pranzoPagliuca

Cinquantasei anni (quasi), capigliatura alla Montezemolo, Nicola Pagliuca è stato sindaco di Melfi, parlamentare, consigliere regionale, coordinatore regionale di Forza Italia, responsabile nazionale del movimento giovanile di Forza Italia. L’ex enfant prodige del centrodestra lucano, è ora coordinatore provinciale del suo partito, in un momento che per lui è tutto di riflessione. Sotto diversi punti di vista.


Come giustifica la sua esistenza?
Per me la vita non è mera sopravvivenza, ma l’occasione per offrire una testimonianza al prossimo, e cioè rendersi utili. Questa considerazione ha influito su tutte le scelte fatte finora.
Lei è stato sindaco di Melfi, parlamentare, consigliere regionale: come vive questo suo momento puramente “politico”, privo cioè di ruoli di rappresentanza istituzionale?
Come un momento di servizio per il partito. Mi sono sempre identificato e continuo a identificarmi nella nostra “carta dei valori” e mi sento in dovere di dare al partito l’esperienza maturata in questi anni (cosa che avrei fatto comunque, a prescindere dalle “stellette” di coordinatore provinciale).
In quanto coinvolto nell’inchiesta “Rimborsopoli”, lei a suo tempo non si ricandidò. Alla Regione, tuttavia, c’è chi -pur in una posizione simile- occupa comunque ruoli apicali. I 5 Stelle parlano con insistenza di “questione morale”.
Ognuno di noi ha una sua sensibilità, rispetto a queste cose. Io ho subito molto questa vicenda, perché fino ad allora, fino ai 52 anni –avendo scelto da che parte della legalità stare- non avevo mai avuto a che fare con la giustizia, pur con tutti i ruoli ricoperti. Ritrovarmi coinvolto in una storia di questo tipo, con tutta la montatura mediatica che c’è stata, mi ha dato enormemente fastidio, ferendomi profondamente. Guardi, se qualche cosa è stata commessa, e dico “se”, sicuramente è dovuta a una superficialità nella gestione delle cose; superficialità, però, che è derivata da un quadro normativo (forse poco chiaro) e da una prassi consolidata che abbiamo trovato.
“Superficialità” da parte di chi?
Anche da parte nostra, da parte mia… se penso che nella vita io faccio il commercialista e faccio i conti altrui in maniera tignosa e pignola, mentre invece i miei rendiconti non li ho mai nemmeno guardati…beh, su questo io non mi nascondo. Attenzione, però: se una superficialità poi viene interpretata come “il male di tutti i mali”, o “il peggio del peggio”, vuol dire che si è andato troppo oltre il fatto in sé. Io, per dedicarmi ai miei ruoli istituzionali, ho sacrificato il mio lavoro, e in questa vita frenetica (fatta di viaggi a Roma, incontri sul territorio e così via), l’errore ci può stare, è sempre dietro l’angolo, ma si può correggere. Immaginare però di essermi ritrovato, d’amblée, in una situazione del genere, ancora oggi continua a far male. Dopo 52 anni di vita senza ombre, insomma, a qualcuno poteva anche venire in mente di chiamarmi a spiegare certe cose, e forse sarei riuscito a spiegarle con maggiore tranquillità. Mentre oggi mi tocca andare in tribunale, e ci vado con la santa pazienza.
Ma, ripeto, il fatto che gli altri invece governino come la fa sentire?
Come le dicevo, ognuno ha una sua sensibilità. Io non me la sento di tornare lì, ho avuto un momento di stop, ho avuto un bisogno lungo di “decantazione”, prima di tornare a reinterpretare il mio ruolo nella società. Cerco faticosamente di superare il momento, con la consapevolezza che cose del genere possono succedere nella vita di una persona, e che poi col tempo si riuscirà a dimostrare che non c’è stata malafede, né dolo, ammesso che qualcosa ci sia stata. Sono convinto che riuscirò a dimostrare la mia assoluta estraneità a quella situazione. In tutto questo, non mi interrogo su ciò che fanno gli altri, né certamente li critico, anzi, dico che hanno reagito diversamente.
Veniamo alla politica. E’vero ciò che sostengono alcuni (anche di centrodestra), cioè che l’immobilismo della Basilicata è dovuto anche a un certo “consociativismo” dell’opposizione?
Questa cosa mi fa sempre incazzare. Sfido chiunque a trovare un atto, uno solo, che dimostri che da parte mia non ci sia stata una serena opposizione, nel senso di “costruttiva”. Il punto è: se io non posso governare, provo allora a “influenzare”, con idee positive, chi ha in mano il destino dei cittadini, ma devo esercitare anche il ruolo di controllo. Sono stato sempre uno di quelli che ha preteso una netta distinzione del ruolo dell’opposizione da quello della maggioranza, anche e soprattutto nei processi di nomina etc.. Tuttavia, vede, in Basilicata c’è una seria difficoltà a comunicare quello che si fa. E’ una questione sia di media, che di conformazione della nostra terra. Quante persone seguono il dibattito in consiglio regionale?
Però siamo nella stessa Basilicata in cui Colombo riusciva ad arrivare dappertutto, fin nell’ultima contrada!
Colombo però governava! Era l’epoca in cui dava lavoro alle famiglie. Se non ci arrivava lui, c’erano degli “avamposti” locali che comunicavano al suo posto. Noi non abbiamo mai governato.
Ma, realisticamente, crede ancora che il Centrodestra, un giorno, possa governare la Basilicata? QUESTA Basilicata?
E’ molto complicato. Questa è una “terra dei bisogni”, in cui il “fascino del Potere” è troppo forte. Non ne faccio nemmeno una colpa ai cittadini, perché quando hai bisogno… Le faccio un esempio: noi, storicamente, abbiamo avuto difficoltà a reclutare la classe medica (se si escludono sporadiche esperienze della prima ora, come Mariano Pici). E sa perché? Perché quello è un sistema interamente governato da quel potere politico che governa la regione: i direttori generali, le Asl, le carriere… tutte cose che si concretizzano se sei all’interno di un sistema. Ergo, noi non siamo in grado di dare niente a nessuno.
Quindi è un sistema “inscardinabile”...
… che si può scardinare solo se c’è un movimento di popolo che capisce e reagisce. Nel passato, vede, questo sistema riusciva a garantire “la sistemazione”, oggi per forza di cose (le risorse non ci sono più), non ci riesce più, si è indebolito, ed è capace di vendere solo promesse che poi non riesce a mantenere. Spero, pertanto, che la gente tutto questo lo capisca, e decida di testare un altro modello di governo, alternativo a tutto ciò.
In che misura in Basilicata è davvero presente il “familismo”? Spesso si parla di vere e proprie “dinastie” di politici: i Pittella, i Braia/Antezza…
Se il familismo è solo questo, lo ha già enunciato lei. Ma credo che rappresenti anche altro. Vede, i “cerchi magici”, in Basilicata ci sono, è vero, ma li vedo come conseguenze dello “spoil system”, tipiche di un sistema maggioritario, in cui uno si porta dietro i suoi uomini di fiducia. Il problema, però, è che il cittadino dovrebbe capire che se un’Asl non funziona, non è colpa solo del Direttore, ma anche di chi l’ha messo lì. Questo “nesso” però viene a mancare: quando c’è un problema, si tagliano le teste e basta.
A proposito del presunto “consociativismo”, proprio ieri Alfano diceva che voi di Forza Italia siete “la ruota di scorta” del centrosinistra.
Che lo dica Alfano, uno che ha caratterizzato il suo stare in politica in modo molto mercenario, mi fa sorridere. Per la poltrona di ministro, ha tradito la sua storia. Una nota di colore: ricordo ancora quando lo cooptai nella commissione che avrebbe dovuto stilare lo statuto del nascente movimento giovanile di Forza Italia. La sua carriera nazionale praticamente è nata lì. E’ una persona molto capace, ma ha dimostrato di essere affascinato dal Potere.
Berlusconi ha risposto che Forza Italia “non è il taxi di nessuno”. E’ un’affermazione “trasferibile” anche a livello regionale?
Ne sono convinto. Anzi, le dico che l’errore nostro è stato quello di non far crescere la classe dirigente del partito, poiché spesso si cercava di risolvere le situazioni guardandosi intorno. L’idea di allargare i confini del movimento mi è sempre appartenuta, però ho sempre visto con sospetto l’atteggiamento di considerare il nuovo venuto come migliore di chi c’era già. Insomma, quando abbiamo fatto operazioni di “importazione”, abbiamo sicuramente più dato che ricevuto.
Ci regali anche lei un aneddoto su Berlusconi.
Gliene do uno divertente. Nel 2000 -io ero parlamentare, sindaco di Melfi, coordinatore regionale di FI- lui insisteva affinché mi candidassi alla presidenza della Regione. Io non ero molto convinto, e cercavo di “dirottarlo” su Lillino Lamorte, già sottosegretario, persona stimata e credibile. Berlusconi però un giorno mi chiama e mi dice (imita la voce - ndr): «Ma se lo immagina un manifesto con su scritto “Lamorte incontra i cittadini”? Ma chi vuole che ci venga?!?» (risate) La verità è che lui voleva a tutti i costi che mi candidassi io.
Facciamo il gioco dei nomi: Cosimo Latronico.

Grande lavoratore e una bella testa.

Gianni Rosa.

Anche lui un lavoratore, ma con idee non sempre condivisibili.

Dario De Luca.

Un non-politico.

Speranza.

Una persona sincera.

Bubbico?

Magari non ne condividi le idee, ma gli riconosci che in testa un progetto ce l’ha.

De Filippo?

Mmm (lungo silenzio). Un democristiano dell’ultima ora.

Questi ultimi due sono stati suoi diretti avversari alle regionali. Qualche ricordo o aneddoto particolare di quel periodo?
Lei me le tira. Nel 1999 io mi ritrovai a ereditare un progetto di Gianpiero Perri (il mio predecessore alla guida di Forza Italia) che portava all’allargamento a Vito De Filippo, assessore uscente della giunta Dinardo, che voleva rompere con quell’esperienza e passare dall’altra parte.
Vito De Filippo?
Sì. Fu così che organizzai un incontro, in via dell’Umiltà a Roma, a cui parteciparono Scajola (allora segretario nazionale del partito), Vito De Filippo e le persone che lo accompagnavano: Nicola Manfredelli e il compianto Gerardo Nastri. Io invece ero solo, per mantenere l’estremo riserbo. L’incontro con Scajola, durato un’ora, si concluse con una stretta di mano: De Filippo sarebbe stato il candidato presidente del centrodestra alle elezioni regionali del 2000. Il progetto era: lui sarebbe uscito dal centrosinistra tramite una lettera da inviare alla stampa, e poi avrebbe formato un suo movimento civico, autonomo, che noi avremmo sostenuto. Io gli sto dietro per giorni, mantenendo l’assoluto riserbo, ma poi non se ne fa nulla; anzi, vengo a sapere che, secondo un accordo con Antonio Luongo, lui avrebbe ottenuto di diventare vice-presidente della giunta con Bubbico, e poi Presidente la volta successiva. Cosa che poi è accaduta. Anche nel caso di Martorano e Mazzocco… l’aver dialogato con noi, alla fin fine ha fatto loro acquisire più crediti dall’altra parte.
Il sindaco di Potenza, De Luca, dai suoi oppositori è accusato di essere anch’egli, come lei dice di Alfano, “un uomo affascinato dal potere”, perché ha deciso di governare col centrosinistra.
Aver allargato la giunta a gente che fa riferimento a Tizio e Caio del centrosinistra, è stato un errore, una grave responsabilità. Dice di essere “un uomo di centrodestra”, ma con le sue scelte politiche, non sta dando nulla al centrodestra, anzi, sta togliendo al centrodestra. Sarebbe stato meno grave se avesse detto: “Ho cambiato idea”. Tuttavia, a sua parziale discolpa, debbo dire che nella primissima fase i suoi stessi alleati -troppo decisi a mantenere le loro posizioni, rispetto a una nostra richiesta di condivisione delle responsabilità- non l’hanno aiutato a potersi guardare attorno in un ambito politico a lui più congeniale. Ciò può averlo indotto in errore.
Come vede, da esterno, la “scissione” del Pd?
E’ una cosa che Renzi, con le sue continue provocazioni alla sinistra del partito (il ponte di Messina, l’aumento dei contanti: tutte cose che erano scritte nel manifesto elettorale di Berlusconi!), doveva aspettarsi, anzi, sembra proprio che la scissione l’abbia voluta causare lui, solo che è avvenuta in un momento a lui poco congeniale, quello del post referendum costituzionale.
Ma è il momento giusto perché il centrodestra ne possa approfittare?
Ora non c’è più una situazione “bipolare”, ma “quadripolare”, in cui parlare ancora di “maggioritario” diventa difficile. Bisogna capire bene come si vanno a riposizionare determinate situazioni in questo che per me va considerato come un ulteriore momento di transizione: occorre sfruttare l’occasione per fare una buona selezione delle classi dirigenti. Ancora una volta, insomma, non dobbiamo affidarci all’ultimo arrivato. E attenzione a fare i recinti.
Torniamo in Basilicata. L’errore principale di questo governo regionale?
A Pittella ho sempre riconosciuto un grande pragmatismo; per cui, da lucano, la mia aspettativa era quella di vedere un uomo con le idee più chiare, dalle scelte più coraggiose. Ho l’impressione, invece, che lui si sia fatto impantanare dalla “quotidianità”, ripercorrendo lo stesso quadro del passato. Chi governa non dovrebbe mai rincorrere i problemi, che è quello che sta facendo lui.
Il film della sua vita?
“Il Gladiatore”: l’idea di combattere per un ideale, la ricerca di una giustizia.
La canzone?
Sono due. “Child in time” dei Deep Purple e “Hotel California” degli Eagles.
Il libro?
“Il nome della Rosa”, di Umberto Eco.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
“Una persona che ha saputo amare il prossimo”.