pranzoAllegretti

Barba folta e capelli ribelli, appena mitigati da giacca e occhialini, il sindaco di Brindisi di Montagna, Nicola Allegretti, appare come una sorta di “brigante moderno”, che ha come compito principale quello di difendere il suo territorio (e la straordinaria riserva, naturale, culturale e artistica, della Grancia) dalle “cariche” dei petrolieri.

Come giustifica la sua esistenza?
Sono uno che si è laureato fuori, ma che ha deciso di tornare in Basilicata. Questa Terra, magari, ti chiede uno sforzo in più, devi aspettare un po’, ma poi le soddisfazioni arrivano.
Entriamo subito nel vivo. Uno stringatissimo riassunto del “rapporto” fra Brindisi di Montagna e il petrolio.
Noi, com’è noto, abbiamo Montegrosso, che è il sito sul quale fecero il primo pozzo di prospezione, nel 1998/99. A questo sono seguite le richieste del permesso di ricerca “Pignola” (che sul comune di Brindisi incide pochissimo), il permesso “Anzi” e poi la richiesta di ampliamento del permesso “Gorgoglione” (che è bloccato). Poiché su Montegrosso il pozzo è stato abbandonato e l’area è franata a causa dell’acqua che è drenata, ed è difficile passare da un rischio idrogeologico “R4” a “R2”, le società Rockhopper, Total ed Eni hanno ben pensato di spostarsi “a lato” della montagna e quindi hanno fatto richiesta di permesso su Masseria La Rocca (ma c’è stato il diniego della Regione). La loro idea, però, a mio avviso è questa: una volta avviate le estrazioni a Brindisi di Montagna, far partire un oleodotto che porti il petrolio a “Tempa Rossa”. Intanto, però, con “Montegrosso 1”, le compagnie petrolifere hanno sversato i fanghi di perforazione lungo la montagna.
C’è un’indagine in corso...
Sì, più di una, ma ciò che è certo è che nelle nostre acque (quella della sorgente “Casone” – ndr) c’è una presenza di metalli pesanti superiore alla norma. Noi abbiamo fatto analisi superficiali, di sorgente, ma per dichiarare il sito inquinato, occorre utilizzare l’acqua “di falda”, e analizzarla con un “piezometro”: si fa un buco di 20 metri nel terreno per monitorare la situazione. Il paradosso è che la legge sulle estrazioni non prevede questi metalli -bario, barite etc- nell’elenco.
Cioè non sono considerati inquinanti?
Sono inquinanti, ma al di fuori dall’utilizzo per le perforazioni. Un’assurdità normativa. Tuttavia, se nell’acqua “di falda”, attraverso il piezometro, troveremo le stesse quantità e qualità di metalli rilevati in quella “di sorgente”, possiamo dichiarare inquinato il sito. Oltre ai costi affrontati per analizzare le acque, come Comune mi dovrò accollare anche quelli del piezometro, e parliamo di 40-50 mila euro, che per un piccolo municipio non sono spiccioli.
Soldi che non toccherebbe a voi cacciare, giusto?
Sì… ma Regione, Arpab e Asl non si muovono in questa direzione. Ripeto: non dovrebbe essere competenza mia, ma degli enti preposti.
In un articolo de “Il Quotidiano” del 13/03/2015, si legge: «Allegretti su quei terreni (quelli del pozzo Montegrosso – ndr) le indagini le annuncia e davanti ad Aldo Schiassi in persona dice anche che non affiderà tutto all’Arpab, ma pagherà 40mila euro per darlo ad una ditta esterna». Questo accade prima dell’esplosione dello “scandalo petrolio” dello scorso anno. Già allora non si fidava di Arpab?
Non è che non mi fidassi. Il fatto è che la Forestale mi mandò la comunicazione della presenza di metalli pesanti sul sito di Montegrosso, io la girai all’Arpab, chiedendo i dati ufficiali; l’Arpab però mi rispose: “Sono secretati, al massimo fateveli dare dalla Forestale”. Per me, un’altra assurdità, laddove occorreva anche vedere cosa c’era a valle del sito.
Da qui il ricorso a una ditta esterna.
Sì, anche perché l’Arpab non è un’agenzia certificata, cosa di cui io avevo bisogno per agire legalmente. Così è emersa una percentuale di metalli pesanti superiore alla norma.
E ora siete in attesa degli esiti della Magistratura.
La Magistratura fa il suo corso, io devo vedere se ci sono le condizioni per una Conferenza di Servizio volta a dichiarare il sito inquinato. In tutto questo, la Regione Basilicata è responsabile e proprietaria (Ufficio Agricoltura) del sito: quindi io devo fare delle analisi su un terreno che non è il mio e poi dire al proprietario, che è la Regione, “io ho fatto le analisi, ora vedi un po’ tu”. British Gas, Mediterranean Oil, Medoil Gas, e adesso la Rockhopper: chi ha acquisito la concessione, ha acquisito, benefici, costi e danni: toccherà a loro bonificare. I costi saranno esorbitanti, ma le compagnie sono sicuramente assicurate.
Tornando all’acqua della fonte “Casone”, l’ordinanza con cui ne vietava l’utilizzo è ancora in atto?
Sì.
E l’Arpab che dice al proposito?
Che le verifiche non sono di loro competenza, dal momento che non sono considerate acque “potabili”, poiché acque di fontana, di sorgente.
Però la gente la beve, giusto?
Molti, sì. Ma solo le acque “trattate” sono considerate “potabili”. Il problema però è anche un altro: la gente di “Casone” vive in una contrada a 1200 metri e bisognerebbe portargli l’acqua. Sono più di dieci anni che stiamo aspettando “l’arrivo” di Acquedotto Lucano. C’è un progetto fermo da dieci anni, bloccato ora da questo ora da quell’ente. Non si guarda alla concretezza del problema: mi riferisco anche a tutta quella zona che da Pallareta scende giù: sono più di duemila persone.
Secondo lei a Brindisi di Montagna c’è stata qualche morte, o qualche problema di salute, in qualche modo collegabile alla presenza del pozzo?
Ci sono indagini in corso.
Il suo è un “No” chiaro al petrolio, anche in ottica futura. Tuttavia a Calvello, ad esempio, il sindaco è contento. Perché questa differenza di vedute?
Perché lì le estrazioni ci sono state, ma ci sono stati anche controlli, non ci sono stati sversamenti, non si è inquinato. Di conseguenza, del petrolio hanno avuto solo i benefit. Io, invece, mi trovo in una situazione in cui: è arrivata la compagnia petrolifera, benefici alla popolazione non ne ha portati, mi ha lasciato solo danni. Se non c’è la riparazione del danno, come posso pensare di dialogare con chi quel danno l’ha causato?
Controlli, rassicurazioni e benefici: anche in presenza di queste tre cose lei il petrolio non lo vorrebbe a Brindisi di Montagna?
Assolutamente no! Il beneficio dov’è, se non posso fare più turismo? Se il pozzo è sulla Grancia, io cosa offro ai visitatori? Dovrei rovinare un percorso di successo avviato da anni, sul turismo, sull’agricoltura di qualità, sui prodotti alimentari di eccellenza?!? Con i soldi del petrolio dovrei mantenere in vita delle persone per non fargli fare niente?!? Un paese, così, muore.
Dal punto di vista economico, i “soldi del petrolio” come e quando hanno toccato il vostro comune?
Royalties dirette non ne abbiamo mai avute, ma facciamo parte dei 35 comuni della legge 40: fino al 2009 abbiamo beneficiato del Piano Operativo val D’Agri, incentrato sulla riqualificazione di scuole, strade e così via.
E dal 2009 in poi?
Il Programma si è formato.
Si dice che, all’atto pratico, noi Lucani a Roma contiamo pochissimo.
Lo Stato deve essere chiaro: visto che il beneficio è dell’intera nazione, ma il sacrificio è di una piccola comunità, il danno me lo devi pagare, dandomi la possibilità di costruire una “new town”, una nuova città da un’altra parte. Guardi, in una realtà come la nostra, il danno è certo: all’agricoltura, al valore degli immobili, alle attività. Le mele della Val DAgri.. chi le vende più?!? E i fagioli di Sarconi?!?
La Regione però ha negato il permesso “Masseria La Rocca”…
Un’ottima notizia, hanno fatto un gran lavoro e li ringrazio. Assessore, Dipartimento, Uffici, hanno tutti preso a cuore la questione. Per la prima volta.
Per la prima volta?
Già. Quella questione deriva da attività che la Regione non ha fatto, non ha chiesto la sospensiva. Le compagnie vengono da noi a Brindisi e dicono “Noi vogliamo solo capire che cosa c’è lì sotto”. Ma se vogliono fare questo, già adesso devono venire con un progetto esecutivo, farci capire cosa ne vogliono fare di quello “che c’è sotto”. Oltretutto, tu compagnia, non sei autorizzata ad estrarre un solo barile di più –rispetto a quelli che già vengono estratti in Basilicata, a Viggiano, Calvello e Corleto- e quindi cosa pretendi? Non dovresti proprio venire qui a chiederci di vedere “cosa c’è sotto”!!! Io a Renzi, in un intervento su “Radio Anch’io” gliel’ho detto: la Rockhopper è una società inglese che ha fatto la guerra per le isole Falkland: sai quanto se ne frega di noi di Brindisi?!
Ha detto questo proprio a Renzi che parlava di “comitatini”…
… sì, Renzi credeva fossimo quattro pecore, ma invece abbiamo dimostrato di essere un grande popolo, che quando occorre carica a testa bassa.
Come immagina il futuro di Brindisi di Montagna?
In questi anni abbiamo puntato tutto sul turismo e sul Parco, tirandolo per i capelli dalla morte alla quale sembrava destinato. Dal 2018, partiremo con una concessione ventennale della “Grancia” (il Comune, che ha la gestione, finora aveva dato al privato una concessione annuale). Noi sappiamo che possiamo vivere di turismo, un turismo innovativo che riusciamo a fare solo noi. abbiamo la sede dell’Agnello delle Dolomiti Lucane, abbiamo la “deco” (denominazione comunale d’origine), un marchio di garanzia su diverse cose che riusciamo a produrre (ad esempio sulla salsiccia podolica). Noi trainiamo turismo e agricoltura. I “parchi divertimenti”, come Gardaland dalle parti di Rimini, sono “parassiti” di flussi turistici; il nostro, al contrario, è un volano di sviluppo che nell’arco di 50 chilometri ha fatto nascere attività ricettive, agriturismi, ristoranti. Nell’arco dei tre mesi campano 50/60 famiglie lucane. Abbiamo abbattuto il “turismo mordi e figgi”, costringendo anche i pugliesi a pernottare. Gli albergatori non fanno che chiamarci e chiederci: “Quando riapre la Grancia?”.
Quando riapre la Grancia?
Speriamo ai primi di luglio. E’ l’ultimo anno che siamo vincolati al finanziamento pubblico.
Dall’anno prossimo ci sarà una gestione ventennale da parte del privato. Perché?
Il Pubblico non può più sovvenzionare la Grancia e parliamo di un parco di 50 ettari, infrastrutturato per gestire 5/6mila persone al giorno, con 300 figuranti. Pertanto il privato deve poter abbattere i costi, gestendo il ristorante, lavorando tutto l’anno con le scolaresche. Noi offriamo attrattive di diversa natura concentrate in un unico posto, pertanto faremo un bando al massimo rialzo, indirizzato a chi offrirà di più a livello di qualità e quantità di spettacoli. Inoltre, come dicevo, immaginare una “Grancia” tutto l’anno, si può e si deve.
Lo spettacolo è “la Storia Bandita”: cosa possiamo, ancora oggi, imparare ed ereditare dai briganti lucani?
A non abbassare mai la testa. Loro capirono che l’Unità d’Italia era un autentico furto, a vantaggio degli Inglesi che volevano recuperare soldi dai Savoia, vendendo il Regno delle Due Sicilie.
Oggi la storia si ripete?
Sì, continuiamo a essere succubi di qualcuno che, “al di sopra” di noi, gestisce le nostre vite. Ma possiamo riappropriarci della nostra Storia. Siamo stati gli unici, all’epoca, a fare una rivoluzione in Italia, con 15mila persone fucilate. La Basilicata oggi, purtroppo, da qualcuno è intesa come un piattaforma energetica europea, un centro dove portare rifiuti speciali e scorie radioattive.
La politica, secondo lei, negli ultimi anni è stata più connivente, più ignorante, o più distratta?
Direi che non c’è stata una coscienza reale dei danni del petrolio, si è vista soltanto la “droga” delle royalties, da cui dipende totalmente il bilancio regionale.
Riusciremo mai a disintossicarci da questa “droga”?
Sì, basta razionalizzare i costi. Le royalties, ad esempio, le spendiamo per l’Università, ma ci sono alcune facoltà che andrebbero chiuse. Con Acquedotto Lucano ci siamo divincolati da quello Pugliese, ma abbiamo aumentato i costi della gestione, avendone una simile a quella che c’era con Acquedotto Pugliese.
Il film della sua vita?
“Non ci resta che piangere”.
La canzone?
“The Wall” dei Pink Floyd.
Il libro?
“Come divenni Brigante”, di Carmine Donatelli Crocco.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
«Non piangere per me, continua a vivere».