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Si è tenuto stamattina presso il Consiglio regionale di Basilicata un interessante convegno dal titolo 'L’amministrazione di sostegno e la legislazione del “Dopo di noi”: una contaminazione possibile a vantaggio del debole?'. Si è discusso contestualmente della tematica della legislazione “Dopo di noi” e del connesso regime fiscale; c’è stata anche la partecipazione di un funzionario dell’Agenza delle Entrate di Potenza.

L’evento, accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Potenza e dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e Dottori Contabili di Potenza e Lagonegro è stato moderato dalla Consigliera regionale di Parità, l’avvocata Ivana Pipponzi, che ai nostri taccuini ha dichiarato: “Personalmente, oltre a plaudire alla legge del Dopo di noi, ritengo utile far conoscere e sensibilizzare sullo spinoso problema della tutela delle persone disabili, quando le stesse rimarranno senza i genitori o i parenti che si possano occupare di loro. È senza dubbio una legge che promuove la parità. Uno sguardo, inoltre, deve essere rivolto sempre alle donne che si occupano delle persone disabili del proprio nucleo familiare; donne per cui è difficile e arduo coniugare la vita privata e la cura delle famiglie con il lavoro. Non dimentichiamo che proprio questa è una delle cause che portano tante donne a rinunciare al lavoro ed è tra i principali motivi per cui esse chiedono le dimissioni”. Tra i relatori l’avv. Marina Rizzo, GOT presso il Tribunale Civile di Potenza che ha proposto la sua esperienza quale giudice tutelare, il dott. Lucio Lecce, Commercialista ed esperto di fiscalità del Terzo Settore e l’avv. Francesca Sassano del Foro di Potenza, che in un’approfondita riflessione ha rimarcato: “Analizzando la nuova disciplina normativa del “Dopo di noi”, vi sono alcune ipotesi in cui appare possibile la commistione o il necessario incontro con l’istituto della amministrazione di sostegno. Se ne è parlato nella costituzione di un trust, un istituto giuridico con cui una o più persone trasferiscono beni e diritti al trustee (gestore), il quale assume l’obbligo di amministrarli nell’interesse di uno o più beneficiari o per un fine determinato. Peraltro, vale evidenziare che la materia si rivela più complessa alla luce della considerazione preliminare che la necessità di provvedere alle esigenze dei soggetti economicamente o personalmente svantaggiati si manifesta in tutta la sua evidenza con riferimento alla previsione del decesso delle persone normalmente deputate alla loro assistenza; sicché, essa viene inevitabilmente a intersecarsi con quella della individuazione della strumentazione ad hoc per la collocazione dei beni in vista dell’evento morte. Tale strumentazione, che ricomprende tra gli altri il contratto di assicurazione sulla vita, la rendita vitalizia a favore di terzo, i contratti bancari di conto corrente a firma congiunta, è stata considerata quale alternativa ai trust. La coesistenza nella prassi delle due figure, trustee e protector, ha finito col determinare una sorta di specializzazione delle funzioni dell’uno e dell’altro nel senso che al primo spetta sostanzialmente la gestione patrimoniale mentre al secondo la cura della persona dell’infermo. La finalità della nuova legge, che prevede la possibilità “non segregata” di vita del soggetto debole anche privo di sostegno dei familiari, necessita ancora di più del supporto dell’amministratore di sostegno, in tutte quelle scelte che un percorso di vita di media e di lunga durata deve prevedere. L’autonomia è un obiettivo che non può realizzarsi senza sostegno che colmi quello che manca, vi deve essere una mano invisibile ma adeguata che sorregga, anche da lontano il percorso di ogni soggetto debole. La misura della civiltà di un popolo di vedere nelle regole e nella loro applicazione a tutela dei deboli, illudersi che un soggetto disabile abbia la stesse chance di uno abile è una visione miope di percorso. Ipotizzare che, invece, queste chance possano venire dall’esterno, dall’amministrazione di sostegno, significa realizzare il sogno di non perdere spazi, affetti, abitudini solo perché si è diversamente abili”. L’occasione è stata utile anche per annunciare che la Terza Commissione Consiliare è a lavoro per redigere una Legge Regionale sul Dopo di Noi, che miri al rafforzamento dell’autonomia dei singoli soggetti e al contrasto di qualsivoglia forma di disparità.