pranzoSergioPotenza

 

Si dice che chi è figlio di padre illustre (in questo caso l’onorevole Antonio “Tonino” Potenza), se vuole essere credibile, debba lavorare il doppio degli altri. Sergio Potenza, 46 anni, di professione avvocato, eletto nei Popolari Uniti, è vicesindaco e assessore al Comune capoluogo di regione con delega alle “Opere Pubbliche – Manutenzione immobili comunali – Sicurezza ambienti di lavoro e scolastici – Riqualificazione urbana”. Quel ragionamento di cui sopra, a suo dire, se lo fa ogni santo giorno.

Come giustifica la sua esistenza?

Cercando di essere un buon padre, un buon marito e un buon avvocato, da un lato, e un buon amministratore -concretamente utile alla cittadinanza- dall’altro.
Entriamo subito nel vivo. Situazione al Comune di Potenza: il rimpasto in giunta sì, il rimpasto in giunta no, e poi il Pd, Santarsiero, Iudicello, Sarli, Carretta, Petrone. Spieghi al cittadino cosa sta succedendo.
Come ben sa, nel 2014 abbiamo eletto un sindaco che veniva fuori da un’aggregazione di centro-destra, e un consiglio comunale che veniva fuori da un’altra. A quel punto, si è seguito un modello nazionale: un accordo fra forze politiche diverse, per dar vita a un governo stabile, allo scopo di non perdere fondi comunitari e prospettive per la città...
.. ma ora il Pd passa all’incasso.
Ma il Pd, nei fatti, in giunta c’è GIA’.
Sì, ma c’è chi vuole di più.
Io non lo so se è così. Se è vero quello che si legge sui giornali, lei ha ragione; ma dal canto mio, io vedo una discussione, pur legittima, avviata da un PEZZO del Pd. Tutto questo, però, non ci deve portare fuoristrada: noi amministratori abbiamo il dovere di pensare al bene della città, piuttosto che interessarci a dinamiche che potrebbero sottendere aspettative o “desiderata” di qualcuno.
Lei non si sente in discussione?
Lo siamo sempre. Tutti. Io preferirei, però, che la discussione si spostasse su ciò che uno ha fatto, sui risultati, e non su alchimie politiche incomprensibili al cittadino.
Nell’estate 2015 lei diceva: “Finalmente Santarsiero si è rivelato nemico di Potenza”. Si riferiva a una dichiarazione attribuita all’ex primo cittadino, che avrebbe detto “La Regione Basilicata oggi non deve dare neanche un centesimo all’attuale governo cittadino”. E così lei lo accusava di portare avanti “faide fra correnti”. E’ la sua opinione anche oggi?
Quella mia affermazione va contestualizzata e io non personalizzerei: tuttavia, se uno che ha un mandato politico, invece di appurare quali sono le reali esigenze dei cittadini, si ferma a fare ragionamenti esclusivamente su assetti e organigrammi, fa un errore blu. Trascinare un’amministrazione pubblica in una mera resa dei conti politica, è quanto di più sbagliato. Certi ragionamenti vanno fatti all’interno del partito di appartenenza.
E qui viene il bello: nel Pd c’è un casino.
Guardi che non è proprio così. C’è stato un cambio generazionale, che ha portato alla luce delle persone che hanno avuto un’evoluzione dal punto di vista politico e culturale.
Aridàgli. Il sindaco De Luca, con parole diverse, sul nostro giornale ha detto più o meno la stessa cosa, ma ha parlato di «una ventata di nuovi consiglieri del centrosinistra, che non erano compromessi con il passato e che non si volevano compromettere». E’ scoppiato un putiferio. Secondo lei ha esagerato?
Voglio mantenermi su un discorso politico più generale. La verità è che il vento è cambiato: e i segnali, sia a Potenza che a Matera, ma anche altrove, il cittadino chiamato alle urne, li ha dati inequivocabili. Ci sono delle sacche di sofferenza e delle risposte devono essere date. Tuttavia, mi sia consentito, certi “steccati” presenti nel nostro ultimo ventennio politico, andavano superati.
Quali steccati?
Il doversi raccomandare persino per poter partorire. Un modello, tutto Italiano, ormai vecchio, da cambiare, anche nella testa dei giovani che si rivolgono al politico. Mi capisce?
Tornando a quell’intervista, De Luca parlava anche di un “rapporto malato” con Cotrab.
Di Cotrab una cosa mi riusciva difficile da concepire: tutti quei ragazzi che venivano chiamati a ore con incarichi rinnovabili. Cosa succedeva? Che il giovane precario in questione si sentiva “alla cavezza”, e di conseguenza avvertiva di aver bisogno del politico. Quest’ultimo, poi, poteva anche pensare di farsi ricambiare “il favore”, all’occorrenza. Insomma, i “nuovi schiavi” io non li condivido.
Ma secondo lei, il potentino medio di oggi, cosa si aspetta dalla politica?
Due cose. Uno: vivere in una città degna di questo nome. Due: risposte in termini di lavoro. Noi amministratori dovremmo riflettere su questo. Certo, non vanno persi i servizi, come la Corte di Appello, ma occorre andare oltre, ragionare sugli eventi, sulla qualità della vita, sull’ambiente. Dovremmo ragionare sull’attrattività della città, insomma, evitare che i nostri giovani se ne vadano da Potenza. E’ questo che mi propongo di fare ed è il motivo per cui, glielo voglio proprio dire, faccio il politico pur rimettendoci economicamente. Come avvocato e basta, guadagnavo di più.
Proprio stamane è uscito un comunicato di Giannino Romaniello, in cui si legge “Dopo 36 anni, Parco Aurora finalmente avrà la sua piazza (…) il comitato di quartiere però proponeva di ridurre i costi e di utilizzare il risparmio per altre opere di riqualificazione, realizzare una variante della strada e rendere finalmente funzionale il ponte di Via Di Giura che sbuca in un'isola di traffico”.
Invito Romaniello a documentarsi, prima di parlare, e io posso anche andare da lui per i dettagli. Il progetto di cui parla il consigliere regionale prevede la realizzazione di un parco urbano attrezzatissimo, un intervento infrastrutturale, che in realtà è solo un primo step, una conditio sine qua non, propedeutica proprio al collegamento col parco Baden Powell, attraverso il superamento del rondò. Cosa che è nostra intenzione fare. Ridurre i costi? Non capisco a cosa si riferisca Romaniello. E’ stato fatto un regolare avviso pubblico, prima che mi insediassi, ma se lui ha da darci qualche dritta… io sono in ufficio.
Sempre Romaniello: “E’ un’amministrazione (quella comunale – ndr) che, se da un lato è pronta ad avviare lo sfratto ai ragazzi dell’Anzacresa (centro sociale nel palazzetto ex Coni) in seguito all’acquisto dello stabile da parte del Comune, dall’altro rende la palestra della scuola Giacomo Leopardi un deposito comunale, scatenando la legittima protesta dei cittadini di Rione Lucania”.
Ma è sicuro che tutte ‘ste cose le dica proprio Romaniello???
Sì, in un comunicato stampa di oggi (giovedì – ndr).
Mah!!!...Vabè. Innanzitutto, il palazzetto Coni va restituito –fruibile- alla comunità, rimuovendo eventuali situazioni di pericolo. Dobbiamo fare gli amministratori e non i populisti: ci sono norme che vanno rispettate. Inoltre, proprio stamane ho parlato col presidente del comitato di quartiere di Rione Lucania, Orazio Colangelo, in un un briefing sulla palestra della scuola. Questa necessita di alcuni adeguamenti: mi sono impegnato a capire quali interventi e di quali importi parliamo. Dopodiché, si può pensare di restituirla al quartiere, non solo come palestra, ma anche come centro per la socialità. Inoltre, va tenuto conto di una graduatoria di priorità stilata dalla Regione Basilicata circa certi lavori da fare nelle scuole. A questa noi ci dobbiamo attenere.
Barriere architettoniche: è il caso di dire, uno degli “handicap” di Potenza. Come state operando?
Voglio dire che io posso contare su funzionari di qualità. C’è bisogno di molti soldi, ma stiamo lavorando: penso alle nuove fermate degli autobus concepite per quella necessità. Va detto che il nostro patrimonio immobiliare e infrastrutturale -in alcuni casi anche antico- è quello che è: c’è da fare un crono-programma per superare certi limiti. L’attenzione è molto alta. Un esempio concreto è il marciapiede che ho voluto in Via Cavour o anche quello sotto i porticati di Piazza Prefettura.
Vorrei, se non delle date, almeno delle “deadline” per alcuni lavori in corso: strada che collega l’Unibas di Macchia Romana a Via Cavour.
Sarà consegnata in primavera. Le avverse condizioni meteo hanno bloccato i lavori, e c’è stato un problema circa il reperimento di una sorgente d’acqua che poi è stata ricanalizzata; ma come dicevo, in primavera, Università, Via Cavour e Ospedale saranno collegati.
Lavori sulla piazza alla Stazione Centrale.
Entro l’estate. Abbiamo riqualificato il viale, rifatto i marciapiedi lungo la bretella che nasce in Viale Marconi, realizzato un’area di lunga sosta a ridosso del ponte Musmeci, e riqualificheremo l’area antistante la scale mobili. Un bel biglietto da visita per la città.
Il parco fluviale del Basento.
Abbiamo finito il primo step, e iniziato il secondo, di tre. Il secondo lotto si concluderà in primavera e le do un’anteprima: abbiamo candidato ai fondi ITI (Interventi Territoriali Integrati - ndr) la pista ciclabile attorno al Basento, nel tratto Musmeci-Ponte San Vito.
In città i lavori in atto sono molti, circa una ventina: di cosa si sente maggiormente soddisfatto?
C’è stato un momento in cui nessuno credeva che i cantieri a Potenza potessero partire. Io l’ho fatto, e credo sia una cosa storica, senza falsa modestia. A oggi abbiamo 19 cantieri aperti, e alcuni lavori già conclusi, come la strada di collegamento fra la Potenza-Melfi e Lavangone. Poi sono in atto l’adeguamento della Cappella dei Celestini e della Galleria Civica; la riparazione del ponte di Montereale (un grande intervento, anch’esso epocale, nel cuore della città); la riqualificazione del centro storico (ed è sotto gli occhi di tutti); l’adeguamento della scuola “San Giovanni Bosco” in viale Dante (un’azione di miglioramento alla tenuta sismica); riqualificazione, ristrutturazione e messa in funzione di alcuni impianti sportivi (alcuni già conclusi, come in via Salerno); riqualificazione della palestra “Rotary” a Bucaletto (un progetto di ampliamento); riqualificazione per la “città vivibile” nei rioni e nelle contrade (con giardinetti e aree attrezzate per i bambini). In tutto questo, abbiamo concluso la messa in sicurezza e l’adeguamento degli impianti degli asili nido.
Il totalone?
26 milioni di euro, ma all’atto pratico -fra Iva e media dei ribassi- diventano 13. Il successo dell’assessore, sia chiaro, è un successo della macchina amministrativa.
Però sono tornati i pali in piazza Prefettura.
La questione va affrontata, come dice il sindaco, in un dibattito più ampio. Personalmente, ritengo che a sua tempo sulla piazza andasse fatto un lavoro diverso, di “conservazione”, piuttosto che di stravolgimento; ma ciò non vuol dire che, a ogni cambio di amministrazione, si smonta e si rimonta la piazza.
E quindi dobbiamo tenercela così?
Ci sono queste firme dei cittadini e il dibattito va aperto. Ma, in generale, le cose vanno spiegate: accontentare il cittadino, sempre e comunque, significa cercare il consenso e basta.
Lei è figlio di Antonio Potenza. Più un vantaggio o più uno svantaggio per uno che vuol farsi strada nella vita?
Partiamo da un dato. Io sono orgoglioso di essere suo figlio!
E chi dice il contrario.
No, ci tengo a dirlo, perché lui può anche apparire come un burbero, ma è un uomo di una grande sensibilità e delicatezza, pur essendo stato in politica una vita! Detto questo -e mi creda, non è una banalità- devo aggiungere che lui non ha mai fatto ingerenze nelle mie scelte. Essere suo figlio, tuttavia, ha spesso pesato in maniera negativa, perché io ero visto sempre e comunque come il “raccomandato” o “l’erede” di turno, anche se più di qualcuno poi si è dovuto ricredere sulle mie capacità. In altri momenti, però, essere “il figlio di” è stata anche una cosa positiva, perché mi dava una certa “indentificabilità”. In ogni caso, però, ti senti comunque sotto osservazione: ma te lo devi pure aspettare.
La canzone preferita?
Amo la disco music: “YMCA”.
Il film?
“American Gigolò”, o “Scarface”. Si tratta sempre di ricordi adolescenziali.
Il libro?
“Chi ha paura muore ogni giorno” di Giuseppe Ayala.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
«Un cittadino normale e perbene che ha fatto la sua parte».