pranzoSarli

Rassomiglia un po’ al meteorologo Gaetano Brindisi e un po’ all’attore Lando Buzzanca (specie di profilo). Rocco Sarli, 45 anni, imprenditore potentino, con un passato di assessore ad Abriola (il suo paese natale), attualmente fa parte dello staff di Raffaele Fitto a Bruxelles, occupandosi di rapporti istituzionali.

Qualche giorno fa, al Park Hotel di Potenza, proprio l’eurodeputato pugliese aveva presentato il suo nuovo partito “Direzione Italia”. La serata, in larga parte allestita proprio da Sarli, ha visto una partecipazione notevole di pubblico e volti noti del centrodestra lucano, “come non se ne vedevano dal 2008”, dice lui.
Come giustifica la sua esistenza?
Mi piace definirmi un “costruttore di relazioni profittevoli”. Coltivare relazioni, costruirle, innaffiarle: è la mia specialità. Ovviamente, stiamo parlando di cose lecite, e non di “traffici di influenze”! (Ride) Partendo da zero, insomma, ritengo di aver fatto molte cose, sia come imprenditore, che in politica: alla Regione non sono stato eletto per pochissimi voti, e quelli ottenuti, erano tutti “miei”.
Lei è stato uno dei “Forzisti” della prima ora, e adesso c’è stato il battesimo, anche a Potenza, di “Direzione Italia”, di cui lei è uno dei fondatori.
In Forza Italia entrai nel 1994. Per quanto riguarda il novo partito, sì, a livello regionale gli animatori del dibattito, sin dalla primissima ora, sono stati l’onorevole Latronico, l’onorevole Di Maggio e il sottoscritto.
Quale può essere l’identikit di questo “neonato”?
Il fatto che non abbiamo apprezzato il “Patto del Nazareno”, siglato fra Renzi e Berlusconi. Al Cavaliere cercammo di farlo capire già all’interno di Forza Italia, ma non c’è stato verso. Era un’operazione sbagliata che confondeva gli elettori: l’alleanza si poteva fare, sì, ma solo ed esclusivamente sulle riforme istituzionali e costituzionali, non certo sulla gestione. La stima per Berlusconi, però, rimane.
Quali sono i programmi imminenti di Direzione Italia in Basilicata?
Creare una proposta politica chiara e alternativa al centrosinistra, con gli alleati di sempre: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con Salvini. La prossima settimana ci sarà un incontro: il nostro intento è partire dalle elezioni comunali che ci saranno in una trentina di comuni, costruendo liste, che possono essere anche civiche. Il problema, nei nostri comuni, è che il Pd fa tanto da maggioranza quanto da opposizione! A livello nazionale, invece, vogliamo le primarie (“all’americana”) del centrodestra e una legge elettorale maggioritaria. Debbio constatare, però, che alcuni dei nostri alleati vorrebbero un proporzionale puro, per poi capire come “posizionarsi” la sera dello spoglio. Non è la nostra idea: gli elettori, PRIMA di andare a votare, devono sapere chi li governerà in caso di vittoria, con chi e con quale programma. Il nostro Dna è questo: ridare centralità agli elettori.
Mi diceva di Berlusconi. Lei l’ha conosciuto?
Certamente. Un grande leader carismatico. Ricordo che una volta ero a Palazzo Grazioli insieme a Viceconte (che resta un mio grande amico) e Berlusconi prese e chiamò mia moglie: “Ma come, tuo marito è un così bel ragazzo, e tu lo mandi in giro tutto solo?” (Ride). Essendo stato fondatore, qui in Basilicata, di Forza Italia Giovani, a Palazzo Grazioli ero andato altre volte, in occasione delle riunioni con gli altri coordinatori regionali. Quando, nel 2000, lui pubblicò il libro “L’Italia che ho in mente”, solo io organizzai una ventina di manifestazioni in Basilicata.
Ha spiegato perché Berlusconi l’ha delusa. Chi, del centrodestra lucano, l’ha delusa in questi ultimi 23 anni?
Confermo l’amicizia e la stima col gruppo dirigente che ha guidato il centrodestra in Basilicata; tuttavia, debbo dire che io, dopo 23 anni, sono rimasto fedele e coerente alla mia storia politica. Non amministro nessun ente, e posso ben sbandierare questa cosa. Anzi, quando mi candidai alla Regione, a differenza di altri, mi dimisi da SEL, dove lavoravo in quel momento.
Mi sta dicendo che altri, magari in nome di una qualche postazione, sono venuti meno alla coerenza politica.
Sì.
Quindi è vero che il problema della Basilicata risiede (anche) nell’opposizione?
Anche sì. C’è stato chi prima ha predicato il verbo del centrodestra e poi, con un colpo di coda, tac!, si è ritrovato nel centrosinistra.
Cambiare idea non è legittimo?
Lo è, ci mancherebbe. Tuttavia, chi non ha bisogno di campare di politica, cerca di costruire qualcosa all’interno del suo campo di idee, valori, ideali. Cambiare idea così repentinamente, invece … beh, non mi sembra una cosa politicamente corretta. Massimo rispetto per tutti, ribadisco, ma con Latronico e Di Maggio ci riproponiamo di allestire una piattaforma politica che ricompatti il centrodestra, come alternativa al centrosinistra.
Su cosa vi proponete di lavorare, in primis?
In ambito petrolio, occorre passare dalla distribuzione dei fondi “a pioggia” -o utilizzati come “toppa” per tappare le falle- a un utilizzo “strutturale” degli stessi. Faccio un esempio concreto: ai tempi del Governo Berlusconi del 2001, si parlava della “Lauria-Candela”, intesa come trasversale che doveva congiungere Maratea con Melfi: non si è mai fatta. I fondi strutturali devono servire a cose di questo genere e non a costruire, a profusione, i soliti viali e marciapiedi.
A Bruxelles e a Strasburgo avrà incontrato pure Gianni Pittella.
Sì, parliamo spesso. Persona pragmatica e assai rispettata in Europa.
C’è chi sostiene che i Pittella abbiano “blindato” la Basilicata.
Io non credo. Queste persone sono state votate, e se me lo chiede le dico pure che Marcello Pittella mi sta simpatico. Pur essendo di altra estrazione politica, no, non penso che in Basilicata ci sia una “dittatura”, come sostengono alcuni coi quali magari siamo anche alleati.
Qual è la colpa più grave ravvisabile nell’ “eterno” governo del centrosinistra lucano?
L’assistenzialismo, una cappa da cui dobbiamo uscire. I giovani si devono svegliare: a 23 anni io non ho fatto la domandina alla Fiat! I bandi che sta facendo la Regione, i “CreOpportunità”(sempre se utilizzati con la stessa linearità con la quale sono stati presentati), io li vedo come un’ottima cosa, anche se alcuni aspetti (relativi al discorso “capacità economica”) andrebbero aggiustati. Il reddito minimo d’inserimento, ad esempio, mi piace molto, ma molto meno. Noi del centrodestra, aumentando le royalties dal 7 al 10%, avevamo fatto sì che nascesse la card carburante, una cosa –aggiuntiva- che andava direttamente nelle tasche dei lucani.
Adesso hanno a tolto ai poveri per dare ad altri poveri?
Esatto, e non aiutano certo a uscire dalla soglia di povertà. Il reddito minimo è solo un palliativo. Il povero non la fai uscire dallo stato di bisogno, ma lo tieni, diciamo…

...“sotto lo schiaffo”.
Beh, in fondo sì, anche se io non amo dare definizioni “urlate”, e preferisco sempre il confronto. Non mi piace usare parole “forti” per descrivere un avversario.
Ecco, appunto, facciamo il gioco dei nomi, e facciamolo proprio in ambito Pd. Una definizione per ognuno: Polese.
Pragmatico. Sotto la spinta di Gianni Pittella, è stato bravo a costruire sul territorio la rete di “Prima Persona”.
Lacorazza.
Gran lavoratore e grande appassionato di politica.
Speranza.
Gli riconosco, necessariamente, un’intelligenza politica. Partendo da una piccola città come Potenza, ha saputo costruire un percorso importante. Non glielo puoi non riconoscere.
…ma?
Ma, non ne apprezziamo i “riverberi” in Basilicata. Queste persone avrebbero potuto incidere per il bene dei lucani, e non l’hanno fatto. Dicevamo prima di Marcello Pittella: tutti questi “successi” io non li vedo. Io giro molto in Basilicata e, al di là dei soliti “indicatori” di circostanza, io questo benessere non lo trovo. Anzi, trovo il contrario.
Non a caso si parla molto di spopolamento. Mettiamo che, alla stazione, lei incontra un giovane lucano con la valigia in mano. Si avvicina e gli dice…
“Rimani qui, e metti in campo un’idea imprenditoriale”.
Ma allora tutti dovrebbero fare gli imprenditori?
In un certo senso sì. Voglio dire che oggi si rimane in Basilicata solo in forza di una qualche idea, non certo aspettando il posto in banca o al Comune.
La Basilicata è una terra meritocratica?
Mmm … no. Ma bisogna lo stesso darsi da fare.
Da imprenditore con cosa ha dovuto maggiormente combattere?
L’accesso al credito, poiché non vengo da una famiglia ricca. Ma i problemi li ho superati, con la diplomazia, la serietà, i rapporti lineari e cogliendo le opportunità che man mano saltavano fuori.
Veniamo al Comune di Potenza e alla sua situazione politica… “particolare”.
Le dico subito che c’è qualche consigliere comunale che ci guarda “con interesse”, ma non le dico i nomi. Ciononostante, noi abbiamo il privilegio di osservare con disincanto.
E quindi?
E quindi secondo me, ci deve essere un chiarimento del quadro politico (nel senso di “chi sta con chi”), e poi mettere mano a due/tre cose, sempre all’insegna dell’ormai famoso “bene della città”.
E cioè?
Ammesso e non concesso che i conti siano in ordine, direi il piano trasporti –la cui riduzione sta pesando un po’ a tutti i cittadini- e il centro storico, ormai morente.
Come gli ridiamo ossigeno?
Come hanno fatto a Melfi, assicurando incentivi (magari fiscali, poiché il Comune è in dissesto) a chi apre un’attività in Centro. Bisogna dare un segnale di questo tipo. I potentini, dal canto loro, dovrebbero battere su questa tesi. Oggettivamente, però, non vedo un cambio di rotta, anche se di questa amministrazione mi piace molto lo sforzo, certosino, operato sulla raccolta differenziata.
Lei che è un uomo di centrodestra….
…lo può dire forte! Da 23 anni! Anche se qualcuno mi chiama “fesso” e mi dice “solo tu sei rimasto!” (ride)
Glielo chiedo perché De Luca continua a definirsi un uomo di centrodestra. Lo è ancora?
Secondo me lo è, ma a un certo punto ha capito che se non trovava una “quadra” col centrosinistra, andava a casa. Insomma, non vorrei ripetere la solita solfa…
Quale?
Quella che lui si è messo a governare proprio con quelli che avevano creato il danno. Ma, alla fin fine, è proprio così! Al suo posto io avrei fatto una giunta tecnica di alto livello, a sei, per affrontare subito le tematiche che le dicevo. In un secondo momento, sarebbe toccato poi al consiglio comunale il compito di mandarlo a casa, mettendo da parte quel famoso discorso del “bene della città” (come lo chiamano loro).
Il film che la rappresenta?
“L’attimo fuggente”.
La canzone?
“Napule è”, di Pino Daniele. A Strasburgo, quando facciamo le cene, la canto spesso, e i Polacchi si scialano.
Il Libro?
“Padre ricco, padre povero” di Robert Kiyosachi.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
“Persona perbene”.