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Dovrebbe chiedere i danni al Comune, per la foto che campeggia sul sito ufficiale nella pagina della giunta (non le rassomiglia per niente). Donatella Cutro, 35 anni, assessore (eletta in consiglio con i Socialists & Democrats) con deleghe a “Programmazione – Agenda Urbana – Politiche comunitarie – Coesione territoriale – Università e Ricerca – Rapporti con le associazioni – Servizi informatici”, si ritiene comunque una molto poco “in vista”. Sta di fatto che questa è la sua prima, vera, intervista.

Come giustifica la sua esistenza?
Sono una ragazza che svolge la professione di consulente aziendale e che, dopo sei anni, è voluta tornare nella sua città. Il mio percorso “sociale” è iniziato con l’associazione Prima Persona, e tutto pensavo tranne che un giorno mi sarei candidata al Comune. Con quell’associazione, però, ho imparato a conoscere il territorio, e le persone, i loro bisogni. Con la mia candidatura ho quindi inteso rappresentare quella parte di società che ha bisogno di avere voce in capitolo.
Quando è stata nominata in giunta, insieme Carmen Celi, c’è stato chi l’ha definita comunque del “Pd”.
Non lo sono. Anche se alcuni giornalisti mi hanno definita così.
Forse perché lei è nel direttivo di “Prima Persona”, che notoriamente è un’associazione “Pittelliana” e “Polesiana”. La sua pagina “Twitter”, inoltre, è piena di “retweet” del Governatore. Ergo, è “Pittelliana” e “Polesiana” anche lei.
Non mettiamo etichette, per favore. Con Mario c’è un rapporto di stima, affetto e condivisione: siamo contenei e abbiamo vissuto la comune esperienza di stare fuori per poi ritornare e “riappropriarci” di questa città. Lo scatto generazionale che ci proponiamo di suscitare è proprio questo: perché andare via da Potenza?
Ne parliamo tra un attimo, ma prima le rigiro la domanda: perché, pur col percorso che mi ha descritto, non è “una del Pd”?
Perché un partito va vissuto, e prima di arrivarci ci vuole un percorso. Non è automatico il fatto che, essendo amica di Mario, io debba entrare nel Pd insieme a lui, alla stregua di un “pecorone”. Se un giorno dovessi entrarci, sarà perché io ho maturato in me quella decisione. La stessa cosa con la mia consiliatura e poi con l’assessorato: cerco di usare il cervello, e non di seguire gli eventuali diktat di chicchessia.
Il sindaco De Luca è stato accusato, dal centro-destra, di essere un “voltagabbana”, o peggio, perché governa con persone del centrosinistra. Qualche suo elettore, allo stesso modo, l’ha mai accusata di aver “brigato” con un sindaco che continua a definirsi “di destra”?
No. Ma guardi, come ben sa, questo governo cittadino è nato in un certo modo, il discorso dell’anatra zoppa e tutto il resto, ma si è preferito andare avanti nell’interesse della città. E poi, io dico una cosa: ma a Potenza ci sono davvero tutte queste “ideologie”?. Qui ci sono scaramucce che, a mio avviso, sono relative solo alle “postazioni”, e io non ci voglio entrare. Mi scusi, ma le persone che mi hanno votato, cosa dovrebbero pensare di me? Che io me ne stia con le mani in mano solo perché il sindaco è così piuttosto che cosà?! Io credo, invece, che i cittadini abbiano apprezzato la nostra decisione di “fattività”, l’unica percorribile.
Lo sto chiedendo a tutti e lo chiedo anche a lei. Il sindaco De Luca, intervistato sul nostro giornale, ha fatto molto arrabbiare Santarsiero, e altri nel Pd, plaudendo a quei giovani esponenti del centrosinistra “non compromessi col passato”. Ha esagerato, secondo lei?
Io dico questo: mettiamoci nei suoi panni. E’ uno stato d’animo comprensibile in un sindaco che è stato messo così sotto pressione. E’ pur vero, inoltre, che tutte le vicende amministrative che il Comune ha dovuto affrontare, Cotrab, Acta…, oggi pesano, e non è stato facile uscirne fuori. Il sindaco ha da subito, di volta in volta, parlato delle cose che non andavano e anche io -che forse sono l’ultima ruota del carro, non essendo del “partito” etc. (ride)- mi sono fatta coinvolgere in questo processo, che ho apprezzato molto.
Si profila un rimpasto in giunta. Lei si sente “in bilico”?
Guardi, quando sono entrata in giunta, io avevo paura: non è automatico essere in grado di adempiere a una funzione così gravosa. Quindi non è che volevo entrarci a tutti i costi.
E quindi?
E quindi, se dovessi essere sostituita, non me ne farei una malattia. L’importante è che in questi mesi, io abbia lasciato qualcosa di concreto.
C’era un “pensiero” in particolare che la preoccupava, in merito alla cose da fare per la città?
No, la mia era una preoccupazione naturale e generale: quella di essere all’altezza del compito. Per il resto, essendoci –nel mio ambito- un momento di apertura di tutti i programmi nazionali, io sono molto ottimista e propositiva. Io credo che sarà possibile costruire tutti i tasselli perché Potenza, da qui al 2020, sia davvero una … “potenza”. La materia delle mie deleghe è il mio pane quotidiano.
Lei diceva di essere una giovane potentina che ha voluto tornare in città. Perché tutti gli altri, o quasi, non lo fanno?
E’ una cosa che ha inizio col percorso universitario: chi va a studiare fuori, ci resta. A mio avviso bisogna iniziare a costruire dei percorsi formativi che diano anche del lavoro. L’Università sta facendo degli ottimi passi in avanti, ma questo discorso va attivato anche negli istituti professionali, andando a recuperare, di conseguenza, i vecchi mestieri. E’ un fatto di “connessione”, che manca: noi laureiamo i migliori ingegneri, ma poi questi se ne vano perché trovano lavoro altrove e non qui.
E quindi, il discorso degli onnipresenti “baronati”, delle “raccomandazioni”, delle “porte chiuse”, non c’entra nulla con la fuga dei nostri cervelli?
Il fenomeno esisteva e forse esiste ancora, ma io credo che stia scomparendo.
Potenza è una città meritocratica?
Lo deve diventare –e le cose stanno già cambiando- perché altrimenti la città è rovinata. Io direi ai giovani: le opportunità ci sono, andate avanti e non vi fate bloccare dalla paura delle raccomandazioni.
Quindi, giovane potentino, non te ne andare da Potenza perché…
… perché è la tua città e qui ci sono la tua famiglia e le tue radici…
…e il giovane a questo punto risponde: “Sì, ma pure io devo campa’”.
Ma già la Regione sta facendo delle ottime politiche per i giovani. Potenza, dal canto suo, sta cambiando, è una città in movimento. Il Capodanno è un esempio lampante: nessuno ci credeva, ma noi siamo andati dritti sulla nostra strada, ed è stata una grande cosa.
Ma è servito? E se sì, a cosa?
E’ servito, in primis, a credere in noi stessi. Potenza, nel contesto di Matera 2019, può “esistere”!
Come “capitalizzare” questa esperienza?
Nella nostra nuova programmazione c’è una grande attenzione al recupero del nostro patrimonio culturale e artistico. Ci sono già dei dati che parlano di un incremento del turismo su Potenza. Ora occorre mettere a sistema tutte le risorse, anche imprenditoriali, e creare una sinergia.
Da qui al 2020, qual è la “strategia”?
Potenza città dei servizi, polifunzionale. Con tutti gli uffici che abbiamo e che servono tutti coloro che vengono da fuori, dobbiamo diventare la città dell’accoglienza per eccellenza.
Riportando gli uffici in Centro, come chiedono da quelle parti?
Anche no. Cioè, sarebbe giusto crearvi una “centrale” degli uffici comunali, ma quelli regionali, beh, non è riportandoli lì all’improvviso che si risolvono le cose. E’ vero, gli esercizi commerciali hanno subito il contraccolpo di quell’assenza, ma io dico un’altra cosa: perché il Centro non lo facciamo diventare “a misura” di studenti, di giovani? Noi abbiamo l’Università (e un protocollo siglato col Comune): quindi perché non pensare a uno studentato, o a una biblioteca?
Lei dice che Potenza può diventare una città “a misura di giovani”.
Hai voglia!
Su cosa puntare allora?
Oggi si parla molto di “start up”: le misure ci sono. Bisogna poi puntare sulle cooperative sociali, ma anche sul mondo dell’associazionismo: occorre interagire con loro, perché è da quelle realtà che provengono le istanze. Nella nostra programmazione è infatti fondamentale il tema “partecipazione e accessibilità”. Sul tema barriere architettoniche, ad esempio, sto cercando di mettere su un comitato che controlli i progetti, prima che questi diventino effettivi.
Da assessore qual è il miglior risultato che ritiene di aver ottenuto?
Questa programmazione “14-20” (che sarà definita nella sua interezza da qui a un mese), insieme ai progetti europei, sta dando buoni frutti. Prima non c’era l’Ufficio Programmazione, oggi, grazie a Dio, sì. Tutti lo vedono come “un alieno”, ma la programmazione è il cuore di tutto, anche se sembra sempre che io stia lì a rompere le uova nel paniere. Al di là dell’opportunità dei 45 milioni del Fesr che oggi abbiamo, io invece sono quella che intercetta i fondi, come il milione e tre del PON Inclusione. Io sono quella che ha il compito di dire: “Ehi, ci sono questi fondi, non facciamoceli scappare!”. Adesso, per esempio, c’è un bellissimo bando europeo che scade ad aprile: dobbiamo decidere se destinarlo all’immigrazione o alla mobilità sostenibile.
Che Potenza ci aspetta?
Partecipata, pulita, sicura, inclusiva. Una Potenza che vola alto, e che bada ai suoi giovani, favorendo l’auto-imprenditorialità.
Ma il patto di stabilità lo avete sforato o no?
E’ falso. Non c’è stato assolutamente nessuno sforamento. Sono state dette cose assurde; non so se in certi casi si può querelare, ma non servirebbe a nulla, perché ci ha pensato il sindaco a fare chiarezza.
Le autorità anti-corruzione in Italia dicono sempre: attenzione massima ai fondi europei, perché fanno molta “gola”.
Noi non siamo “autorità di gestione” (nel nostro caso lo è la Regione). Noi abbiamo dei fondi che possiamo utilizzare, candidiamo progetti: non vedo proprio un rischio corruzione in tutto questo.
Un difetto che si sente di imputare ai potentini e su cui occorre lavorare?
Mi odieranno per questo. Direi una sorta di apatia, nel senso che hanno bisogno di essere spronati, che si dica loro “Questo è il tuo momento, vivilo!”. A questo si aggiungono un pizzico di invidia sociale e di dietrologia.
Su di lei è stata fatta dietrologia?
Sicuramente, ma non mi scalfisce.
Quante nemiche si è fatta, una volta diventata assessore?
Forse qualcuna. Fortunatamente, però, la politica per me è una parentesi.
Il film preferito?
“La ricerca della Felicità”.
La canzone?
Vasco Rossi, “Un senso”.
Il libro?
“Le città invisibili” di Italo Calvino.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
Che domanda triste. Non saprei, dovrebbe decidere chi ti ama.