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Sono anni, se non decenni, che accanto al compagno “Marco”, che continua a essere sempre in mezzo a noi, alla compagna Rita e a tanti altri radicali denuncio il clima invivibile vissuto da migliaia di ospiti delle nostre galere.

Molte di queste denunce sono partite proprio dalle pagine di questo periodico, che coraggiosamente ospita da qualche anno le mie più o meno sconsolate valutazioni in ordine al funzionamento di non poche delle nostre istituzioni. Ebbene, ho avvertito un deciso turbamento nel momento in cui una denuncia fatta da Amnesty International fin dal lontano agosto del 2016, concernente la vita o meglio le migliaia di morti che si susseguono nelle carceri siriane, ha trovato solo oggi seguiti del tutto contenuti e giudizi assolutamente parchi nei mass media e solo in queste ore ha ricevuto una certa notorietà e diffusione, mentre la cd classe politica e di governo si è assolutamente guardata dal richiamare o commentare, sia pure per estrema sintesi, le circostanze salienti di questa grande tragedia siriana, lamentata, denunziata ad altissima voce da chi è stato ospite di quelle maledette prigioni. Si registra quindi la presenza di un vero e proprio muro del silenzio di Trumpiana memoria. Non sono carceri, ma autentici “MATTATOI”, dove nel corso degli anni, milioni di individui hanno subito ogni specie di torture e vessazioni, per vedere poi la morte come l’unica liberazione da tutte le loro sofferenze. Il racconto dell’ex detenuto siriano porta a conoscenza di chi dovrebbe sentire, capire, intervenire tutto il male possibile, elevato a sistema, da cui è dominato in SIRIA anche il pianeta Giustizia. Quello che è ancora più grave è che la denuncia di Amnesty non sia stata calata in un’arretrata nazione sud americana oppure nella antidemocratica Corea del nord. Signori la denuncia in questione ha preso corpo nella presunta civile ed altrettanto presunta democratica Italia. Della stessa sembra che i big della cultura e dell’informazione -salvo contenute eccezioni- se ne siano assolutamente impippati. La stessa totale afasia sui problemi dei detenuti, stranieri o italiani, si è registrata nel corso della lunga riunione della direzione del Pd, propedeutica alla celebrazione del prossimo congresso di quel partito, che a ogni piè sospinto si riempie la bocca dei concetti di giustizia e legalità. Ebbene da parte di ognuno o quasi dei tanti big intervenuti si è premessa e sottolineata la necessità di un maggiore vicinanza del partito ai problemi dei cittadini, di una migliore relazione con i problemi del popolo, indicandosi anche gli strumenti necessari per dare attuazione a tali obiettivi. Non un fiato, neppure piccolo per gli annosi ed ormai incancreniti problemi del mondo carcerario, salvo una brevissima toccata e fuga per la riforma -in corso di approvazione- dell’ordinamento penitenziario. Eppure il Pd è allo stato il principale partito dell’attuale maggioranza di governo e ha tra i suoi principali punti di riferimento proprio l’attuale Ministro della Giustizia, ORLANDO, che pure ha parlato dei problemi della scuola, del lavoro, della sicurezza, obliterando però totalmente ogni considerazione relativa al principale problema vissuto dal suo Ministero della giustizia, che è proprio quello del funzionamento delle carceri nel nostro Paese. Vi chiedete quali potrebbero essere i motivi a monte di questa generale e diffusa indifferenza di gran parte della politica per i problemi di migliaia di esseri umani. Una delle possibili risposte è che occuparsi dei detenuti, dei derelitti e della migliaia di famiglie che vivono quei problemi non è una cosa che renda sotto il profilo dei voti, che sono poi l’unica cosa che interessa ai politici di razza. Un povero detenuto non può certo contribuire alle spese elettorali, non può essere indicato come presente fra i cortigiani del momento ed è uno che non ha voce, anche se spesso chiunque può sentirli urlare al mondo le loro disperazioni. Se infatti nelle carceri di tutto il mondo ed in quelle italiane in particolare gira da anni il titolo di un importante film del passato -“Il silenzio degli innocenti”- bisogna dire che in Siria come in Italia non mancano le urla disperate dei tanti detenuti, molti dei quali innocenti ma ad ascoltarle siamo in pochi, perchè i politici di razza hanno “ALTRO DA FARE”.