pranzoCELI

Il Pd qui (a Potenza), il Pd lì (in Italia), il Pd su (Renzi e la questione leadership) e il Pd giù (le polemiche locali che non fanno bene a chi “lavora”). L’assessore comunale Carmen Celi parla dei diversi “orientamenti” del suo partito, e del giusto “verso” che, nei suoi intenti, dovrebbe prendere la nostra città.

Come giustifica la sua esistenza?
La mia è sicuramente una vita molto intensa: la dedico ai miei affetti più cari, come i miei due figli, al mio lavoro di avvocato, anch’esso una ragione di vita, e alla politica, che non è un mestiere, ma una passione esercitata con spirito di servizio.
Adesso le do io una definizione di Carmen Celi e mi corregga se sbaglio: assessore del comune di Potenza con delega a “Attività Produttive – SUAP – Istituti di Partecipazione – Politiche Giovanili – Pari opportunità”. Esponente della corrente “Defilippiana” del Pd.
Ecco. Vorrei subito chiarire: essere etichettati in una corrente è una cosa tipica lucana. Anche se neofita (in quanto iscrittami circa tre anni fa) io mi sento di appartenere al “Partito Democratico”. Credo molto nella politica di Renzi.
Quindi è una “Renziana”.
Assolutamente sì.
E “Defilippiana” no?
Anche, nel senso che sono vicina al sottosegretario De Filippo, che è colui che mi ha scelta come candidata al Comune di Potenza, e io gli sono molto grata per questo.
Entriamo nel vivo. Su “La Nuova” di stamane, riferendosi al Comune di Potenza, Carretta diceva: «... si è marcata la peggiore esperienza amministrativa fin qui conosciuta».
E’ una sua opinione, ma l’ho già detto in passato: in questo momento Carretta sta manifestando quello che probabilmente è un suo senso di rivalsa nei confronti di questa amministrazione. Di conseguenza, lancia giudizi e invettive che forse sono poco terzi e neutrali. Nel merito, non condivido: questa amministrazione, pur nelle difficoltà del dissesto, sta facendo molte cose. Pertanto, trovo ingiusto questo suo accanirsi su chi sta lavorando molto, anche senza andare di continuo sotto i riflettori.
Carretta –cito testuale -vorrebbe anche «un azzeramento della giunta (magari poi rinominando anche alcuni assessori)» …ma «che non sia un giudizio sugli assessori».
In effetti è contraddittorio, ma negli ultimi due anni e mezzo le contraddizioni del consigliere Carretta sono state più d’una. Ripeto, io non condivido, ma le considerazioni sulla giunta e su un eventuale rimpasto vanno fatte nelle sedi opportune, e non sulle pagine di un quotidiano.
Tra l’altro, di lei si dice che non rischia il posto.
Non mi sono interessata a questa cosa. Posso solo dire che credo in questa amministrazione e in quello che faccio. Chiaramente, poi, le dinamiche politiche possono evolversi, e molto di quello che accadrà qui dipende da ciò che succederà a livello nazionale.
Ma lei riesce a lavorare bene in questo clima?
Si lavora, sì, anche se si lavorerebbe meglio con un partito più coeso, e si paga comunque lo scotto di un segretario regionale che non c’è: la situazione è delicata, e domenica vedremo se il partito resterà unito. Difficile fare pronostici.
La settimana scorsa chiedevo al suo collega assessore comunale, Sergio Potenza, di spiegare al “cittadino della strada” cosa sta succedendo “attorno” alla questione Pd e giunta del Comune di Potenza. Vuol farlo anche lei?
Come dicevo, sulla città di Potenza un po’ si riverberano anche quelle che sono le dinamiche nazionali. C’è l’elezione del Presidente del Consiglio alle porte, e c’è da verificare “l’asset” del partito. Nel momento in cui la segreteria cittadina del Pd deciderà di entrare in giunta, si aprirà una dialettica con il sindaco per verificare in che modo farlo. Ci sarà una direzione cittadina il 20, a quel punto la situazione a livello cittadino dovrebbe sbloccarsi.
A leggere i giornali ultimamente, sul “banco degli imputati”, a vario titolo, sono apparsi di volta in volta Petrone, Sarli e Iudicello. Cominciamo dal primo.
Petrone ha svolto il suo ruolo di presidente del consiglio comunale in maniera super-partes, anzi, poco da “politico” e più da avvocato, cercando di aiutare questa amministrazione ad andare avanti. Le accuse di imparzialità, pertanto, le trovo fuori luogo.
Il segretario cittadino Sarli, invece, è spesso accusato di “invisibilità”.
Io credo invece che stia svolgendo, e bene, il suo ruolo in un momento storico di difficoltà che è immane già di suo. Non lo invidio. E’ il segretario cittadino di un partito che in questo momento in regione “non c’è”, e deve districarsi con modi molto differenti di vedere la città e la politica.
Iudicello? Sembra essere uno di quelli che “scalpitano”…
Ha comunque sostenuto questa amministrazione. Tenga conto che lavorare in una situazione “precaria”, come quella originata dall’elezione di un sindaco di un verso e un consiglio di un altro, non è facile. Occorre un grande senso di responsabilità e credo che il nostro capogruppo l’abbia manifestato chiaramente, cercando di bilanciare diverse linee di pensiero.
Un commento anche sull’ex sindaco Santarsiero, anch’egli del Pd, fra i critici più forti dell’amministrazione De Luca.
Non è stato certo tenero. Gli do il beneficio delle attenuanti, però, perché è stato sindaco per tanti anni ed evidentemente ha un senso del partito molto radicato. Era necessario lavorare per uscire dall’emergenza, e noi l’abbiamo fatto, per questo ritengo necessario da parte sua un “atto di tregua”.
Cioè “Vito dacce tregua”?
Sì, Vito dacci tregua. (ride)
Il sindaco De Luca, intervistato sul nostro giornale, ha fatto molto arrabbiare Santarsiero, e altri nel Pd, parlando di quei giovani esponenti del centrosinistra “non compromessi col passato”. Pur parlando di politica, ha esagerato, secondo lei?
Non ho seguito nel dettaglio la faccenda. Conoscendo il sindaco, però, credo che abbia solo voluto ribadire, come già in passato, la sua riconoscenza verso quei consiglieri che, da subito, lo hanno sostenuto nella sua azione amministrativa, in un momento in cui magari i loro partiti non avevano questa volontà.
Se il Pd avesse una malattia, fra le tante…
… eh sì…
… quale sarebbe?
In questo momento, direi la paura di comandare.
Il Pd?!!?
Sì, non ha la vocazione per essere una forza maggioritaria. Il suo problema è quello di non credere troppo nelle proprie potenzialità, eppure è uno dei pochi partiti in Europa ad avere un consenso così esteso. Dovremmo guardare in grande, cosa che Renzi sa fare molto bene: è lui il nostro leader, e non è bello che il partito in questo momento non lo riconosca. Renzi è l’unico che ci possa traghettare verso traguardi importanti, arginando la deriva populista, dentro e fuori dal Pd. C’è infatti chi sputa nel piatto in cui mangia, regalando ad altri il consenso che dovrebbe essere nostro.
Quindi lei dice al Pd: “Andiamo a comandare”.
Sì! Il Pd ha le caratteristiche per farlo. Quindi sì, andiamo a comandare, ma andiamoci tutti insieme o comunque riconoscendoci in un leader, Renzi, che in questo momento è l’unico possibile.
Veniamo alla città di Potenza. Lei è assessore alle politiche giovanili in una città in cui i giovani se ne vanno.
I giovani se ne vanno, ma è una questione attinente al mondo del lavoro in generale. La politica parla molto DI giovani, ma assai poco CON i giovani: tocca a noi accorciare certe distanze. Dal canto mio -che ritengo questa delega fra le più importanti- sto attivando delle relazioni che portino i giovani a interessarsi delle istituzioni e di politica. Comunque ritengo che a Potenza –pur in presenza di tante criticità- ci sia un forte spirito associazionistico, che non fa sentire i giovani esclusi. Va in questo senso il nostro coinvolgimento dei comitati di quartiere: la partecipazione alle problematiche cittadine è fondamentale. Il mio lavoro indirizzato alla condivisione, ecco, è la cosa che mi appassiona di più e di cui mi sento più orgogliosa.
Come assessore alle attività produttive, cosa la preoccupa, invece, del tessuto cittadino?
Appena insediatami, abbiamo fatto partire (ed eravamo fra i pochi a non averlo ancora fatto), il SUAP (“Sportello unico per le attività produttive”) informatizzato. Si rendeva necessario sveltire le procedure atte ad avviare un’attività commerciale. Fra le nostre priorità c’è poi quella di cerare una nuova zona mercatale: stiamo cercando di reperire i fondi da inserire nella programmazione 2014-2020. C’è anche la possibilità di individuare una nuova area mercatale nel centro storico, per dargli anche più anima.
A questo proposito, le giro la protesta di alcuni ristoratori della zona che parlano con insistenza di “morte” del centro storico.
Io ci vivo, e mi auguro che rinasca al più presto. Probabilmente succederà quando si riuscirà man mano a ri-collocare gli uffici pubblici nella parte vecchia della città.
La risorsa su cui la città potrebbe e dovrebbe potrebbe puntare?
L’artigianato, il recupero degli antichi mestieri. Proprio in questi giorni, insieme al comune di San Chirico Raparo e ad alcune società, abbiamo lanciato il progetto “Una scuola per tutti”, che va in questo senso, oltre che in quello del contrasto all’abbandono e alla dispersione scolastica. Un progetto che guarda molto alle fasce meno abbienti, alle persone con disabilità, alle vittime di bullismo, alle donne vittime di violenza e ai figli di immigrati che incontrano difficoltà a integrarsi.
Qualche settimana fa, Cinzia Marroccoli, presidente di “Telefono Donna”, denunciava sulle nostre pagine una situazione “desolante” che sussisterebbe a Potenza e in Basilicata, in merito ai rapporti uomo-donna, a causa della presenza di molti casi di “sudditanza psicologica” in cui si ritroverebbero le donne. Lei è assessore alla pari opportunità: conferma questo quadro?
Sicuramente non ho accesso al tipo di segnalazioni intrinseche al loro lavoro, ed è una domanda a cui potrebbero meglio risponderle i servizi sociali, ma da donna direi che no, non ho questo sentore. Anzi, trovo le donne potentine –almeno quelle che frequento- molto emancipate e molto poco “suddite”. Sicuramente, però, esistono casi come quelli che lei ha descritto.
Si dice che il rischio in cui incorrono le donne di potere è quello di assumere i tratti maschili. E’ d’accordo?
Dovrebbe chiederlo alle donne di potere.
Lei non lo è?
No, sono una mamma, una moglie, e un assessore ch sta a contatto con i cittadini. Certo, è importante che una donna “di vertice” non perda il proprio “quid” di femminilità, che è un valore aggiunto; tuttavia gli esempi che osservo non mi fanno pensare al contrario.
Potenza è una città “a misura di donna”?
E’ a misura di donna e a misura di uomo. Un difetto che sento di imputare ai potentini è forse la continua tendenza a piangersi addosso. Detto questo, vorrei aggiungere che, fra i primi in Italia, abbiamo attivato lo sportello per le unioni civili. Non ne abbiamo ancora officiata nessuna, ma molta gente viene a chiedere informazioni.
Il suo assessorato sta lavorando sul tema cyber-bullismo, ma i social network hanno anche creato la categoria degli “hater”, degli “odiatori” virtuali. Alcuni politici hanno fatto delle denunce per diffamazione, per cose pubblicate sui loro profili Facebook. Lei com’è messa?
Sono fortunata, non ho mai ricevuto insulti o minacce. Ma so che a qualcun altro è successo. E’ una cosa molto grave.
Il difetto che le rimprovera più spesso suo marito?
Di essere egoista, cioè troppo presa dalle mie cose, e poco presente. Devo dire che all’inizio era un po’ scettico, ma poi mi ha molto aiutata affinché potessi svolgere il mio nuovo ruolo politico.
La domanda che non le ho fatto?
Mi chieda se sono felice (ride).
E’ felice?
Sì, molto.
La canzone preferita?
“La noia” di Vasco.
Il film?
“L’Attimo Fuggente”.
Il libro?
“L’arte di essere fragili” di D’Avenia.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
Oh madonna. Vabè, direi: «Donna dotata di un grande senso della giustizia».
Ma qualcuno potrebbe commentare: “E allora dovevi fare il giudice, non l’assessore!”
(ride). E difatti mi sono laureata in legge. La giustizia e l’equità sono cose che cerco di conseguire ogni giorno.