SOS IMPRESA

L’indagine Eurispes che assegna alla provincia di Potenza un punteggio pari a 74,48 di cosiddetto InPUT (Indice di Permeabilità dell'Usura sul Territorio) che si colloca tra quelli “più allarmanti” tra le province italiane è l’ennesimo segnale di preoccupazione per il fenomeno usura che nel nostro territorio coinvolge famiglie, commercianti e piccoli imprenditori, come è stato denunciato in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario a Potenza.

E’ il commento di Prospero Cassino, presidente di Confesercenti Potenza che ha partecipato oggi a Roma all’incontro con il vice ministro all’Interno Filippo Bubbico promosso da SOS Imprese, l’associazione di Confesercenti nata per contrastare racket e criminalità.
A dieci anni dalla sottoscrizione dell’accordo tra il Ministero dell’Interno, l‘Associazione Bancaria Italiana, le Associazioni di categoria degli operatori economici, per rendere maggiormente proficuo ed operativo, sul versante del contrasto all’usura, il rapporto tra le istituzioni e le banche, fondazioni, associazioni imprenditoriali e di categoria, le associazioni e le fondazioni antiusura, la Rete della Legalità che fa capo a Confesercenti – riferisce Cassino – ha inteso promuovere non soltanto la diffusione di questo strumento, ma soprattutto il potenziamento della sua efficacia al fine di renderlo maggiormente operativo ed attuale nella prevenzione e contrasto all’usura e nel sostegno alle vittime di racket e usura oltre che arginare la penetrazione della criminalità nell’economia legale.
Dopo i primi vent’anni di attività Sos Impresa, fa il bilancio: oltre 10mila le denunce e 200mila i commercianti coinvolti, per un giro d’affari di circa 20 miliardi di euro all’anno. Sos Impresa si è inoltre costituita parte civile in 500 processi che hanno portato a condanne per un totale di 300 anni di carcere.
“Scopo della legge antiusura era prima di tutto – dichiarano Luigi Cuomo e Lino Busà, rappresentanti nazionali dell’associazione – quello di far emergere il reato, ma in questi 20 anni l’efficacia in questo senso è andata lentamente scemando, vedendo incrementarsi soltanto le denunce nei confronti di istituti bancari per l’applicazione di tassi illegali sui finanziamenti”. Secondo l’associazione, a determinare la riduzione del ricorso alla denuncia di comportamenti usurari è stata anche un’azione preventiva che “si è rivelata fallimentare“, la lunghezza dei tempi processuali e la mancanza della certezza della pena, oltre che la carente tutela di coloro che decidono di denunciare”.
L'attualizzazione dell'accordo quadro – continua il presidente di Confesercenti - sarà sicuramente una nuova opportunità che darà maggiori garanzie alle vittime di usura che intendono denunciare per uscire fuori dal tunnel, ed è doveroso in questa fase un pensiero rivolto anche a quegli imprenditori sfortunati che non hanno sopportato l'onta della vergogna di veder chiudere la propria azienda spingendosi sino all'estremo gesto”.
“Auspichiamo quindi, che questo strumento di ingegneria istituzionale, che vede coinvolte in primo piano banche , istituzioni e associazioni, contribuisca a scardinare quel muro di omertà e di accondiscendenza verso i carnefici usurai che spesso spinge le vittime a non denunciare pur di mantenere in piedi la propria attività”.
“L’accordo quadro del 2007 si è rivelato, quando utilizzato, uno strumento efficace per aiutare imprese e cittadini a prevenire il rischio usura e ha aiutato chi ha denunciato il racket e l’usura ad uscire dalle difficoltà, soprattutto con il sistema bancario, dopo la denuncia per questo crediamo sia importante aggiornare l’accordo e rilanciare la sua conoscenza ed il suo utilizzo su tutto il territorio nazionale”. Di qui la necessità di rilanciare la Rete della Legalità messa in piedi oltre che da Sos Impresa da altre associazioni di categoria delle pmi con il vice ministro Filippo Bubbico che ha ribadito il suo impegno a sostegno dei commercianti e titolari di pmi.