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“Con la consegna dello Statuto nelle mani dei sindaci, si avvia quel percorso di conoscenza ed appropriazione della nuova carta fondamentale della Regione in cui si deve coinvolgere necessariamente l’intera collettività territoriale per far cogliere l’importanza di tale strumento e conoscere, appropriarsi e rafforzare diritti e garanzie dei singoli verso la politica e dell’intero apparato amministrativo”.

Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale Francesco Mollica nel corso dell’evento che si è svolto oggi nella sala “Inguscio” della Regione per la consegna del nuovo Statuto della Regione Basilicata ai sindaci.

“Con il nuovo Statuto abbiamo a disposizione uno strumento atteso da tempo e sempre più indispensabile per la nostra comunità – ha detto il presidente della prima Commissione Vito Santarsiero, aprendo i lavori -, in grado di offrire una nuova rappresentazione e un nuovo modo di essere Regione rispetto alla profonda crisi del regionalismo, alle modifiche in atto dell'assetto istituzionale del Paese, al nuovo protagonismo che oggi l'Europa chiede ai territori, e soprattutto rispetto alle nuove sfide poste dalle profonde trasformazioni del tessuto sociale ed economico che richiedono istituzioni riformate, più competitive, moderne ed efficienti oltre che con un rinnovato rapporto con i territori e le sue varie forme di rappresentanza”. “Gli elementi caratterizzanti del nuovo Statuto – ha aggiunto - possono riassumersi nel riconoscimento della nostra identità, nel riconoscimento e nella promozione della tutela dei diritti fondamentali della persona, nella valorizzazione del ruolo del Consiglio regionale, nella previsione di efficaci strumenti di partecipazione, nella introduzione di originali strumenti di programmazione, nella introduzione di strumenti ed organi per migliorare la qualità legislativa e l’efficienza amministrativa”.

“Il nuovo Statuto introduce una novità importante riguardo alla parità di genere. Attualmente nelle riunioni del Consiglio regionale sono l’unica donna e questo non deve più accadere”, ha osservato la vicepresidente della Giunta regionale Flavia Franconi che ha parlato di “una grande innovazione culturale rappresentata da uno Statuto aperto flessibile, non solo focalizzato ai problemi della Basilicata ma che si connette con l'Europa e permetterà alla regione di correre più velocemente”. Ha inoltre evidenziato la necessità di intervenire sul tema della perequazione, perché “gli attuali criteri nazionali determinano una seria penalizzare delle Regioni meridionali, mentre attraverso il meccanismo della perequazione si dovrebbe riportare equilibrio proprio nelle regioni come la Basilicata in cui non sono possibili economie di scala”.

“Il nuovo Statuto – ha detto il presidente dell’Anci Salvatore Adduce – arriva dopo ben 47 anni. Una gestazione estesa nel tempo, un lavoro non semplice per la congiuntura che viviamo, ma del quale bisogna dare atto all’attuale legislatura per il grande risultato conseguito. Quattro le parole chiave: ‘Intesa’, perché bisogna operare quotidianamente con accordi tra Regione ed Enti locali, i soli ad aver contribuito alla diminuzione della spesa pubblica. Il conferimento di funzioni deve avvenire con norme e leggi e con la dovuta copertura finanziaria, altrimenti si compie un attentato alla Costituzione; ‘Partecipazione’, che diviene parte integrante dei processi che la Regione pone in essere mentre gli Enti locali, vero presidio del territorio, devono essere parte attiva della ‘Programmazione’. E’ impensabile pensare allo sviluppo senza il legittimo parere di chi sta alla base dell’intero processo, i Comuni appunto. Infine, ‘Pari dignità’. Non esistono enti sovra o sotto ordinati. Esiste pari capacità di intervento. Il rischio da evitare – ha concluso Adduce – è quello del ritorno ad un neo-centralismo, magari aggiungendo quello regionale allo statale”.

“Con il referendum del 4 dicembre – ha esordito Stelio Mangiameli, direttore dell’Issirfa – Cnr, l’organismo che ha supportato il Consiglio regionale nella redazione del nuovo Statuto - il corpo elettorale ha respinto la spinta centralista del Governo. Occorre trasferire dalla Regione alle Province la funzione amministrativa voluta dai destinatari con un accordo preventivo tra Enti, eliminando gli elementi di frizione che possono scaturire all’interno della Regione che inficiano anche il rapporto con i Comuni. Ora occorre dare concretezza allo Statuto e approvare le leggi necessarie soprattutto in quei settori indispensabili per la crescita e la modernità. Il nuovo Statuto, infatti, è ispirato dalla necessità condivisa di adeguamento dell’organizzazione e del funzionamento della Regione alle profonde trasformazioni sociali, economiche, politiche e istituzionali avvenute negli ultimi venti anni. Il resto è il frutto di un diffuso confronto tra istituzioni e parti sociali. Le principali innovazioni riguardano i principi che delineano l’identità della Regione, la programmazione delle politiche regionali e la partecipazione degli enti locali e della società civile alla vita delle istituzioni regionali. Uno Statuto nell’ottica della piena collaborazione tra Consiglio e Giunta regionali”.

Di uno Statuto “come mezzo per permettere ai Comuni di esercitare a pieno la funzione della programmazione regionale, partecipando ai processi decisionali anche per trasferire al legislatore regionale le condizioni di criticità che vivono le comunità”, ha parlato il sindaco di Tito Graziano Scavone, a parere del quale “con il Consiglio delle autonomie e l'istruttoria pubblica i Comuni sono chiamati ad elevare la loro funzione di programmazione”. Concetto ribadito anche da Antonino Iacoviello, ricercatore dell’Issirfa – Cnr, che ha parlato di uno Statuto “che consente ai Comuni di partecipare alle scelte programmatiche dello sviluppo regionale, di interloquire con la Regione per far arrivare le istanze del territorio, ma anche alla società civile e agli operatori economici di lavorare con il Consiglio regionale per portare la posizione della Regione a livello europeo”.

Presenti all’incontro anche i consiglieri Aurelio Pace, Mario Polese e Luigi Bradascio. Quest’ultimo ha parlato della necessità di “un maggiore raccordo fra il lavoro della Giunta e del Consiglio regionale”, evidenziando che “occorre rivedere anche il numero dei consiglieri perché i territori non sono adeguatamente rappresentati”. Bradascio ha inoltre sottolineato come lo Statuto cerca di declinare principi importanti quali “la solidarietà agli anziani e ai migranti e più in generale l’attenzione alle persone in difficoltà, temi sui quali si misura la civiltà di un popolo”.

“La nuova carta fondamentale della Regione – ha detto il presidente Mollica concludendo i lavori - è un documento largamente condiviso, come denota la maggioranza che lo ha approvato in prima ed in seconda deliberazione, è il frutto di un buon lavoro svolto in Commissione da tutti i consiglieri, anche con la partecipazione dei vari soggetti sociali operanti sul territorio. Così come previsto dagli articoli 78-81, i Comuni le loro unioni e gli enti di area vasta partecipano all’esercizio delle funzioni regionali per il tramite del Consiglio delle autonomie locali. In questo modo si garantisce l’adeguata rappresentanza dei cittadini attraverso i loro più diretti rappresentanti. Il consiglio sarà chiamato ad esprimere pareri sia su atti legislativi che amministrativi, di economia e finanza regionale, su ogni provvedimento finanziario o di programmazione che interessi gli enti locali. In questo modo, la Regione ha scelto un’amministrazione partecipata con l’obbiettivo di giungere ad atti che attengono questioni e problematiche dei territori solo a fronte di una sinergia concordata e diretta. A voi sindaci – ha concluso Mollica - il compito e la responsabilità di divulgare con coscienza e responsabilità, a noi quello di attuare la carta regionale, sollecitando e sostenendo ogni utile iniziativa”.