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La scorsa settimana sulle colonne del nostro settimanale abbiamo ospitato una lunga intervista al sindaco del capoluogo, l’ing. Dario De Luca (nel riquadro). Le sue dichiarazioni circa le ultime vicende politiche hanno destato non poche reazioni, che abbiamo deciso di raccogliere, nell’edizione odierna.

ALESSANDRO GALELLA (CONSIGLIERE COMUNALE, FRATELLI D’ITALIA): «NON SI TENTI DI TRASFORMARE LA COERENZA IN DIFETTO»
«Ragionerò per punti. In primis, il sindaco De Luca ha parlato di una nostra ipotetica alleanza con Santarsiero. Questa dichiarazione non ha fondamento alcuno. Non siamo alleati al PD e a nessuno dei suoi componenti e vorrei solo ricordare che personalmente come ex capogruppo di Fratelli d’Italia, ho criticato fortemente la gestione Santarsiero, con conferenze stampe plurime per specificare i punti di disaccordo. Ricordo che alla consegna dell’atto ufficiale il PD (della corrente Santarsiero) ha votato la fiducia a De Luca. Di fatto egli stesso si è alleato con i vari Santarsiero, Lovallo, Carretta e Sileo. Ha dichiarato di aver portato una ventata di giovinezza all’interno del consiglio: ma il Pesarini (ex giunta Santarsiero) non è affatto un nuovo volto così come Scarano o Falotico; non si tratta certo di nuove leve ma di consiglieri di lunga data. Ancora una volta chiedo a gran forza, perché mai avremmo dovuto avvicinarci a chi ha portato al fallimento e al dissesto per la cattiva gestione della res publica, la città? In più aggiungo, un’accozzaglia di forze politiche sta accettando di attuare un programma formalizzato da De Luca e Fratelli d’Italia, cioè di destra, grazie al quale si sta liberando da ragnatele delle quali il PD aveva riempito la città. E infine, noi non abbiamo abbandonato il campo e siamo consapevoli della fiducia che ci è stata tributata. Quelle che invocavamo noi non erano dimissioni da “leggere” come una “bandiera bianca” bensì una modalità per evidenziare tutto l’emerso dalla lettura delle carte, cui abbiamo avuto accesso, e a tutti i disastri cui l’amministrazione precedente aveva dato vita. Nel migliore dei modi avremmo voluto tirare fuori il capoluogo dalla palude e quindi distruggere (e non certamente collaborare con) quel sistema sempre e da sempre contestato. Possiamo anche comprendere la spinta al fare, al realizzare, quello che De Luca definisce il programma, e che vorrei sottolineare trattasi del NOSTRO programma, ma noi non ci mettiamo al tavolo con chi è stato protagonista di un disastro cittadino e regionale. Non si tenti di trasformare la coerenza in un difetto, non ci pare corretto».


VITO SANTARSIERO (CONSIGLIERE REGIONALE PD, EX SINDACO): «ANCHE NOI AVREMMO POTUTO GRIDARE ALLO SCANDALO …»
«Usare termini come “Compromesso” con la gestione precedente e “risanamento etico”, significa fare affermazioni sconcertanti. E aggiungo che chi ha lavorato con la precedente amministrazione non ha proprio nulla di cui vergognarsi. Noi, alla nostra comunità, abbiamo lasciato opere e servizi. Il Nodo Complesso, gli interventi strutturali all’ospedale San Carlo, il nuovo cimitero, il Ponte Attrezzato, le scale mobili di via Armellini, i parchi di Viale dell’Europa Unita e quello intitolato a Elisa Claps, gli eventi del Bicentenario e le numerose iniziative culturali che hanno rilanciato l’attenzione sul capoluogo, oltre che gli altri interventi sulle scuole, l’adeguamento della mobilità alle esigenze cittadine, il Piano strutturale Metropolitano, i 1000 alloggi di edilizia sociale (650 realizzati e 300 finanziati), i due lotti di adeguamento del servizio metropolitano su ferro con eliminazione dei sottopassi, i lavori nel Parco Fluviale e via Pretoria, viale Dante, piazza Don Colucci e Don Bosco riqualificate. Pochi sanno, inoltre, che abbiamo lasciato 10 milioni di fondi comunitari ai nostri imprenditori per garantire lavoro ai giovani. E potrei continuare. È mai possibile che tutto ciò debba rappresentare qualcosa di cui vergognarsi? Sarebbe stato facile anche per noi andare a gridare allo scandalo quando abbiamo trovato pignorata la Tesoreria del Comune per 10 miliardi delle vecchie lire. Sapevamo, tuttavia, che il nostro dovere di amministratori era quello di andare avanti per il bene della città, guardando solo al bene della città. Con 150 milioni di euro di cui 35 milioni fuori bilancio ereditati, potevamo fare un dissesto all’anno, volendo stare al tenore della norma. Oggi hanno avuto 35 milioni dalla Regione e aiuti vari dal governo con interventi specifici e continuano a piangere! Tutte le realizzazioni odierne sono state fatte con i fondi del passato, su un programma rimodulato che ha tolto (per fare un esempio) la scuola a Macchia Romana a favore di interventi non certamente prioritari. Assistiamo a circa 10 mln di euro rivenienti da una causa vinta in Consiglio di Stato per i terreni di Macchia Giocoli (somma pagata) e che, stranamente, non si incassano; assistiamo a 8 mln di euro di Fondi disponibili per fare case popolari vinti in un bando nazionale e non utilizzati; a 50 mln di euro per l’edilizia sociale non usati nonostante l’approvazione del Piano Nazionale Città; a 12 mln di euro del secondo lotto dell’asse metropolitano, vinti su Bando Nazionale e persi. E aggiungo che c’è un appalto lasciato aggiudicato per i sottopassi, inutilmente fermo, dopo aver realizzato quello di Angilla Vecchia. Che cosa dovremmo dire noi, di egualmente eclatante, rispetto a tutto ciò? E sulla trasparenza che ha caratterizzato la scelta del Presidente dell’ACTA, affidata a un esterno contro ogni logica, interrogherei i paladini, quando la nostra scelta nella stessa situazione ricadde su validissimi elementi interni al Comune? Che cosa dire di incarichi ad personam, regolarmente contestati da interrogazioni in consiglio comunale? E perché mai si è trasferita l’idea di imbrogli all’interno del progetto per la mobilità sostenibile primaria che faceva registrare nelle sole scale mobili 16.000 passaggi/die e che oggi sono stati ridotti a meno della metà? Il dissesto si poteva evitare e non lo dico io, lo ha detto l’assessore Martoccia che si doveva/poteva scartare e non a caso è stata cacciata via. Per il bene della città avevo condiviso che, sulla base di alcuni punti programmatici chiari, si potesse trovare un’intesa politica nella chiarezza e nella trasparenza. Ma, a questo punto, non ci possono essere intese politiche con la destra o con gli uomini di destra, con i partiti e i rappresentanti della destra, se questa forma di chiarezza e trasparenza non la si vuole usare e si preferisca utilizzare calunnia e disprezzo e continuare negli equivoci. L’errore maggiore deve evitarlo il PD che non può farsi dividere in buoni e cattivi e che soprattutto deve rivendicare con orgoglio la propria storia politica e amministrativa, dedicata a Potenza, ivi compresi i 10 anni dell’amministrazione Santarsiero. Un PD unito può dare tantissimo a questa città, un PD diviso fa il gioco di chi aspira solo a farsi chiamare assessore. Il più bel messaggio che si possa dare è quello di una Giunta a sei, fuori dalle logiche di spartizione e con un programma chiaro».


ROCCO COVIELLO (ASSESORE ALL’AMBIENTE): «DE LUCA HA ATTUATO UN VERO CAMBIAMENTO. E IO NE FACCIO PARTE»
«Vivo la situazione con estrema serenità e con la coscienza a posto, lavorando seriamente e onestamente in una particolare situazione che non ha nulla di conveniente, proprio perché difficilissima. Non dobbiamo dimenticare che si sta parlando di una condizione emergenziale, per la quale c’era necessità di fare fronte comune. Spesso anche nel partito ho tentato di farlo presente, ma non sono stato compreso fino in fondo. La città non si salvava da sola! Non si discute solo ed esclusivamente di posizioni politiche, si tratta(va) di amministrare la città. Ho sposato totalmente la linea, l’idea e il progetto del sindaco De Luca. Sarebbe stato più comodo dimettersi, ma egli ha scelto di farsi carico di una enorme responsabilità. Sulle divergenze di partito io suggerisco: non chiediamo da dove venite, bensì dove andiamo insieme. Potenza è ancora in uno stallo, nell’empasse; il 2017 sarà l’anno decisivo per il risanamento finanziario totale. Vorrei fare anche una riflessione più ampia. Tanti consiglieri (con colori politici distinti) sono amici nella vita e condividono interessi e mantengono buonissimi rapporti quotidiani, io stesso per dire; perché si può fare tutto insieme, meno che amministrare? Non riesco a capirlo. Dal canto nostro, a oggi, abbiamo effettuato una riduzione della spesa corrente rispetto alle entrate del 25%. Se tale provvedimento si fosse applicato in tutte le altre città d’Italia (e ce ne sono altre che vivono congiunture simili e che non garantiscono nemmeno i servizi essenziali), si sarebbero salvate, io credo. È chiaro che abbiamo dovuto chiedere dei sacrifici ai cittadini, tuttavia sono stati effettuati tagli mirati che intaccassero il meno possibile le esigenze primarie. Perché il sindaco doveva andare a casa se la gente gli ha concesso la fiducia? Lavora da mattino a sera, rinunciando peraltro a tutti i benefit, altrimenti previsti. Il centro sinistra l’ha sostenuto perché condivide una serie di temi. Tutti hanno “giocato” sul logoramento e l’incapacità; ma i risultati raggiunti parlano di altro e sono confortanti. La maggioranza ha compreso che si sta facendo un lavoro serio per rimettere la città in sesto; una città, lo ribadisco, in emergenza, che nella sua posizione non esattamente florida vive in modo molto dignitoso, ponendo l’attenzione a tutti i settori, dalla cultura alle infrastrutture, dalle programmazioni e fino alle questioni sociali. Tutto si fa nell’interesse della collettività e in ottemperanza della trasparenza e della terzietà. Chi ha abbandonato non è più protagonista del cambiamento; io potrò dire un giorno di aver contribuito, a mio modo, al risanamento e nei fatti, Potenza sta registrando un miglioramento sensibile al suo interno e sulle questioni strutturali. Non ce l’ho con nessuno e non voglio soffermarmi sulla polemica politica, è chiaro che se si tradissero i principi valoriali che hanno guidato la nostra candidatura e gli obiettivi prefissati, andremmo a casa, ma è pur vero che le contrapposizioni sterili non portano da nessuna parte. Sono convinto che Galella la pensi come me! E a lui lascio questa domanda, cosa viene prima: la città o il partito? Io ho scelto la città. L’interesse generale, prima di tutto».