ora non si riesce neanche a convocare un’assemblea regionale, che pure avevo proposto, prima delle divisioni. Dopo il 30 aprile bisognerà fare qualcosa, mi spiace dover dire che ogni volta abbiamo pronunciato un “dopo” una data, ma non ci siamo riusciti e ognuno ha le proprie responsabilità, me compreso. Siamo in forte ritardo e fortemente criticabili, speriamo di uscire da questa situazione.
Si è letto anche di Margiotta, presidente della Regione Basilicata, è presto per dirlo, ma è un’ipotesi realistica?
Il Presidente della Regione, se vorrà, dovrà essere Marcello Pittella, è giusto che il governatore uscente sia ricandidato, la scelta è tutta nelle sue mani. È noto a tutti che a me piace stare a Roma a fare vita politica nazionale, la mia preferenza è quella. Se mai resisterà il partito, io sono un uomo di partito, e questo deciderà.

 

Intervista di Walter De Stradis, Mario Petrone e Antonio Nicastro. Testo a cura di Virginia Cortese